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Istat, pochi giovani come tecnici specializzati da inserire nel lavoro? Necessaria rivoluzione choc della Scuola

I dati dell’istruzione in Italia, comunicati ieri da ISTAT, denotano un fatto preoccupante: la carenza sistemica di giovani da inserire nel mondo del lavoro come tecnici specializzati. Sono le aziende stesse a reclamare la presenza di giovani da assumere, in special modo nei settori dell’ICT, della meccatronica e della robotica. Al tempo stesso si prende ad esempio l’esperienza meritoria degli ITS, che danno modo in un percorso biennale post diploma di incrociare le esigenze del mercato del lavoro con l’offerta di nuovi tecnici.

Un’analisi un po’ più accurata, tuttavia, mette in evidenza come al termine della scuola secondaria di primo grado, il 56,3 % dei giovani scelga una scuola generalista quale il liceo, il 19,6% l’istituto tecnico tecnologico, l’11,2% l’istituto tecnico economico e soltanto il 12,9% l’istituto professionale.

Aggiungiamo inoltre che secondo l’ultimo monitoraggio MIUR 2016_17, circa 99.272 studenti abbandonano la scuola superiore dopo il primo anno. Si può facilmente dedurre che buona parte dei Neet ha origine esattamente dopo i primi insuccessi ottenuti in ambito scolastico. Analizzando quindi le metodologie didattiche, quel  “learning by doing” che già San Giovanni Bosco aveva sperimentato nella seconda metà del 1800 potrebbe essere una soluzione facile a un grande problema.

Grazie alla diffusione su ampia scala degli strumenti digitali, infatti, i ragazzi sono sempre più iperattivi e poco propensi a una didattica pensata sul modello gentiliano. Se guardiamo all’evoluzione della società, delle industrie e del mondo, è facile notare che la scuola di Franti e di Garrone, narrata dal De Amicis nel libro “Cuore”, viene ancora riproposta con la vecchia lavagna in ardesia. L’idea allora è quella di arricchire la vita formativa dei discenti attraverso percorsi di alternanza scuola/lavoro co-progettati con le aziende, nei quali le competenze si possano acquisire mediante la risoluzione dei casi pratici problematici proposti.

Le studentesse e gli studenti di oggi, abituati già dalla tenera età alle nuove tecnologie, non riescono a mantenere la concentrazione per più di una ventina di minuti. Ne consegue che spesso il tempo-scuola risulta noioso e poco proficuo, nonostante l’impegno del docente. Invertire il paradigma partendo dal caso problematico da risolversi nella vita reale, invece, diventa un grande stimolo alla formazione teorica necessaria per dipanare la complessità del problema. Dopo la fine del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, in special modo nei percorsi degli istituti tecnici tecnologi, anche grazie alla riforma fatta nel 2008 dall’allora ministro Gelmini, è possibile incrociare le esigenze delle aziende dell’ICT, della meccatronica e dell’elettrotecnica. I ragazzi crescono così anche all’interno dell’azienda, affrontando dopo il necessario periodo di formazione i problemi che si presentano nel lavoro aziendale, e poi a scuola, dove le competenze acquisite nel pratico vengono incorniciate entro le regole teoriche che sottendono alla risoluzione dei problemi. Oltre ad essere di arricchimento per i discenti, questa esperienza è di aiuto pure agli insegnanti, che hanno in tal modo ottime occasioni di formazione e interscambio di informazioni.

Tutto però deve funzionare in armonia: l’azienda si deve preoccupare di dare i fondamenti di formazione ai discenti per poter operare in sicurezza al suo interno, mentre la scuola effettua il controllo dello studente anche attraverso i costanti contatti tra tutor aziendale e tutor scolastico. Il dialogo tra le parti deve essere sempre attivo, onde poter garantire in modo adeguato che la formazione fatta in azienda agevoli il raggiungimento delle competenze che servono per affrontare l’esame di Stato, conclusivo del percorso di studio. Per realizzare questa formazione è indispensabile il ruolo della scuola a fianco di quello dell’ente locale (la Regione), che deve dare il modo di avere tipologie di contratto che tutelino i ragazzi, che controllino lo sviluppo formativo e che supportino dal punto di vista burocratico e contributivo le aziende. Punto di forza di questa esperienza è senz’altro la duttilità dei giovani, che risulta essere più elevata di quelli in età post diploma, con chiaro aumento della proattività nella ricerca di soluzioni innovative e creative. Incrementando questo tipo di didattica, avremmo già al termine del diploma ottimi tecnici, i quali potranno operare in modo adeguato e nello stesso tempo proseguire nell’acquisizione di titoli superiori anche di comune accordo con l

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Fabrizio Pietro Cardillo nasce a Torino nel Luglio 1972. E’ un insegnate di laboratorio di informatica presso l’ITTS “C.Grassi” di Torino, dove ricopre il ruolo di collaboratore del Dirigente Scolastico dal 2010. Durante la vita professionale ha seguito diversi aggiornamenti professionali volti a studiare ed ad implementare i vari modelli di formazione in ambito tecnico professionale all’interno dei paesi dell’unione europea. Nel 2012 ha presentato all’Unione Industriale di Torino la curvatura sulla robotica industriale a partire dal curricolo del’istituto tecnico industriale con indirizzo informatica. Nel 2013 è stato relatore a Didamatica a Pisa di due workshop incentrati sulla curvatura di robotica nell’istituto tecnico industriale. Dal 2013 ha partecipato a diversi progetti Erasmus praticando job shodowing e formazione in special modo in Germania per studiare attentamente il modello duale.

Ha conseguito anche l’attesto di trainer dei trainers al termine di un corso professionalizzante erogato dalla camera estera tedesca in Italia partecipando ad alcuni eventi organizzati dalla camera stessa.

Si è formato inoltre in ambito CLIL conseguendo l’attestato metodologico.

E’ stato relatore in alcuni convegni provinciali in materia di opportunità offerte dall’ Alternanza Scuola Lavoro.

 

 

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