I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

La Turchia fornisce addestramento anti-terrorismo alle truppe libiche e la cooperazione militare continua

Le forze armate turche continuano a fornire addestramento antiterrorismo alle forze armate libiche, ha detto martedì il ministero della Difesa nazionale turco. “Come parte dell’accordo di addestramento, assistenza e consulenza militare, continuiamo a fornire addestramento alle forze armate libiche. Il nostro personale sta fornendo ‘addestramento antiterrorismo di base’ ai soldati libici del Comando del Centro di addestramento marittimo comune di Homs“, ha detto il Ministero in un tweet. Il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, ha confermato invece che le forze turche dispiegate in Libia rimarranno nel Paese fino a quando esisterà l’accordo militare bilaterale tra Ankara e Tripoli e finché il governo libico lo richiederà. Salahaldeen Al-Namroush, ministro della Difesa del governo libico a Tripoli, ha annunciato il 27 gennaio 2021 il completamento dell’addestramento di 1.300 membri dell’esercito libico sotto la supervisione delle forze armate turche nei centri di addestramento all’interno della Libia. 

Secondo quanto riferito, la formazione comprende programmi specializzati per elevare il livello del personale dell’esercito libico a standard internazionali in 18 diversi programmi, tra cui la lotta al terrorismo e lo sminamento. Namroush ha rivelato inoltre che circa 1.100 tirocinanti stanno ancora ricevendo addestramento nei centri all’interno della Libia, mentre le accademie militari turche continuano i programmi di addestramento per una parte degli studenti che hanno abbandonato i loro studi presso il college militare che è stato “bombardato dai droni degli Emirati”. Il ministro della Difesa di Tripoli ha aggiunto che sono rientrati a casa circa 1000 soldati libici addestrati nei centri e nelle scuole turche di addestramento terrestre, marittimo e aereo, mentre circa 200 stanno attualmente proseguendo l’addestramento in vari campi all’interno della Turchia.

Alla fine dello scorso dicembre, il parlamento turco ha approvato “l’estensione per 18 mesi dei compiti delle forze turche in Libia“. Il testo del mandato afferma che la durata e la permanenza delle forze turche in Libia, così come il luogo del loro dispiegamento è sotto la decisione del Presidente della Repubblica, “in conformità con i principi fissati dal Presidente in merito all’adozione di tutti i tipi di misure. per eliminare rischi e minacce”. Il 27 novembre 2019, Ankara e Tripoli hanno firmato due memorandum d’intesa: uno sulla cooperazione militare e l’altro in materia di giurisdizione dei confini marittimi dei paesi del Mediterraneo orientale.  Mentre il 23 gennaio 2021, è scaduto il termine di 90 giorni fissato dall’accordo di cessate il fuoco in Libia, firmato il 23 ottobre, nell’ambito delle discussioni del Comitato Militare Congiunto (JMC 5+5) per la partenza di tutti i combattenti stranieri e mercenari dal territorio libico. Ma ad oggi forze russe e turche restano impiegate in tutto il Paese.

L’accordo di cessate il fuoco prevede: 

  1. Il ritiro di tutte le forze dai fronti di combattimento;
  2. Il ritiro di tutti i mercenari e le forze straniere dalla Libia entro 90 giorni dal 23 ottobre;
  3. La sospensione di ogni addestramento delle truppe a livello nazionale e all’estero;
  4. La sospensione di tutti gli accordi internazionali in materia di difesa;
  5. La formazione di una sala operativa congiunta per una forza congiunta di polizia e militare;
  6. L’identificazione e la categorizzazione di tutte le milizie e un meccanismo per la loro reintegrazione (DDR);
  7. Misure di rafforzamento della fiducia riprendendo i viaggi tra la Libia occidentale e orientale;
  8. Porre fine all’incitamento all’odio;
  9. Scambio di prigionieri;
  10. Riorganizzazione delle guardie degli impianti petroliferi (PFG);
  11. Monitoraggio del cessate il fuoco;
  12. Riferire l’accordo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per l’adozione di una risoluzione.

A differenza della Turchia che ha agito apertamente, firmando accordi col Governo libico internazionalmente riconosciuto, la presenza di mercenari sostenuti dalla Russia è stata a lungo negata, ma di recente sono state pubblicate immagini satellitari di una mega trincea costruita dall’esercito orientale di Haftar con il sostegno di mercenari stranieri. In particolare, le immagini mostrano una lunga trincea, che corre nel deserto libico e alcune aree che sembrano campi protetti dove le forze di terra del generale di Bengasi potrebbero trovare una difesa. Alcuni hanno anche ipotizzato che queste trincee possano essere utilizzate per trasportare oro o altre risorse minerali che la Russia avrebbe estratto nel sud della Libia. Un diplomatico ha definito questa linea di separazione “un muro di Berlino nel deserto”: la trincea è osservabile dai satelliti e si estende già per oltre 70 chilometri, da Sirte sulla costa, fino all’aeroporto di Jufra, in mezzo al Paese, dove sono stati schierati una decina di caccia bombardieri russi Mig e Sukhoi, secondo il Dipartimento di Stato USA. La trincea è uno dei motivi per cui “non vediamo alcuna intenzione o movimento da parte delle forze turche o russe di rispettare l’accordo mediato dalle Nazioni Unite”, hanno detto alla CNN fonti dell’intelligence americana. Il ministro della Difesa di Tripoli ha anche chiarito: “Non credo che nessuno che scava una trincea del genere se ne andrà presto“.

Condividi questo post

Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password