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Italia, per il professor Aldo Giannuli la grande sfida dei servizi segreti, fuori dai luoghi comuni, è scoprire i veri dati della pandemia.

Nelle settimane scorse, prima che scoppiasse il caos legato ai parlamentari che hanno fatto richiesta dei 600 euro per la propria attività autonoma, a tenere banco sui media era stata la blindatura degli attuali assetti dei servizi segreti da parte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il nodo del contendere era stata l’introduzione della possibilità di riconfermarli per una seconda volta, insomma una sorta di secondo mandato. Molte le proteste che si sono levate sia dai banchi dell’opposizione che di molti opinionisti politici. Come Strumenti Politici abbiamo voluto confrontarci su questo tema con il professore Aldo Giannuli politologo, storico, saggista italiano e direttore del centro studi Osservatorio Globalizzazione visti anche i tanti studi compiuti in ambito di servizi segreti.

Infografica – La biografia dell’intervista Aldo Giannuli

– Professor Giannuli, parliamo della mossa del premier Giuseppe Conte di garantire ai vertici dell’intelligence italiana la possibilità di rinnovo dell’incarico per altri quattro anni. Sono scaturite molte polemiche. Lei come valuta questa mossa?

– Mi sembra un momento nel quale non sarebbe saggio andare a toccare l’attuale assetto dei servizi. Non lo sarebbe per molte ragioni: perchè è in corso un’epidemia della quale sappiamo ancora poco (quanto durerà, quali altri problemi provocherà); perché la maggioranza di Governo è debole, sempre sotto pressione (il referendum, le elezioni regionali, la crisi economica) e non coesa, e a rischio di saltare in qualsiasi momento se dovesse aprirsi un contenzioso. Quindi è un “rinvio” che appare obbligato.

– Un rinvio di natura politica?

– Sì, un rinvio dettato da questioni di opportunità politica.

– E questa scelta di Conte come la leggerebbe in tempi normali e non di ‘emergenza’? 

– In tempi normali, significherebbe che ha prevalso il partito della conservazione; magari ora vi sono candidati forti, ma non ancora maturi in ambito di servizi segreti e che stanno aspettando che si determinino le condizioni giuste; se si facessero ora delle nomine, si precluderebbe loro la strada. Potrebbero esserci quindi ragioni interne, di natura burocratica, di apparato, che in sostanza sono sempre ragioni politiche, anche se con componenti diverse.

– Come è mutato il lavoro dei servizi in piena pandemia?

– Si dovrebbe intanto cercare di capire quali sono i dati veri. Sono molti a barare spudoratamente sotto vari aspetti, come il numero dei contagi, dei defunti eccetera. Poi c’è la questione della corsa al vaccino, che apre altre questioni ancora: occorre comprendere quali siano le aspettative, le posizioni ai nastri di partenza… Il vaccino americano di Moderna è credibile? E il vaccino russo lo è? E perchè i russi hanno avuto tanta fretta di dichiararlo al mondo? Il vaccino cinese promette davvero qualcosa di sicuro? Personalmente ho l’impressione che le cose stiano diversamente da come ce le raccontano, c’è troppa fretta che finisce per confondere i dati e le aspettative. Poi c’è il problema della ricaduta della pandemia sui punti caldi del pianeta: se dovesse peggiorare, sarebbe maggiore il rischio di un conflitto per esempio tra Iran e Arabia Saudita? Ci sono avvenimenti che si incrociano tra loro: l’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti fino a che punto è stato condizionato dal COVID-19? Con premesse come queste, il lavoro dei servizi è quintuplicato.

– Vi sono state accuse pesanti verso alcuni Paesi sospettati di avere sfruttato la pandemia per infiltrare agenti: basti pensare a quanto è stato scritto da alcuni giornali sulla vera natura degli aiuti inviati da Russia e Cina. Su questo fronte quanto possono fare chiarezza i servizi e quanto può venire effetivamente reso pubblico?

– Diciamo intanto che se davvero i russi, per fare dello spionaggio, avevano bisogno di mandare tutte quelle squadre di medici e di militari e quel volume di aiuti, allora sarebbero messi proprio male… Invece è più logico pensare che abbiano già la loro rete in Italia, esattamente come noi abbiamo la nostra in altri Paesi, perché è quello che fanno tutti. C’è da capire l’andamento della pandemia, questo sì. Insomma, è ovvio che ogni servizio deve scoprire quello che sta capitando agli altri e difendere la propria area riservata di notizie: si tratta di un meccanismo che rientra nella normalità, perciò non è questo l’aspetto pesante della battaglia dei servizi ai tempi del coronavirus. Il problema maggiore è quello del vaccino o comunque di una terapia. L’invio di squadre di medici, tenuti ovviamente sotto controllo dalle autorità locali, sarebbe con tutta evidenza un canale totalmente inefficace. 

– Il COPASIR aveva pubblicato uno studio dal quale risultava il rischio di spionaggio industriale da parte dei cinesi sfruttando le circostanze della pandemia. Che cosa ne pensa?

– Suvvia, i cinesi fanno da sempre spionaggio industriale: e anche noi ricambiamo questa cortesia! Insomma, dopo aver fatto la scelta di delocalizzare le attività, dopo aver spostato le aziende in Cina perché là costa meno, perchè ci meravigliamo se i cinesi hanno approfittato dell’occasione per cercare di carpire i nostri segreti industriali? Non avevano certo bisogno della pandemia per farlo, così come la battaglia su Huawei e il 5G procede indipendentemente dai contagi.

– Lei ha scritto libri su stragi, intrighi, processi. Su Ustica il governo ha deciso di tenere le carte ancora coperte dal segreto di Stato. Come considera questa scelta?

– Non mi sono mai occupato direttamente di Ustica come studioso, perchè in questa vicenda hanno un ruolo importantissimo i tracciati radar e una serie di documenti tecnici che possono essere correttamente interpretati solo dagli esperti di tali materie. Senza tali competenze specifiche, non oso esprimermi. Allo stato attuale abbiamo diversi indicatori, ma andrebbe totalmente riconsiderata tutta la partita dei dati tecnici, sulla quale sono già state dette molte sciocchezze. Se guardiamo al fatto che il governo ha deciso di protrarre il segreto, si tratta di qualcosa di semplicemente indecoroso, a 40 anni dall’accaduto, ma che cosa potevamo aspettarci da un governo senza coraggio e senza polso come questo? È ridicolo che abbiano giustificato la scelta dicendo che aprire le carte sarebbe stato tragico e devastante, anzi è grave perché così si autorizzano i peggiori sospetti. E se venisse fuori che a quasi mezzo secolo di distanza che i nostri alleati avevano commesso scorrettezze, sai che novità!

– Questo governo sarebbe capace di rispondere tecnologicamente agli eventuali cyber-attacchi di altre potenze?

– Nel mondo della globalizzazione tutti spiano tutti. Se fossimo in grado di parare attacchi di cyberwar contro centrali elettriche o telefoniche, sarebbe grasso che cola. Non è un problema solo del governo, che comunque è quello che crea le pre-condizioni, ma riguarda il “parco macchine” di cui dispongono effettivamente i nostri servizi, e che per essere sviluppato e migliorato ha bisogno di tempo e – appunto – di un governo che predisponga gli strumenti necessari.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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