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La crisi della politica attuale secondo Nussbaum è figlia della ‘monarchia della paura’

Tra i tanti saggi che affrontano l’analisi dell’attuale momento politico, “La Monarchia della Paura” edito da Il Mulino è da segnalare certamente tra i più originali nel 2020. L’autrice del libro, la professoressa della Chicago Law School Martha C. Nussbaum infatti sceglie di cimentarsi in una profonda analisi del malessere in cui stanno sprofondando sempre più individui. Al centro del libro la spiegazione di come la paura stia togliendo speranze alla nostra civiltà, condannando tanti individui alla chiusura mentale del rancore, della rabbia, dell’invidia e della faziosità.

Infografica – La biografia dell’intervistata Nussbaum C. Martha

– Il suo saggio è nato in un modo originale. Lo potrebbe raccontare ai nostri lettori?

– Ero in Giappone per ricevere il “premio Kyoto”. Doveva quindi essere un momento felice per me, ma proprio durante il primo giorno di permanenza arrivò la notizia inattesa dell’elezione di Trump. Essendo in un Paese dove non conoscevo nessuno, ma nel quale comunque dovevo comportarmi in maniera corretta e mostrare l’opportuna gratitudine, mi sentii particolarmente isolata. Se fossi stata a casa, mi sarei rivolta agli amici, li avrei abbracciati e avremmo parlato. In questo caso, invece, sola e spaventata, tutto ciò che potevo fare era mettere nero su bianco il modo in cui mi sentivo: arrivai così a comprendere come alcuni dei miei precendeti lavori sulle emozioni non fossero andati abbastanza a fondo, perché non collegavano le emozioni fra di loro, mostrando come un tipo primitivo di paura potesse produrre una terribile risposta di rabbia o disgusto verso altre persone o altri gruppi, nonché di invidia velenosa.

– Quanto influiscono le emozioni nel destabilizzare una comunità o una democrazia? 

– Le emozioni sono certamente essenziali per qualunque azione umana. Il neuroscienziato Antonio Damasio ha dimostrato che quando le persone perdono la capacità di provare emozioni a causa di un danno al cervello, perdono anche l’abilità di scegliere cosa preferire o cosa apprezzare, o persino cosa fare. Le emozioni, per come le intendo io, possiedono un contenuto informativo e valutativo, perché ci danno notizia di come stanno le cose rispetto ai nostri obiettivi e progetti più importanti. Perciò esse ci occorrono. Tuttavia сi servono davvero solo se sono basate su fatti esatti e su valutazioni eticamente sensate. Persino la compassione può rivelarsi destabilizzante se pensiamo che soltanto i membri del nostro gruppo sociale ne siano degni. E alcune emozioni come la rabbia e la paura sono particolarmente soggette all’essere instabili e manipolabili dalla retorica politica in un modo nel quale diventano estremamente nocive. È ciò che vediamo accadere sempre più spesso nel mio Paese, perché non solo Trump, ma anche molti siti Internet fanno circolare informazioni false che fomentano la paura e avvelenano le relazioni dei gruppi. Ovviamente anche la pandemia, che di per sé è una giustificata e naturale fonte di paura, ci destabilizza e rende più difficile vivere bene con gli altri.

– Lei parla del diverso approccio comunicativo tra due presidenti repubblicani, Bush e Trump. Quanto conta la retorica nel rafforzare il proprio potere nell’opinione pubblica?

– Conta enormemente. Dopo l’11 settembre sarebbe stato facilissimo accrescere l’odio e la violenza verso tutti i musulmani, ma Bush comprese il pericolo e fu molto attento a parlare in modo che fosse chiaro che a dover essere puniti erano dei singoli individui criminali, e che non si dovesse demonizzare un intero popolo o una religione. Fermò davvero quella che poteva essere una terribile esplosione di violenza. Per fare un esempio diverso, ricordiamo come Winston Churchill motivò il popolo britannico a resistere alle difficoltà per l’obiettivo di vincere la Seconda guerra mondiale. Egli esortò al coraggio in maniera efficace. Al tempo stesso, comunque, si trattava del coraggio nel difendere ciò che si ama, non dell’odio verso un altro. Il fatto che oggi britannici e tedeschi siano amici è uno sviluppo diretto della sua influenza.

– Dalle evidenze del suo saggio, per il futuro della democrazia si deve temere di più la paura o l’ira figlia della paura? 

– Come dico anche nel libro, la paura sta alla radice di molte altre emozioni e conferisce loro un certo tipo di velenosa instabilità. Quando temiamo qualcosa o qualcuno, diventa difficile vivere insieme al senso di vulnerabilità, mentre è più facile quando possiamo convertire la paura in rabbia o quando certi gruppi accusano gli immigrati o le minoranze per i problemi che li assillano. Non credo che la questione sia solo immaginare il futuro della democrazia, altrimenti sarebbe bene così. C’è invece un modo particolare di immaginarlo, cioè concepire che la democrazia possa essere “di nuovo grande” solamente se alcuni gruppi sono subordinati e privati dell’uguaglianza: si tratta di qualcosa di eccezionalmente velenoso.

– Quello moderno è un mondo con più o meno ingiustizie del passato? E se ne ha di meno, si tratta solo di una percezione? 

– È difficile parlarne senza una definizione di giustizia, ma credo che vi sia meno ingiustizia che in passato. Per la maggior parte della storia dell’umanità, le donne e le minoranze razziali sono state in condizione di totale subordinazione, ma nessuno lo percepiva come un problema. Oggi, invece, le persone lo sentono come un problema e cercano di risolvere questa situazione. Penso che chiunque abbia a cuore l’uguaglianza delle donne sia ottimista nei confronti della storia umana: prima della fine del diciannovesimo secolo, nessuna nazione al mondo permetteva alle donne di votare, mentre ora ogni Stato lo fa. Consideriamo poi tutto il movimento dei diritti dei gay, che non esisteva nemmeno quando io era ancora bambina, e in così poco tempo le persone LGBTQ sono arrivate alla condizione di poter vivere apertamente nella maggior parte dei Paesi e di avere il diritto al matrimonio o almeno alle unioni civili. Attualmente sto lavorando sui diritti degli animali, e qui devo dire che vi sono forme di ingiustizia del tutto nuove: l’industria dell’allevamento fino al secolo scorso non c’era ancora e il livello di tortura delle creature senzienti non ha dei precedenti. E anche qui, comunque, vedo dei progressi perché sempre più persone ammettono gli animali come creature affini e lavorano per dare loro condizioni decorose di vita. Vi è un numero sempre maggiore di leggi che proteggono dagli abusi persino gli animali selvatici, anche se rimane comunque una lunga strada da fare.

– Di fronte alla grande crisi sanitaria ed economica che stiamo vivendo e al moltiplicarsi degli attentati, esistono motivi di speranza per le nostre democrazie? Lei cita Mandela come un uomo che ha abbracciato la speranza: è possibile esportare questo esempio?

– Assolutamente sì!!!

– Quale è il tipo di lettore che dovrebbe avvicinarsi al suo libro?

– Dovrebbe prendere in mano il mio libro chiunque sia interessato alle emozioni e alla politica che si sta facendo in questi tempi pieni di pericoli.

Infografica – La scheda del libro “La Monarchia della Paura” di Martha C. Nussbaum
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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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