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La Western Region Force respinge la “caccia ai serpenti” di Bashagha e il processo ONU

La coalizione di gruppi armati della Libia occidentale, la Western Region Force, che include formazioni provenienti da Zawiya, Tripoli e dalla regione della Montagna Occidentale, ha condannato pubblicamente l’operazione “Snakes Hunting”, caccia ai serpenti, del Ministero dell’Interno nel Governo di Accordo Nazionale (GNA) contro gruppi fuorilegge, trafficanti di esseri umani, carburante e droga. Il sospetto è infatti che l’operazione persegui elementi che fanno parte del gruppo, che accusa il ministro degli Interni, candidato al ruolo di Primo Ministro nel nuovo esecutivo, Fathi Bashagha, di non aver chiarito chi siano esattamente questi “serpenti“.

La coalizione si è spinta alle porte della capitale Tripoli, sotto l’egida del membro del Parlamento di Zawiya, Ali Busriba, per recitare una dichiarazione con cui ha descritto la recente operazione di Bashagha come fasulla, in quanto atta a perseguire interessi politici e contraria alla sovranità libica. Sul posto anche il comandante Muammar Al-Dawi, a capo di una potente formazione armata di Warshefana.

I gruppi armati di Zawiya e del Jabel Al-Gharbi hanno avuto un ruolo fondamentale nel respingere l’offensiva dell’esercito libico del generale Haftar che nell’aprile 2019, ha tentato di eliminare queste milizie fuori dal controllo statale e accusate di complicità con elementi estremisti. Dopo oltre un anno di assedio, le operazioni si sono concluse con un nulla di fatto, dopo aver causato l’uccisione e il ferimento di migliaia di civili, vittime del fuoco tra le due parti.

La dichiarazione delle forze occidentali ha indicato che dopo la riunione dei comuni, dei membri del Parlamento e del Consiglio di Stato nella città di Gabu, è stato deciso di “unificare tutti i battaglioni militari nella regione occidentale, risolvere tutte le controversie precedenti, aprire tutti i percorsi tra le città, combattere il terrorismo, la criminalità, il contrabbando e l’immigrazione clandestina e riportare tutti gli sfollati nelle loro case nella regione occidentale”.

Il gruppo ha chiesto al Consiglio presidenziale di integrare tutti i combattenti che hanno partecipato alle operazioni “Vulcano di Rabbia” nelle istituzioni militari e di sicurezza, secondo i regolamenti e le leggi vigenti.

Le forze occidentali ritengono che le attuali dispute in Libia sono il risultato degli output della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), per non aver scelto figure consensuali in grado di risolvere la crisi, ed hanno chiesto una road map chiara nel raggiungere stabilità e sicurezza, indispenabili per poter condurre le elezioni il prossimo 24 dicembre. La coalizione ha già fatto sapere che rifiuterà eventuali dati non consensuali nella prossima fase.

La Western Region Force Union ha infine invitato il Presidente del Consiglio a comunicare con tutti i membri del Consiglio per formare un nuovo governo di consenso fino alle elezioni. I giovani e i dignitari della regione occidentale, guidati dal deputato Ali Busriba, con il sostegno di eterogenee formazioni armate locali, si dicono promotori di un processo di riconciliazione nazionale. A tal proposito, domenica 31 gennaio, si è tenuto un incontro con alcuni rappresentati della tribù Tebu, nel tantativo di coinvolgere la regione meridionale in questo progetto.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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