I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

La “politica estera populista” di Biden e Blinken

Sulla stampa americana si è vista recentemente la sigla BY: è il modo in cui hanno cominciato a chiamare in maniera abbreviata il tandem finanziario che guida gli USA, il Biden/Yellen, sul quale insieme al Presidente sale anche il nuovo Segretario al Tesoro nonché ex presidente della Federal Reserve, Janet Yellen. Basandoci su questa esperienza, possiamo alla stessa maniera denominare “BB” il duo che dirige l’attuale politica estera americana? E non si tratterebbe di un ritorno al simpatico nomignolo che veniva dato una volta all’attrice francese Brigitte Bardot, ma di un modo per riferirsi in breve al fatto che adesso alla testa della politica estera degli USA vi è il tandem Biden/Blinken. Questo duo a inizio marzo si è rivolto amichevolmente al pubblico americano, presentando a quest’ultimo e al mondo intero la propria nuova concezione della politica estera degli Stati Uniti.

Blinken ha parlato dal Dipartimento di Stato. Biden, invece, ha presentato una relazione non particolarmente lunga, ma molto fitta, dal titolo “Renewing America’s Advantages. Interim National Security Strategic Guidance” (Il rinnovamento delle prerogative dell’America. Una guida strategica provvisoria alla sicurezza nazionale), nella cui prefazione scrive: Oggi pubblico questa Guida temporanea per esprimere la mia visione del modo in cui l’America interagirà con il mondo (…) Non abbiamo tempo da perdere. La verità pura e semplice è che l’America non può più permettersi di rimanere assente dall’arena mondiale (…) L’America è tornata. La diplomazia è tornata. Le alleanze sono tornate. Ma non ci voltiamo a guardare indietro. Noi, senza girarci, guardiamo al futuro, e raggiungeremo insieme tutto ciò che possiamo raggiungere a beneficio del popolo americano. Abbiamo quindi davanti a noi “in doppia copia” e in formato concentrato la strategia internazionale dell’amministrazione Biden. E allora diamo un’occhiata almeno a grandi linee a questi documenti apparsi all’inizio di marzo del 2021.

Per questioni di rango dovremmo forse cominciare dalla “Guida provvisoria”, e invece lasciamola per dopo, come se fosse una sorta di punto esclamativo che enfatizza l’esposizione delle ambizioni, dei desideri e delle possibilità degli USA nell’arena internazionale, tanto più che lo stesso Blinken ha annunciato così l’uscita del documento presidenziale: “Oggi, più tardi, il presidente Biden condividerà la cosiddetta ‘Guida strategica provvisoria’ sulla nostra sicurezza nazionale e sulla politica estera”.

Foto – Il segretario di Stato Usa Anthony Blinken

Il populismo di Blinken, una parola nuova per la diplomazia americana

E allora vediamo all’inizio cosa ha detto Blinken nel suo primo discorso di politica estera, che lui stesso ha definito “A Foreign Policy for the American People”  (Una politica estera per il popolo americano). Già la definizione stessa è molto interessante. Ci troviamo dentro non poco populismo, tipico dei politici che aspirano al potere piuttosto che dei funzionari statali del livello del Segretario di Stato degli USA. Ciononostante, Blinken si presenta come servitore del popolo americano. Non vi sembra qualcosa di nuovo nella comunicazione politica del capo del Dipartimento di Stato? Analizziamo i punti del suo lungo intervento:

– Cari americani, il mio lavoro è quello di rappresentare gli Stati Uniti nel mondo e lottare per gli interessi e i valori del popolo americano. Quando il presidente Biden mi ha proposto di prendere questo incarico, ho compreso che me lo chiedeva con la convinzione che il mio lavoro è quello di servirvi, di rendere la vostra vita più sicura, creare opportunità per voi e per le vostre famiglie e di superare le crisi globali che determinano sempre di più il vostro futuro.

– Continueremo ad elaborare una più profonda strategia per la sicurezza nazionale nel corso dei prossimi mesi. La “Guida provvisoria” disegna il paesaggio globale per come è visto dall’amministrazione Biden, spiega le priorità della nostra politica estera e in particolare il modo in cui rinnoveremo la forza dell’America per reggere le sfide e per utilizzare le opportunità offerte dai nostri tempi.

– Se svolgeremo correttamente il nostro lavoro, allora lo potrete verificare e potrete vedere il collegamento tra ciò che facciamo nel mondo e gli obiettivi e i valori che espongo qui oggi.

– Abbiamo fissato le priorità della politica estera per l’amministrazione Biden ponendo poche semplici domande:

– Che significato avrà la nostra politica estera per i lavoratori americani e per le loro famiglie?

– Che cosa dobbiamo fare nel mondo per diventare più forti qui all’interno del nostro Paese?

– Che cosa dobbiamo fare nel nostro Paese per diventare più forti in questo mondo?

Le risposte non sono le stesse del 2017 o del 2009.

– Oggi i tempi sono diversi, quindi abbiamo una strategia e un approccio diversi. Non soltanto continueremo l’opera partendo dal punto in cui ci eravamo fermati, come se gli ultimi quattro anni non fossero esistiti, ma guarderemo al mondo con uno sguardo nuovo.

– Anche se i tempi sono cambiati, alcuni principi restano invariati. Uno di essi è la leadership e la partecipazione americana.

– Che ci piaccia o meno, il mondo non si organizza da solo. Quando mancano gli USA, può accadere una di queste due cose: o un altro Paese cerca di occupare il nostro posto, ma non in un modo che promuova i nostri interessi e i nostri valori; oppure va male anche se “non si fa avanti nessuno”, avendosi così il caos con tutti i pericoli connesi. In un caso o nell’altro, per l’America è un male.

– Vi è ancora un altro principio imprescrittibile che consiste per noi nella necessità, più pressante che mai, che i Paesi cooperino fra loro. Nessuno dei problemi che influiscono sulle nostre vite potrebbe essere risolto da un qualunque Stato che agisca da solo, nemmeno da uno potente come gli USA.

Ed ecco il nostro piano.

– Anzitutto, fermeremo il COVID-19 e rafforzeremo la sicurezza globale nel campo della salute pubblica (…)

– In secondo luogo, supereremo la crisi economica e costruiremo un’economia mondiale più stabile e inclusiva. Di fronte a noi abbiamo un compito doppio: sia proteggere gli americani  da una prolungata recessione, sia fornire sicurezza e opportunità al maggior numero possibile di cittadini in una prospettiva di lungo termine (…) Con ciò intendo posti di lavoro dignitosi, entrate buone e uscite inferiori per le spese quotidiane dei lavoratori americani e delle loro famiglie (…) Lotteremo per ogni singolo posto di lavoro in America e per i diritti, per la difesa e per gli interessi di tutti i lavoratori americani.

– Come terza cosa, rinnoveremo la democrazia, perché essa si trova sotto una minaccia. L’ultima relazione del gruppo indipendente di osservatori “Freedom House” fa riflettere: l’autoritarismo e il nazionalismo stanno crescendo in tutto il mondo. I governi stanno diventando meno trasparenti e hanno perduto la fiducia dei popoli. Le elezioni si trasformano sempre più spesso in focolai di violenza. La corruzione è in aumento. E la pandemia ha accelerato molte di queste tendenze.

– La stessa cosa sta accadendo qui, negli Stati Uniti (…) Qui imperversa la disinformazione. Il razzismo strutturale e la diseguaglianza peggiorano la vita di milioni di persone. Appena due mesi fa i nostri leader designati sono stati vittime del violento assedio al Campidoglio. In un senso più largo, gli americani si stanno sempre più polarizzando (…)

– Il rafforzamento della nostra democrazia rappresenta un imperativo per la politica estera. In caso contrario, faremo direttamente il gioco di avversari e concorrenti come Russia e Cina, i quali sfruttano qualunque occasione per seminare il dubbio dentro la nostra democrazia.

– La questione non è se supporteremo la democrazia in tutto il mondo, ma come lo faremo (…) Stimoleremo i comportamenti democratici, ma non promuoveremo la democrazia attraverso costosi interventi militari o mediante tentativi di rovesciamento di regimi autoritari con l’uso della forza. Abbiamo già sperimentato questa tattica in passato: per quanto le intenzioni fossero buone, non hanno funzionato, ma hanno screditato la promozione della democrazia e hanno buttato via la fiducia del popolo americano.

– Quarto punto, lavoreremo sulla creazione di un sistema di immigrazione umano ed efficace (…) Una delle componenti più importanti della nostra identità nazionale è il fatto di essere un Paese di immigrati (…) Negli ultimi anni ci siamo discostati da questa parte di noi stessi, ma vi dobbiamo ritornare.

– Numero cinque, attiveremo i contatti coi nostri partner e alleati. Le nostre alleanze sono ciò che i militari chiamano “forze di moltiplicazione”. Rappresentano il nostro valore unico (…) Dobbiamo quindi dare un’accelerata per ristabilire il contatto coi nostri amici e alleati e forgiare nuovamente quelle relazioni di partenariato che erano state messe in piedi molti anni fa, al fine di adeguarle alle sfide di oggi e di domani. Vi rientrano i Paesi dell’Europa e dell’Asia che sono stati i nostri amici più stretti nel corso di decenni, così come i partner vecchi e nuovi di Africa, Medio Oriente e America Latina.

– Numero sei, lotteremo contro la crisi climatica e realizzeremo una rivoluzione nella sfera delle energie green (…).

– Punto numero sette, rafforzeremo il nostro primato nel campo delle tecnologie (…).

– Punto numero otto, riusciremo ad avere successo nella maggiore sfida geopolitica del 21esimo secolo: il nostro rapporto con la Cina. Alcuni Paesi ci mettono a dura prova, citiamo la Russia, l’Iran e la Corea del Nord, e dobbiamo avere a che fare con crisi severe come quella nello Yemen, in Etiopia e in Myanmar, ma il problema che pone la Cina è di diverso tipo.

– La Cina è l’unico Stato a detenere una potenza economica, diplomatica, militare e tecnologica tale da poter lanciare una sfida al sistema internazionale aperto e stabile e a tutte quelle regole, quei valori e quei rapporti che fanno in modo che il mondo giri nel verso che vogliamo noi, perché esso, alla fin fine, serve gli interessi e riflette i valori del popolo americano. (Ecco l’ammissione che cancella tutti i passaggi demagogici formulati in questo discorso del Segretario di Stato americano Blinken: “Fare in modo che il mondo giri nel verso che vogliamo noi”! – “Make the world work the way we want it to”! “Eccezionalismo” ed “egemonismo” USA appaiono nuovamente in tutto il loro splendore, S.F.).

– Sono le otto priorità di politica estera dell’amministrazione Biden (…) e sono le priorità più urgenti, con le quali dobbiamo ottenere un progresso rapido e persistente.

– Come ha promesso il Presidente, al primo posto vi sarà sempre la diplomazia, non le azioni militari (…) Gli americani giustamente temono gli interventi militari USA di lungo termine all’estero.

– Certamente non ci fermeremo mai di fronte all’uso della forza, se sul campo vi saranno le vite e gli interessi vitali degli americani.

– Quando in futuro saremo in condizione di dover intraprendere azioni militari, allora lo faremo solamente se gli obbiettivi e la missione saranno chiari e raggiungibili, se saranno conformi ai nostri valori e alle nostre leggi e con il consenso consapevole del popolo americano. E lo faremo di concerto con la diplomazia.

– La nostra merce più preziosa in quanto nazione sono le nostre risorse umane.

– La politica estera dell’amministrazione Biden rifletterà i nostri valori.

– Noi serviamo il popolo americano. E faremo tutto il possibile affinché voi siate orgogliosi.

…Che cosa troviamo maggiormente nel discorso di Blinken?  Secondo Sergey Filatov, osservatore della rivista “Mezhdunardonya Zhizn – The International Affairs”, si rintracciano populismo, desiderio di piacere al pubblico oppure allusioni al fatto che la politica estera USA dovrà patire dei cambiamenti significativi relativamente alla complicata situazione interna, che lo stesso Segretario di Stato ha descritto così: “gli americani si stanno sempre più polarizzando…”? Sembra che ci sia un po’ di tutto, e si tratta di una miscela esplosiva. Possiamo ipotizzare che Biden e la sua amministrazione non siano sicuri di avere le spalle coperte in patria? Loro stessi vedono come è spaccata la società, sentono la voce di Trump, che ha appena fatto il suo discorso alla Conferenza dei conservatori, ma che è stato, forse con terrore, immediatamente cancellato da tutte le possibili fonti di informazione di massa che lavorano “sotto i democratici”, compreso YouTube. I democratici, i quali si appellano “a tutto il popolo”, hanno forse paura di qualcosa? Si ha l’impressione che Blinken si sia rivolto al pubblico come se stesse supplicando una chance di realizzare la “volontà delle masse”. Non si è sforzato troppo di piacere agli americani con la sua nuova narrazione? Non ha esagerato con le argomentazioni? È compito del Segretario di Stato valutare la politica interna e occuparsi di populismo? Perché in effetti potrebbe sembrare che ora senza la politica interna, gli USA non riescano a fare nemmeno quella estera. Poi sorge la questione della tenuta delle posizioni americane nel mondo con una tale situazione interna del Paese, qualunque sia la maniera con cui venga formulata. Nel complesso, le rivelazioni del Segretario di Stato riportano alla mente quella che era la “glasnost”, quando cominciò la crisi profonda della società sovietica e molte cose, passando a un lessico nuovo, iniziarono a essere chiamate col loro nome.

Biden: un discorso sincero

Adesso rivolgiamo la nostra attenzione al documento firmato dallo stesso Biden e annunciato all’inizio della nostra chiosa, il “Renewing America’s Advantages. Interim National Security Strategic Guidance” (Il rinnovamento delle prerogative dell’America. Una guida strategica provvisoria alla sicurezza nazionale). Lo sapete da dove comincia il Presidente degli Stati Uniti in questo documento? Da un’affermazione che cancella istantaneamente tutte le belle parole di Blinken, quasi come se il Segretario di Stato non fosse stato al corrente del contenuto del messaggio di Biden ai lettori, pubblicato proprio in apertura della “Guida provvisoria”. Magari davvero non lo hanno informato… magari quello che il “POTUS” esprime a suo nome non deve fino a una certa data essere conosciuto dal Segretario di Stato?

D’altro canto Biden non si è risparmiato il piacere di scrivere in un certo passo, proprio all’inizio della “Guida”, quanto segue: “Una frase di importanza cruciale è questa: gli Stati Uniti devono rinnovare le proprie prerogative per poter affrontare le sfide di oggi da una posizione di forza (“so that we can meet today’s challenges from a position of strength”). Noi miglioreremo le nostri basi economiche; ci riapproprieremo del nostro posto nelle organizzazioni internazionali; innalzeremo i nostri valori in patria e li difenderemo (i valori americani, S.F.) in tutto il mondo; modernizzeremo le nostre capacità militari, saremo i primi nella sfera diplomatica e ridaremo vita all’impareggiabile rete di alleanze e collaborazioni dell’America”. Si noti che questo documento non è certo un omaggio al pubblico, ma un impegnativo piano strategico degli USA sotto l’amministrazione Biden, o quanto meno una prima bozza di esso.

Vediamo subito che in questo documento strategico il nome della Russia viene fatto cinque volte, e quello della Cina quindici volte, tra l’altro in chiave negativa pressocché ovunque. Certamente non è stato Biden a scrivere il testo, ma è chiaro che la sua esperienza decennale negli affari internazionali deve aver influito sul contenuto del documento e sulle sue sfumature. Osserviamole più da vicino.

Biden parte da considerazioni generali di carattere filosofico per poi passare alle missioni fondamentali della sua amministrazione, sottolineando intenzionalmente già nei primi capoversi che “sotto l’amministrazione Biden-Harris l’America è tornata” (And under the Biden-Harris Administration, America is back). Che l’America fosse tornata, Biden lo aveva già detto diverse volte, ma il ritorno proprio sotto la guida del duo Biden-Harris è una formula nuova, che richiama alla mente quando in precedenza uno dei Presidenti aveva etichettato il suo governo con due nomi, il suo e quello del Vicepresidente. Si tratta del desidero di dimostrare unità all’interno della squadra? o è un’allusione al fatto che Kamala Harris, in caso di necessità, potrebbe “ricevere le insegne” e proseguire sulla strada tracciata da Biden? Eppure proprio recentissimamente, nell’interesse della segretezza, hanno evitato con perizia di non informarla sulla preparazione del bombardamento in Siria sulle posizioni dei “belligeranti per procura” iraniani. Insomma, proprio un inizio interessante…

Foto – Il presidente Joe Biden con la sua vice Kamala Harris

E allora vediamo alcuni passaggi del testo di Biden:

– Non possiamo fare finta di poter riportare il mondo a quello che era 75, 30 o appena 4 anni fa. Non possiamo semplicemente ritornare a ciò che avevamo una volta. In politica estera e nella sicurezza nazionale, così come nella politica interna, noi dobbiamo delineare un nuovo corso (Tornare semplice a Roosevelt con questo “nuovo corso”, S.F.).

– Le pandemie e gli altri rischi biologici, l’escalation della crisi climatica, le minacce cyber e digitali, gli sconvolgimenti economici internazionali, le prolungate crisi umanitarie, gli estremismi violenti e il terrorismo, nonché la diffusione degli armamenti nucleari e di altri tipi di armi di distruzione di massa: tutto ciò costituisce un serio problema e in certi casi un pericolo alla stessa esistenza.

– Nessuna nazione da sola potrebbe risolvere questi problemi con efficacia, e nessuno di questi problemi potrebbe essere risolto con efficacia senza la partecipazione degli Stati Uniti.

– I Paesi democratici subiscono sempre più spesso sfide dall’esterno da parte di potenze autoritarie antagoniste. Le forze antidemocratiche utilizzano come armi la disinformazione e la corruzione (il tema della corruzione sembra sia diventato per Biden tanto popolare per fare pressione su altri Stati, quanto la solita “difesa dei diritti umani”, S.F.) per sfruttare le presunte debolezze e generare scissioni all’interno dei Paesi liberi e tra essi stessi, sovvertire le regole internazionali esistenti e promuovere modelli alternativi di governo autoritario. Ribaltare queste tendenze è qualcosa di essenziale per la nostra sicurezza nazionale (Ed è una politica totalmente diversa da quella che aveva raccontato Blinken qualche ora prima. Notiamo subito la discrepanza emergente negli approcci, e ipotizziamo che Blinken verrà “corretto”. Altrimenti… S.F.).

– Dobbiamo venire a patti anche col fatto che la distribuzione del potere nel mondo sta cambiando, andando a costituire nuove minacce. In particolare, la Cina sta rapidamente diventando sempre più incalzante ed è l’unico concorrente potenzialmente in grado di raggruppare la propria potenza economica, diplomatica, militare e tecnologica con la finalità di lanciare una sfida duratura al sistema internazionale aperto e stabile.

– La Russia è ancora determinata a rafforzare la propria influenza globale e a rivestire un ruolo destabilizzante (“disruptive role”) nell’arena mondiale. (Biden sicuramente si sarà guardato allo specchio e avendo visto la sua immagine riflessa, l’avrà scambiata – capita, eh! – per quella “destabilizzante” della Russia, S.F.).

– Sia Pechino che Mosca hanno investito somme notevoli nello sforzo indirizzato a testare la forza degli USA e a disturbarci nel difendere i nostri interessi e i nostri alleati in tutto il mondo. (Cioè, Pechino e Mosca mettono direttamente sulla strada dei militari americani alcuni “ostacoli”, e gli yankee si offendono se vengono disturbati nel loro compito di “difendere in tutto il mondo”; viene da chiedersi “ma perché capitano tutte a noi?”, S.F.).

– Ci scontriamo anche con i problemi interni dei Paesi i cui governi sono fragili e con quelli dati da influenti soggetti non governativi (di chi starà mai parlando? S.F.) che possono violare gli interessi dell’America. (Persino gli “Stati fragili”, persino determinati “non Stati” provocano tremori insoliti per gli yankee, mentre una volta non si scomponevano di certo se qualcuno “poteva violare gli interessi dell’America”. Ora invece elevano questi giocatori al ruolo dei principali “cattivi”. Come si sono ridotti a Washington… S.F.) 

– Il terrorismo e l’estremismo violento, sia all’interno del Paese (sic!), sia al di fuori di esso, rimangono minacce gravi. (Biden lo ammette proprio di avere un problema in casa e lo ha già chiamato “terrorismo interno”. Vediamo se l’FBI riuscirà a mettere in carcere quella metà degli Stati Uniti che ha votato per Trump, S.F.).

– Insieme ai nostri alleati e ai nostri partner possiamo modernizzare l’architettura della cooperazione internazionale, tenendo conto delle sfide di questo secolo, dalle cyber-minacce ai cambiamenti climatici, dalla corruzione all’autoritarismo digitale. (È già sorta la domanda su come gli yankee, guidati dal comandante supremo col cognome Biden, si mettano effettivamente in marcia contro i propri innumerevoli nemici sparsi nel mondo, quando sul fronte interno sta accadendo di tutto? S.F).

– Il potenziale del futuro è enorme (…) e i rapidi cambiamenti nelle tecnologie determineranno ogni aspetto della nostra vita e dei nostri interessi nazionali, ma l’indirizzo e le conseguenze della rivoluzione tecnologica rimangono ancora da decidere. Le nuove tecnologie sono ancora in maniera significativa senza regolamentazione da parte di leggi e norme. 

– L’America deve tornare a investire nella conservazione delle prerogative scientifiche e tecnologiche e deve nuovamente capeggiare, lavorando insieme ai nostri partner, l’adozione di nuove leggi e pratiche, che permettano di sfruttare le opportunità che si aprono al momento attuale in campo tecnologico. (E ancora “capeggiare” e stabilire nuove “norme” e “pratiche”. Magari è qualcosa di positivo: conosciamo questa situazione fin troppo bene e sappiamo come reagire, abbiamo accumulato esperienza… S.F.).

– Il nostro impegno solenne è di proteggere la sicurezza del popolo americano (Finalmente se n’è ricordato! A metà documento… S.F.).

– Garantire la sicurezza nazionale ci richiede quanto segue (ed ora attenzione: arriva la quintessenza! S.F.):

– Proteggere e prendersi cura (sì, se ne “prenderanno cura” – “defend and nurture”, S.F.) delle principali sorgenti di forza dell’America, compreso il nostro popolo, la nostra economia, la nostra difesa nazionale e la nostra democrazia in patria.

– Agevolare un’idonea distribuzione del potere al fine di contenere e prevenire le minacce dirette provenienti dai nemici degli Stati Uniti e dei nostri alleati, che limitano l’accesso al patrimonio globale o al dominio sulle regioni chiave; (Il loro problema è che vengono intralciati nel loro “dominio sulle regioni chiave” e viene limitato loro “l’accesso al patrimonio globale”, che è impossibile descrivere a parole, S.F.).

–  Gestire e sostenere il sistema internazionale stabile e aperto, che si appoggia su salde alleanze democratiche, su partenariati, su istituzioni multilaterali e su regole (Eh sì.. hanno formulato le loro priorità… e le hanno dichiarate sinceramente, S.F.).

– Gli Stati Uniti partecipano di nuovo alle cooperazioni internazionali (…) Agiremo rapidamente per riprenderci le posizioni di leadership nelle organizzazioni internazionali che uniscono la comunità internazionale.

– Ci impegneremo di nuovo nel sistema internazionale, elimineremo la minaccia esistenziale costituita dalle armi nucleari.

– Scongiureremo la costosissima corsa agli armamenti e ristabiliremo la nostra autorità come leader nella sfera del controllo sugli armamenti. Ecco perchè ci siamo affrettati a prolungare il trattato New START con la Russia. E laddove sarà possibile, cercheremo di raggiungere nuovi accordi sul controllo degli armamenti.

– Intraprenderemo un percorso per diminuire il ruolo degli armamenti nucleari nella nostra strategia di sicurezza nazionale, continuando comunque a garantire la sicurezza, l’affidabilità e l’efficacia dei nostri mezzi di contenimento strategico, affinché i nostri impegni verso gli alleati per l’allargamento del contenimento rimangano forti e degni di fiducia.

– Prenderemo parte a un dialogo costruttivo con Russia e Cina su una serie di nuove soluzioni tecnologico-militari in via di sviluppo che influiscono sulla stabilità strategica (In altre parole, otterranno delle concessioni unilaterali nei settori in cui sono rimasti indietro, S.F.).

– Nel portare avanti gli interessi dell’America a livello globale, noi renderemo (…) la diplomazia il nostro strumento di prima istanza.

– Un esercito potente, che sia conforme a condizioni di sicurezza, è il vantaggio decisivo dell’America. Gli Stati Uniti non rifiuteranno mai di usare la forza se ciò è richiesto per difendere i nostri interessi nazionali di importanza vitale. (Questo va rammentato bene a tutti quelli che hanno ascoltato attentamente il discorso di pace di Blinken, dal momento che “gli interessi di importanza vitale” degli USA possono, come già accaduto spesso, fare la loro apparizione in un qualunque pezzetto di terra o di mare della superficie terrestre S.F.).

– Le decisioni di agire con la forza militare verranno basate sulla nostra solida tradizione di controllo civile sugli armamenti bellici e sulle sane relazioni tra militari e civili. (Infatti hanno appena bombardato la Siria su ordine della stessa persona che ha firmato questo documento, e nessuno ha chiesto niente al giro di quelli del “controllo civile”, anzi nemmeno il Vicepresidente è stato messo al corrente. Da loro va tutto così, S.F.).

– Di fronte a noi vi sono sfide strategiche che vengono da una Cina sempre più grintosa e da una Russia sempre più destabilizzante; noi valutiamo la rispettiva struttura, le possibilità e la misura delle forze e, lavorando insieme al Congresso, spostiamo l’accento dalle piattaforme e dai sistemi d’arma inutili e invecchiati verso lo sprigionamento di risorse per gli investimenti sulle tecnologie avanzate e sulle possibilità che determineranno i nostri vantaggi nel campo della sicurezza nazionale e militare in futuro (Ed ecco ancora una volta estremamente sincero, S.F.).

– La nostra opera di difesa della democrazia non finisce sulle nostre coste. L’autoritarismo sta riprendendo slancio e noi dobbiamo unirci agli alleati e a coloro che condividono la nostra idea per risollevare la democrazia in tutto il mondo.

…E qui possiamo versare una lacrima e concludere l’analisi dell “Guida strategica provvisoria alla sicurezza nazionale” a firma Joe Biden. La nostra opinione e i commenti fatti nel corso del testo sono assolutamente sufficienti per chiudere il discorso. In linea di massima, di fronte a noi c’è la strategia della politica estera USA già praticamente elaborata in tutti i suoi intrecci fondamentali e presentata con precisione. La novità sta nel fatto che chi siede a Washington ha iniziato ad allineare la sua politica estera con quella interna sulla base del principio che in passato i particolari problemi degli USA a livello nazionale non venivano percepiti, mentre ora di tali problema ne hanno un intero “bouquet”. Un bouquet, tra l’altro, che non profuma particolarmente. Poi sanno anche che Trump ha perso le elezioni e ha proprio di recente annunciato alla Conferenza dei conservatori americani che l’America non può prendersi il lusso di risolvere i problemi del mondo e ha definito i democratici con a capo Biden “marionette della Cina”.  Ecco, è in tali condizioni di “alte relazioni” che la Casa Bianca si troverà a realizzare la sua “Guida strategica provvisoria alla sicurezza nazionale”. E poi perché “provvisoria”? Di che cosa dubita Biden? E perché si sforza di cercare il sostegno del pubblico? Non ci si ricordava più di quando la politica estera degli USA portava una veste “popolare”. Oggi, invece, ecco a voi: “A Foreign Policy for the American People”.

Condividi questo post

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password