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La Turchia sta trascinando la Tunisia in un ‘bel casino’ in Libia

La questione libica sta dividendo la politica tunisina, dopo che la Fratellanza Musulmana ha provato ad utilizzare il territorio tunisino per far arrivare carichi turchi al Governo di Accordo Nazionale (GNA). Tunisi, ed in particolare il suo valico di frontiera di Ras Jedir, è da anni sotto la lente delle investigazioni del pannello degli esperti ONU da quando migliaia di tunisini, attratti dalle possibilità di guadagno, hanno varcato il confine libico per arruolarsi con i gruppi armati del sedicente Stato Islamico (IS). “L’ambiguità e la vaghezza che segnano i legami della Tunisia con la Turchia, in particolare per quanto riguarda il fascicolo libico, approfondiscono i timori dei tunisini di vedere aumentare il sostegno turco alle milizie e ai gruppi terroristici in Libia dal proprio territorio”. Si legge in una dichiarazione congiunta rilasciata sabato dalla maggioranza dei partiti politici tunisini che include tra gli altri la Corrente Popolare, il Partito dei Lavoratori, il Partito Socialista, il movimento Al-Baath, il partito Tunisia Forward e Al-Qotb.

I firmatari respingono fermamente “tutta l’attività turca sul territorio tunisino, volta a sostenere milizie e terroristi, nonché all’invio di mercenari nella vicina Libia”. I partiti hanno anche chiesto “una posizione chiara” contro qualsiasi presenza militare straniera nella regione, dopo che un aereo turco di assistenza medica è atterrato in ritardo giovedì sera all’aeroporto di Djerba-Zarzis nella Tunisia meridionale. Hanno invitato il Presidente della Repubblica, Kais Saied, a prendere una posizione chiara in merito ai tentativi della Turchia di “avere una presenza nella regione” che rappresenta “una minaccia alla sicurezza e alla pace regionali”. Versioni discordanti sono state fornite sull’aereo in questione dalle autorità tunisine. Inizialmente si è detto che l’aereo militare, atterrato a Djerba, stava trasportando assistenza medica in Tunisia nell’ambito della cooperazione internazionale in risposta al COVID-19, mentre la presidenza della Repubblica ha dichiarato, in due comunicati distinti, pubblicati giovedì e venerdì, che il velivolo stava trasportando assistenza medica in Libia e che la Tunisia garantirà la sua consegna dopo aver verificato il contenuto del carico. I media hanno anche ipotizzato che gli aerei turchi fossero inizialmente due e che soltanto uno avrebbe ricevuto l’autorizzazione per la consegna “ai fratelli libici”, solo dopo i controlli da parte della dogana e della polizia tunisina. A tal proposito la coalizione politica Free Destourian Party (PDL) ha annunciato un’interrogazione parlamentare con domande sulla vicenda ai ministri della Salute, dell’Interno, della Difesa Nazionale, degli Esteri e dei trasporti. Il PDL si è inoltre riservata di monitorare le azioni del Governo per tutelare la neutralità e la sovranità nazionale della Tunisia, nonché il principio di non interferenza negli affari interni della Libia.

FOTO – Vista dall’alto di Tripoli

Il partito dei Fratelli Mussulmani in Tunisia, Ennadha, oltre ad essere a capo del Parlamento con il suo leader Rachid Ghannouchi, controlla anche la maggior parte delle compagnie statali ed istituzioni. Sarebbe stata proprio la terza carica dello Stato a fare accordi con Erdogan per garantire il sostegno tunisino nell’aggirare i nuovi controlli della Missione europea EUNAVFORMED Irini, incaricata di monitorare il rispetto dell’embargo sancito dalle risoluzioni delle Nazioni Unite verso la Libia. Tutto ciò dimostra che la Tunisia è pericolosamente coinvolta nel conflitto libico. Nel silenzio dei media tunisini, l’unica attivista a denunciare quanto sta accadendo è l’avvocato Wafa Chedly, costretta a vivere sotto scorta dopo aver denunciato i crimini della Fratellanza. L’avvocato ha sollevato dubbi su Twitter circa il prolungato taglio dell’elettricità a Ras Jedir proprio nel momento in cui il “carico umanitario turco” veniva consegnato ai “fratelli libici”. L’aereo turco non è l’unico episodio sospetto del coinvolgimento tunisino in Libia, per accontentare il sultano Erdogan e l’emiro del Qatar. Domenica 3 maggio, una nave mercantile è arrivata al porto di Tripoli dopo essere partita da Sfax. Due giorni dopo l’inaugurazione di una nuova rotta commerciale tra Libia e Tunisia, il vassello ha scaricato, sotto stretta sorveglianza dei miliziani del GNA, 134 container di attrezzature militari e mediche da parte di Ankara. 

A fine marzo 2019, le autorità tunisine hanno arrestato un esperto delle Nazioni Unite che stava indagando su possibili violazioni dell’embargo verso la Libia, scatenando tensioni diplomatiche tra Tunisi e l’ONU, proprio mentre la Tunisia ospitava il Summit della Lega Araba, nonché un quartetto sulla Libia a cui ha partecipato anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Moncef Kartas è stato trattenuto per “spionaggio per stranieri”, accusa per cui è perfino prevista la condanna a morte. Kartas, di doppia nazionalità tunisina-tedesca, è stato nominato nel 2016 come membro del gruppo degli esperti che riferiscono al Consiglio di Sicurezza, ed era incaricato di indagare su possibili spedizioni di armi in Libia. L’ONU ha insistito a lungo che Kartas godeva dell’immunità diplomatica e ha chiesto alle autorità di rivelare i motivi della sua detenzione. A metà aprile, l’organismo mondiale ha dichiarato che la Tunisia “non è riuscita a fornire una risposta adeguata” in linea con i suoi obblighi legali internazionali. In seguito alle pressioni internazionali che affermavano come la detenzione di Moncef Kartas per falsi motivi e in violazione della sua immunità sollevasse seri interrogativi sullo stato di diritto in Tunisia, il Governo tunisino lo ha rilasciato dopo oltre due mesi di detenzione, indicando tuttavia che le indagini erano ancora in corso. Nessuna prova o giustificazione circa il suo arresto è mai stata resa pubblica.

Il recente sostegno medico e sanitario fornito dalla Turchia attraverso la Tunisia viene visto ancora con più sospetto, da quando lo stesso controverso imam di Tripoli, Sadiq al-Ghariani, ha dichiarato in una recente intervista che il Qatar sta introducendo armi in Libia sottoforma di aiuti umanitari per il COVID-19. Queste armi vengono utilizzate dalle milizie libiche e dai gruppi terroristici nella loro battaglia per la sopravvivenza contro il Libyan National Army (LNA). Secondo le ultime stime della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), dal 1mo maggio, i crescenti attacchi indiscriminati, in gran parte attribuibili alle forze affiliate all’LNA, tra cui Abu Salim, Tajoura, al-Hadba al-Badri, Zanata e Zawit al-Dahmani, hanno provocato numerose vittime civili, danni alle case e altre proprietà civili. Un razzo indiscriminato sarebbe atterrato a poche centinaia di metri del compound che ospita le residenze degli ambasciatori di Italia e Turchia. Temendo nuovi attacchi, la Missione diplomatica delle Filippine ha istallato una enorme bandiera sul tetto della struttura che la ospita in modo di segnalare la sua presenza.

Tra l’1 e l’8 maggio, sono stati uccisi almeno 15 civili e 50 feriti. Il 6 maggio, alcune case sono state bombardate nel quartiere di Abu Salim di Tripoli con almeno una persona uccisa e 27 persone ferite, tra cui quattro bambini e cinque donne. Lo stesso giorno, i razzi hanno colpito diverse case di Tajoura e provocato la morte di tre persone e il ferimento di altre 10 persone, tra cui tre bambini. Il 5 maggio, il bombardamento di case nel quartiere al-Hadba di Tripoli ha ucciso due civili e ferito altri tre, incluso un bambino. Almeno 5 pazienti sono morti negli ospedali di Tarhouna per non poter accedere alle cure di dialisi, in seguito ai bombardamenti della Turchia o del GNA che hanno provocato prolungate interruzioni di corrente. La scorsa settimana, droni in sostegno del GNA hanno anche preso di mira due camion di rifornimento carburante destinati al centro di Bani Walid, dove i civili lamentano la prolungata assenza di elettricità, acqua, nonché la mancanza di carburante e gas da cucina. Mentre assistiamo ad un aumento esponenziale dei bombardamenti sulla capitale, le forze affiliate del GNA hanno dichiarato di preparare un nuovo attacco alla base militare di al-Watiya, mentre il ricercato internazionale, Salah Badi, ha invocato la distruzione dell’aeroporto di Zintan. Sabato alcuni razzi sarebbero caduti anche nel complesso dell’aeroporto di Mitiga, che ospita al suo interno la base logistica della milizia islamista RADA ed una prigione gestita dallo stesso gruppo.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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