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La deputata Asmahan Bellaon rivela in esclusiva tutti i dettagli e retroscena degli incontri del Parlamento libico a Tangeri

Il Dialogo libico facilitato dalle Nazioni Unite, prevede l’unificazione delle istituzioni del Paese nordafricano martoriato da quasi dieci anni di guerra civile. Da lunedì, i membri del Parlamento libico, la Camera dei Rappresentanti (HoR) si sono riuniti nella città marocchina di Tangeri. Si tratta di un evento di estrema importanza in quanto le negoziazioni hanno visto la partecipazione dei Membri del Parlamento, internazionalmente riconosciuto, e con sede a Tobruk, con i loro colleghi che da oltre due anni si riuniscono a Tripoli. All’inizio di aprile 2019, durante la campagna del generale Haftar per la Libia occidentale, 31 membri della Camera dei Rappresentanti hanno rilasciato una dichiarazione pubblica a sostegno dell’offensiva su Tripoli, mentre 49 hanno rigettatto le operazioni militari. Fino ad oggi qualsiasi tentativo di riunire i parlamentari era fallito. Per comprendere cosa sta accadendo, gli obiettivi e i punti d’accordo raggiunti tra gli oltre 100 parlamentari, abbiamo raggiunto a Tangeri, l’onorevole Asmahan Bellaon, originaria di Bengasi, ma membro del gruppo della Camera che da oltre due anni si è traferito nella capitale Tripoli.

Foto – La deputata Asmahan Bellaon

-Onorevole Bellaon, grazie per essere qui con noi oggi. Quali sono i principali temi discussi durante la riunione dei membri del Parlamento in Marocco e quali sono i risultati?

“Il punto più importante è stata l’assemblea della Camera dei Rappresentanti e ci siamo riusciti. Siamo 120 deputati. Alcuni dei deputati non sono stati così fortunati ad essere presenti, a causa del Coronavirus, altri hanno avuto incidenti per la strada ed abbiamo avuto una collega che sfortunatamente ha perso il marito. Tuttavia, la maggior parte dei deputati era decisa a garantire questo incontro per esercitare le funzioni legislative di nostra competenza. Complessivamente, quindi, l’assenza di alcuni deputati è stata causata da morte o malattia e solo una decina di loro si sono rifiutati di partecipare. Come primo passo ed entro sabato prossimo rilasceremo una dichiarazione o terremo una conferenza stampa per focalizzare l’attenzione su ciò che abbiamo fatto durante questi tre giorni. Andremo a Ghadames, una città libica situata nel sud-ovest del Paese. Da lì verrà emendato l’elenco interno per rassicurare i timori di entrambe le parti. Come sapete ci sono tensioni tra Occidente e Oriente a causa della guerra quindi guarderemo ai problemi interni come la presidenza della Camera dei Rappresentanti, e la sua ubicazione che dovrebbe essere la città di Bengasi secondo la costituzione. Tuttavia, in queste attuali condizioni di sicurezza la maggior parte dei deputati teme di andare a Bengasi, specialmente dopo quello che è successo alla nostra collega Seham Sergewa, scomparsa da oltre un anno”.

-È vero che Aguila Salah Issa non sarà più il presidente del Parlamento?

“Non sarà più presidente del Parlamento perché la maggior parte dei deputati rifiuta la sua presenza in quanto lo considerano il punto di debolezza della Camera per via delle divisioni politiche all’interno del Parlamento. Aguila Salah è percepito come un dilemma nel parlamento libico. Il nostro desiderio è ripristinare il potere della Camera dei Rappresentanti, istituire una base costituzionale per le elezioni parlamentari e presidenziali, al fine di trasferire il potere a una nuova persona eletta. Ed inviare all’UNSMIL un messaggio chiaro che accogliamo con favore ogni tipo di sostegno ma fino ad un certo limite. Accogliamo con favore alcuni dei risultati dell’incontro di Tunisi e Berlino. Accogliamo con favore qualsiasi piano che rafforzi l’accordo politico, tuttavia rifiutiamo qualsiasi flagrante ingerenza da parte dell’UNSMIL che peggiora ulteriormente la situazione”.

-Pensa che Aguila Salah potrebbe essere il prossimo presidente del consiglio presidenziale?

“No, non credo. A meno che non venga appuntato. Ma se prendiamo in considerazione il desiderio della maggior parte dei libici, non credo che verrebbe mai eletto. Essendo tra coloro che incitavano la guerra”.

-Cosa ci puoi dire di una nuova costituzione per la Libia, ne avete parlato in questi tre giorni?

“Si, ne abbiamo parlato. Ma ci saranno sessioni prolungate in diverse città libiche perché Ghadames non ha i mezzi per tenere sessioni permanenti dell’HoR. L’assemblea durerà tre giorni o al massimo una settimana. Perché le potenzialità di questa città sono molto deboli. Tuttavia, scegliamo Ghadames per la sua posizione geografica con l’approvazione dei deputati; andremo lì per chiarire al popolo libico che siamo deputati che parlano a loro nome. Questa posizione poi cambierà e sarà probabilmente la città di Sirte. Ma sembra che la città non sia pronta ad accoglierci a causa della guerra e la location necessita di una manutenzione almeno per tre mesi. Il nostro problema principale in Libia ora è che nessuna città potrebbe ricevere 200 membri del Parlamento, con i suoi dipartimenti e comitati”.

-C’è la possibilità di una riunione della Camera dei Rappresentanti a Tripoli e Tobruk?

“No, perché alcuni dei deputati dell’altra parte sostengono il sistema legittimo che esiste a Tripoli e che sostiene il Governo di Fayez al-Serraj, mentre altri l’LNA”.

-Cosa ne pensa onestamente del dialogo libico di Stephanie William?

“Personalmente penso che siano state fatte scelte sbagliate e non sappiamo su quali basi siano state fatte”.

-Pensa che la Camera dei Rappresentanti fosse ben rappresentata al Forum di Tunisi?

“Sì, penso di si”.

-Cosa ne pensa della possibilità di spostare la capitale libica da Tripoli a Sirte?

“Per ora, credo sia altamente probabile, soprattutto a causa dell’attuale situazione in Libia ea Tripoli, tuttavia il trasferimento della capitale a Sirte sarà temporaneo e non permanente”.

-Come membro del Parlamento, chi pensa che sarà il prossimo Primo Ministro della Libia? Mi faccia un solo nome….

“Moin El-Kikhia”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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