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La strada verso la Russia mette pace tra Armenia e Azerbaigian

Si sono tenuti lunedì a Mosca i negoziati tra il leader russo Vladimir Putin, il premier armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev. Le parti si sono incontrate per definire i punti dell’accordo di tregua del 9 novembre, che ha messo fine alla seconda guerra del Nagorno Karabakh, e per decidere quale sarà la situazione d’ora in avanti nel Caucaso meridionale. E sono effettivamente riusciti a decidere qualcosa. A prima vista, sembrerebbe che i risultati dei colloqui a porte chiuse di gennaio, durati quattro ore, siano molto scarsi, perché non sono emersi chiarimenti su tutta una serie di questioni fondamentali.

Senza status e senza restituzioni

Le parti non sono riuscite ad accordarsi sullo status finale del Karabakh. Non si parla più dell’indipendenza della autoproclamata Repubblica, e tuttavia l’Armenia vorrebbe che questa terra abbia uno status “autonomo” all’interno dell’Azerbaigian. Ma Baku, uscita vincitrice dalla seconda guerra del Karabakh e avendo conquistato con la forza gran parte delle Repubblica del Nagorno Karabakh, non è certamente disposta a concedere l’autonomia. Con tutta probabilità tale questione non verrà risolta nemmeno nei prossimi colloqui. I vertici armeni, per determinate cause interne, non possono assolutamente rinunciare a questa richiesta, pur non avendo alcuno strumento di pressione per convincere Ilham Aliyev su tale punto. Dunque sembra che il problema si risolverà da solo man mano che gli eventi si svilupperanno, ossia probabilmente fra cinque anni, quando l’Azerbaigian chiederà il ritiro delle forze di pace russe e si prenderà tutta la parte restante del territorio della Repubblica dell’Artsakh.

Comunque sia, la questione dello status del Karabakh può attendere: ora, dopo la sconfitta dell’Armenia nella guerra, esso ha più che altro un significato simbolico. C’erano però altri punti che invece non potevano aspettare. Ad esempio, c’era la restituzione dei prigionieri di guerra armeni da parte di Ilham Aliyev: soldati e ufficiali che si trovano nelle mani dei militari azeri, i quali, a giudicare dai molti video che circolano, si prendono banalmente gioco di loro. In conformità a uno dei punti del cessate il fuoco, Baku deve ridarli all’Armenia tutti quanti e senza riserve. Tuttavia, Ilham Aliyev interpreta questo punto a modo suo: alcuni armeni catturati non sono prigionieri di guerra, ma terroristi, come per esempio quelli presi dai militari azeri dopo la firma della tregua. L’Azerbaigian ha intenzione di allestire contro di loro un processo che serva da dimostrazione. A conclusione dei colloqui di Mosca, Nikol Pashinyan non è riuscito a convincere Ilham Aliyev a restituire quelle persone. Il premier armeno ha detto: Oggi non abbiamo potuto risolvere la questione dei prigionieri di guerra, che è il punto più sensibile; ci siamo messi d’accordo per continuare il confronto in questa direzione.

Su due direttrici

In buona sostanza, l’unico punto su cui siano riusciti a ottenere un qualche progresso è quello riguardante lo sbloccamento del traffico stradale. Le parti hanno convenuto la costituzione di un cosiddetto gruppo trilaterale a livello di vicepremier, che entro il 30 gennaio dovrà tenere un primo incontro sulla base dei cui risultati verrà formulata la liste delle principali direttrici di lavoro. Sì, anzitutto si parla di un corridoio per i trasporti che unisca la parte centrale dell’Azerbaigian con l’exclave di parte armena, Nakhchivan. Finora non sono state concordate le condizioni per la creazione di tale corridoio: cioè, ad esempio, chi sarà il titolare del terreno su cui passerà la strada (sia per le automobili che per i treni). Si genera così un gran quantità di speculazioni tra la popolazione armena scontenta: coloro che sono indignati per la cessione del Karabakh pensano che Pashinyan sia pronto a cedere ad Aliyev persino una parte di territorio dell’Armenia stessa.

Tuttavia, oltre a ciò la commissione si occuperà anche dell’installazione del trasporto ferroviario (non un corridoio, ma un collegamento vero e proprio) tra Armenia e Russia attraverso il territorio dell’Azerbaigian. Per Erevan questo è sostanzialmente il risultato positivo più significativo delle trattative di Mosca e costituisce la buona notizia, la quale sullo sfondo delle proteste di massa in Armenia era per Nikol Pashinyan vitalmente importante portare a casa dalla capitale russa. Quindi, adesso il premier armeno la sta promuovendo attivamente: La messa in pratica dell’accordo può cambiare l’assetto economico e il volto della nostra regione. E le novità di tipo economico possono portare a nuove garanzie di sicurezzaassicura Pashinyan. A prima vista Pashinyan sembra avere totalmente ragione: la ferrovia è uno dei modi meno costosi per trasportare le merci e al momento attuale l’Armenia non ha un collegamento ferroviario con il suo principale partner commerciale ed economico nonché suo principale mercato estero, cioè la Russia. I piani per la costruzione di una ferrovia attraverso la Georgia non potranno essere realizzati perché Mosca e Tbilisi non riescono a mettersi d’accordo sullo status della tratta che passerebbe dall’Abcasia.

L’apertura del collegamento attraverso l’Azerbaigian darebbe certamente un grosso stimolo allo sviluppo dell’economia armena, il che a sua volta aumenterebbe le sue possibilità nella sfera della sicurezza. Il collegamento converrebbe anche alla Russia perché se effettivamente la tratta verrà unita a quella che va da Nakhchivan a Baku, allora la Russia avrebbe uno sbocco diretto in Turchia. Ci sono comunque due “però” che il “gruppo trilaterale” in via di formazione dovrà ancora chiarire. In primo luogo, chi e con quali denari costruirà questa strada (una parte importante dei binari di questo percorso sono o disfatti o si trovano in condizioni inadeguate). In secondo luogo, l’Azerbaigian come garantirà la sua inviolabilità? Prenderà l’impegno di non chiuderla?

Servirà a tutti?

Sì, il presidente Ilham Aliyev asserisce che la ferrovia conviene non solo all’Armenia e alla Russia. Si tratta di un ambito capace di dare grande dinamismo allo sviluppo della regione e di rafforzare la sicurezza, perché l’apertura di linee di comunicazione per il trasporto risponde agli interessi dei popoli dell’Azerbaigian, dell’Armenia, della Russia e dei nostri vicini. Sono sicuro che i Paesi vicini si uniranno attivamente alla creazione di corridoi di trasporto e alla costituzione di una estesa rete di arterie veicolari nella nostra regione, ha spiegato il presidente azero.

Come “Paesi vicini” forse intendeva Iran e Turchia, due Paesi che non rientrano nel “gruppo trilaterale”, ma che hanno comunque grande interesse verso i risultati del lavoro di quest’ultimo.

Così, Teheran (in estrema preoccupazione per l’esito della seconda guerra del Karabakh) ottiene ulteriori opportunità nell’ambito del corridoio di trasporto Nord-Sud. E Ankara (indispettita dal non essere riuscita a entrare nel formato di trattative sul Karabakh) prende un’entrata sul mercato russo e una ferrovia fino al Caspio. Tuttavia gli interessi, che siano propri o che siano quelli dei vicini, spesso cedono il passo alle convenienze politiche. Ed è per questo motivo tutte le questioni dell’interazione armeno-azera dovranno essere esaminate con cura dal celeberrimo “gruppo trilaterale” congiunto. Occorre non soltanto alle Repubbliche, ma anche alla Russia. Nel risolvere il conflitto del Nagorno Karabakh, Mosca è interessata al fatto che i giocatori esterni non abbiano alcuna possibilità di attizzare i fuochi rimasti dopo di esso, né gli USA né l’Europa e nemmeno la Turchia. Ciò significa che Putin, Aliyev e Pashinyan (o il suo successore nel caso in cui non mantenesse la sua carica) dovranno incontrarsi altre volte. 

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