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La Russia prolunga di fatto la quarantena, ma predispone il ritorno alla normalità

Lunedì 11 maggio, Vladimir Putin ha parlato ai cittadini russi in diretta televisiva, intorno alle ore 16 di Mosca, e lo ha fatto ancora una volta in modalità videoconferenza con ministri, governatori e sindaci anch’essi visibili sugli schermi. La quarantena, definita in Russia “autoisolamento”, è ufficialmente terminata il 12 maggio: sono quindi finiti i giorni “non lavorativi” (come da definizione legislativa) iniziati il 25 marzo. Putin segue lo schema applicato da altri Paesi europei, cioè tornare alla normalità un passo alla volta, senza fretta, per evitare il più possibile il rischio di immediate ricadute.

È finito così il periodo non-lavorativo “unico”, cioè valevole per tutto il Paese; questa settimana i governatori delle singole Regioni e Repubbliche di cui è composta la Federazione Russa decideranno con quali tempistiche effettuare il ripristino delle attività. Putin ha specificato che a livello generale la riapertura riguarda, per il momento, le seguenti attività: edilizia, industria, agricoltura, trasporti, energetica ed estrazioni minerarie. In tutto la Russia permane il divieto di uscire per i cittadini di età superiore ai 65 anni e per coloro che soffrono di malattie croniche.

La prima oblast’ a dichiarare la fine della quarantena già il 12 maggio è stata quella di Murmansk, al confine con Finlandia e Norvegia, subito seguita dalla repubblica autonoma del Tatarstan, 800 chilometri ad est di Mosca, la quale ha consentito agli abitanti di uscire da casa senza l’obbligo di un permesso scritto per recarsi al lavoro o per altri motivi di necessità. Invece Mosca, al comando solitario della classifica del coronavirus con 130mila contagiati e mille deceduti, mantiene l’autoisolamento almeno fino al 31 maggio, pur essendo stato di fatto possibile circolare in maniera abbastanza ragionevole grazie ai permessi elettronici facilmente ottenibili sui siti dell’Amministrazioni comunale. 

L’aumento dei focolai di infezione registrati è stato molto elevato negli ultimi tempi forse grazie al maggior numero di test effettuati, al momento circa 170mila al giorno: Putin intende arrivare a 300mila tamponi quotidiani per individuare in particolare i casi di infezione nascosta. È curioso come alcuni ritengano che i dati siano stati gonfiati ad arte per giustificare le misure coercitive, mentre altri sospettino che i morti da COVID-19 siano molti di più e che le statistiche vengano manipolate al ribasso. Nel frattempo sia il primo ministro Mihail Mishustin che il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov sono risultati positivi al test.

Putin ha anche annunciato un nuovo pacchetto di misure a sostegno dei lavoratori e delle famiglie. La principale novità consiste nell’elargizione di 10mila rubli (circa 125 euro) per ogni figlio da 3 a 16 anni di età, indipendentemente dal livello di reddito della famiglia e con una procedura burocratica semplificata. Vi saranno altre agevolazioni fiscali per le piccole e medie imprese e per i lavoratori autonomi, ai quali verrà restituita parte delle imposte già pagate relative al 2019.

Per il momento non è ancora chiaro come verrà concluso l’anno scolastico: la didattica a distanza è stata ormai implentata, le famiglie si sono abituate ai compiti da fotografare con lo smartphone e da mandare via whatsapp all’insegnante o da caricare sulla pagina apposita del sito della scuola. Fatti salvi gli esami per gli alunni della 9° e 11° classe (quest’ultima paragonabile alla nostra “maturità”), per tutti gli altri la scuola di fatto terminerà la prossima settimana: in tempi normali le scuole chiudono a fine maggio – l’anno scolastico comunque inizia il 1° settembre, quindi il conto dei giorni da passare sui banchi è analogo all’Italia – e quest’anno finiranno un po’ prima, date le circostanze straordinarie.

I russi mantengono il morale ancora alto, ma si sono accorti di alcune contraddizioni nell’applicazione delle regole della quarantena, come il verificarsi di code lunghissime nei sottopassi della metropolitana per il controllo dei documenti e dei pass da parte delle forze dell’ordine: senza poter mantenere la distanza di sicurezza in un ambiente chiuso per minuti interminabili, tutto questo ha ovviamente scatenato grosse polemiche. Inoltre, un sondaggio del VCIOM (Centro russo di studio dell’opinione pubblica) ha mostrato che più del 20% dei russi è insoddisfatto dell’operato del governo contro il coronavirus e del discorso del presidente dell’11 maggio.

Sullo sfondo del numero crescente di infetti da COVID-19, era passata in secondo piano la “guerra dei prezzi” del petrolio. Le conseguenze catastrofiche previste e forse desiderate da alcuni osservatori non si sono verificate, almeno per il momento; ma ormai conosciamo bene lo wishful thinking dei più autorevoli quotidiani in Italia, che per la Russia avevano predetto carestia e anarchia già in occasione delle contro-sanzioni applicate ai produttori agroalimentari europei: e a farne le spese furono invece soltanto gli imprenditori italiani.

Anche il rublo aveva patito il doppio colpo della guerra dei prezzi petroliferi e del blocco delle attività economiche: a partire dal 10 marzo ha tenuto la media di 80 sul cambio rispetto all’euro, il 15% inferiore al suo valore precedente ma pur sempre entro limiti accettabili per il commercio, comunque rallentato in questo periodo per ben altri motivi. E il mercato russo non è nuovo agli sbalzi della sua moneta, dunque è psicologicamente e finanziariamente preparato a reggere per un certo periodo: nel 2014 era passato da un media di 50 rubli per 1 euro a un picco di 84, per poi riassestarsi su un media intorno a 70, schizzando a 90 nel gennaio del 2016.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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