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La Bolivia incoraggia la medicina tradizionale contro il Covid

Come da dati ufficiali dell’OMS, dal gennaio 2020 a oggi in Bolivia vi sono stati, su una popolazione di 11 milioni e mezzo di persone, quasi 170mila contagi confermati di coronavirus e più di 9mila decessi. Tuttavia in questo inizio di 2021 si sta verificando l’aumento maggiore di casi da marzo scorso (è bene ricordare che i numeri dipendono comunque da quanti tamponi vengono fatti), e il tasso di mortalità è di circa il 5% rispetto al numero di positivi. Il ministro della Sanità Edgar Pozo, ancor prima che venisse diffuso l’ultimo report, ha definito “allarmante” la quantità di test positivi perché si avvicina a quella dell’estate scorsa. Si sono registrati casi di contagio anche in Parlamento: il presidente della Camera dei Deputati Freddy Mamani ha reso noto che vi sono almeno 10 tra onorevoli e personale amministrativo affetti da Covid. Le prossime sedute dell’Assemblea verranno quindi tenute in modalità online. Mamani ha specificato che non sarà possibile trasferire per intero il Parlmento nel mondo virtuale, la tecnologia non lo permette: dunque vi saranno anche riunioni in presenza o in forme miste.

Una risorsa che il governo ha intenzione di sfruttare nella lotta contro il Covid-19 è la medicina tradizionale. Nella capitale La Paz ai primi di gennaio nella sede governativa sono stati messi in mostra gli articoli tradizionali che potrebbero essere utili a combattere la malattia e che spesso rappresentano la medicina primaria dei segmenti di popolazione economicamente svantaggiata. Il presidente Luis Arce ha sottolineato il valore dei prodotti naturali di utilizzo ancestrale come l’eucalitpo, la huira-huira, le foglie di coca e la camomilla, i quali “possono aiutare a resistere contro gli attacchi del coronavirus”; la medicina convenzionale e quella tradizionale, infatti, sono “assolutamente complementari e utili” per prevenire e curare le malattie, specialmente in momenti come questo in cui sono in crescita i contagi di Covid.

I sindacati degli autisti hanno organizzato uno sciopero nazionale e un blocco delle strade e delle autostrade: è la loro replica al rifiuto da parte del governo di differire di sei mesi il pagamento dei debiti scaduti a dicembre. Le manifestazioni sono organizzate in modo da rispettare le norme anti-Covid ed evitare gli assembramenti: quindi gli autisti rimangono nei loro veicoli, lungo le strade. Il leader sindacale Ismael Fernández ha accusato il governo di “arroganza”, per aver più volte negato il differimento dei pagamenti, nonostante la Central Obrera Boliviana (COB) e anche diversi settori si siano associati alle richieste; tuttavia dal governo sono giunte anche delle concessioni, come l’esclusione di costi addizionali per i debiti pagati in ritardo e un periodo di “grazia” di quattro mesi per i prestiti che sono stati riprogrammati e rifinanziati. Alle proteste si uniscono gli artigiani e i piccoli imprenditori di Palo Alto, che hanno dichiarato in massa bancarotta per non essere in condizione di riavviare le loro attività. Accusano di essere stati “puniti duramente negli ultimi mesi”. Il governo non ha accettato la richiesta di differimento dei pagamenti fino a giugno. Così, mentre la popolazione utilizza prodotti cinesi o peruviani invece di quelli nazionali, i rappresentanti del settore minacciano di marciare fino alla sede del Ministero pur di sollecitare gli aiuti necessari.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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