I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

La Turchia “tiene in ostaggio” 200mila mascherine italiane, gli Usa portano via 500mila test nella notte dall’Italia

Nell’ora più buia dell’Italia, quando è ancora lontano il picco dei contagi, due notizie sono la doppia faccia della stessa medaglia. Da un lato la Turchia “tiene in ostaggio” 200mila mascherine alla dogana dell’aeroporto di Ankara dal 5 marzo. La Comitec, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe ricevuto dalla Regione Emilia Romagna una commessa urgente per delle mascherine del tipo Fpp2 e Fpp3, con e senza valvola, quelle cioè più efficaci per mettere in sicurezza il personale medico e infermieristico. Il product manager della Comitec parla con la Ege Maske, impresa turca specializzata nel settore. Ne ordina immediatamente 200.000, le paga cache 670.000 euro, e ne ordina altre 300.000, con l’opzione di continuare fino a quando non terminasse l’emergenza. La consegna del primo lotto avviene regolarmente il 4 marzo, ma lì resta: quella notte infatti il governo turco aveva disposto che per l’esportazione di questi presidi ci volesse una autorizzazione del Ministero del Commercio Estero. Da quel giorno è stato un continuo ping pong tra ministeri turchi e lavori diplomatici dell’ambasciata senza però che la situazione si sblocchi in alcun modo. Le mascherine restano in Turchia, certamente con la scusa che possono servire in patria ma forse anche per spingere l’Europa a rivedere le sue posizioni sia su nuovi finanziamenti ad Ankara per la gestione dei profughi sia sull’eventuale appoggio militare contro Damasco in Siria.

Dall’altro lato c’è la notizia – rilanciata dalla rivista Defense One – che nelle scorse ore 500mila tamponi per effettuare i test del coronavirus sono stati esportati ieri dall’Italia alla volta degli Stati Uniti, attraverso la base di Aviano. Sarebbe stato un produttore italiano a fornire lo stock agli Stati Uniti. E questa operazione avverrà ancora nei prossimi giorni di fatto contravvenendo alle disposizioni del decreto che prima si risponde alla domanda interna per questo tipo di dispositivi e test. Ma il problema principale per effettuare tamponi al personale medico non era che non ce n’erano a sufficienza? E’ questa la domanda che sorge spontanea leggendo queste due notizie. Una situazione surreale che mostra un Paese in forte difficoltà nel relazionarsi con gli altri Stati in giro per il mondo.

Condividi questo post

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

Leave Your Comment

Your email address will not be published.*

Forgot Password