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Intervista esclusiva al sindaco di Misurata, Al-Soqotri: “Siamo con chiunque rifiuti l’intervento militare”

Tunisi – Misurata, 24 novembre 2020 – In questi giorni sono riprese le consultazioni tra i membri della Camera dei Rappresentanti – sia tra i deputati di Tobruk che quelli che da due anni si riuniscono a Tripoli, in Marocco. Mentre prosegue il dialogo politico libico facilitato dalla Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) sotto la guida della Rappresentante Speciale del Segretario Generale ad Interim, Stephanie Williams.

Nel complesso puzzle libico, la città di Misurata ha storicamente un ruolo importante, soprattutto alla luce dell’annunciato accordo per un cessate il fuoco permanente da parte del Comitato Militare Congiunto (JMC 5+5). Per comprendere come sta vivendo questo momento la terza città della Libia, abbiamo raggiunto Mahmoud al-Soqotri, recentemente eletto sindaco della Municipalità di Misurata. Businessman ed ex presidente per oltre sette anni e mezzo del club sportivo Sewehli, il signor Soqotri si è laureato all’Università di Lettere, dipartimento di Filosofia, e ci tiene a precisare di non essere un politico di professione.

-Signor Sindaco, grazie per aver accettato questo incontro. Partiamo subito con i recenti sviluppi politici in Libia ed il Libyan Political Dialogue Forum. Qual è la sua opinione sul dialogo politico portato avanti da Stephanie Williams?

“Per quanto riguarda Stephanie Williams, sosteniamo con forza soluzioni pacifiche per risolvere la crisi in Libia e rifiutiamo totalmente qualsiasi intervento militare. Abbiamo un problema con le scelte dei partecipanti, su come sono stati scelti, e in particolare con le basi su cui queste scelte sono state prese”.

– Cosa ne pensa del dialogo in corso in Marocco tra i membri del Parlamento dall’est e dall’ovest?

“Ora, con la riunione della Camera dei rappresentanti in Marocco, sembra che stiamo andando sulla strada giusta per prendere delle buone decisioni. Chiaramente, abbiamo alcune obiezioni. Ad ogni modo quei rappresentanti ed alcune di quelle figure presenti anche in Tunisia sono state elette, quindi hanno tutti i diritti per rappresentare il Paese”.

-Quali sono le possibilità per l’LPDF di giungere ad una conclusione positiva? Se Williams non avrà successo, quale sarebbe la visione strategica di Misurata?

“Misurata fa parte della regione occidentale che è sempre stata contraria all’intervento militare. Per noi, e per essere chiari, il percorso del dialogo di Stephanie è accettabile e dobbiamo sostenerlo, l’unico problema per quanto ci riguarda sono gli standard in base ai quali sono state prese le decisioni”.

– Pensa che Misurata sia stata ben rappresentata nel primo round dell’LPDF a Tunisi? 

“Sinceramente potrebbe essere prematuro parlare di quante persone erano presenti in Tunisia che rappresentano la nostra città di Misurata perché le scelte sono state fatte sulla base di assoluzioni personali. Non c’è consenso sui numeri che rappresentano Misurata”.

-Molti osservatori dicono che Aguila Salah potrebbe diventare il prossimo presidente del Consiglio presidenziale, pensa che questa sia una buona opzione?

“Non siamo d’accordo con la nomina di Aguila Salah e rifiutiamo completamente che diventi il ​​capo del governo”.

– Quale personalità di Misurata pensa sia la più adatta a rappresentare la città ei suoi interessi?

“Non abbiamo obiezioni su nessuno e la nostra unica condizione è che la persona che verrà nominata non supporti l’intervento militare. Non abbiamo alcun problema con nessuno che non supporti un intervento militare”.

– Le diverse componenti politiche di Misurata hanno concordato un candidato unico per la funzione di Primo Ministro? E per la funzione di capo del Consiglio Presidenziale?

“Fino ad ora non ci sono candidati ufficiali. E fino a questo momento Misurata non ha deciso chi sostiene per la presidenza del governo”.

– Cosa ne pensa delle dimissioni di Fayez Serraj? E come hanno reagito le autorità di Misurata alle sue dimissioni?

“Io come il resto della gente di Misurata preferisco che Serraj continui i suoi doveri fino alle prossime elezioni”.

-Sul tema della sicurezza: qual è la sua analisi della situazione della sicurezza in Libia, ed in particolare nella capitale Tripoli?

“Forte e chiaro, ci sono complessi problemi di sicurezza in Libia e a Tripoli. C’erano serie intenzioni da parte del ministro dell’Interno per organizzare la situazione e renderla più sicura, ma l’intervento del 4 aprile 2019 ha peggiorato la situazione. Per realizzare un ambiente stabile e sicuro, sono necessari molti sforzi”.

-Come pensa possa essere risolto il problema delle milizie di Tripoli?

“Ho un’obiezione sulla parola ‘milizia’, perché quelle persone sono effettivamente cittadini che difendono la loro terra e questo potrebbe essere considerato più come una ‘resistenza’. C’è un grave problema di sicurezza nella capitale che stava per essere risolto. Quello che è successo purtroppo ha però peggiorato le cose”.

– Come intende Misurata garantire il cessate il fuoco a Sirte?

“Tutte le forze in prima linea sono legate a Misurata, non ci sono forze straniere che non hanno rispettato le regole. Sono tutte forze disciplinate che sostengono la legittimità. Se verrà concordato il cessate il fuoco, tutte le forze armate rispetteranno questa decisione”.

-Riguardo al consiglio municipale di Misurata, come valuta il ​​suo team di lavoro? Quali sono le prerogative del Consiglio?

“Ci sono molti problemi irrisolti appartenenti al periodo precedente e ci stiamo lavorando. Esiste uno status di coerenza all’interno del Comune ed è ancora presto per valutarlo”.

– Come trattate e lavorate con le altre autorità della città come il consiglio militare, il consiglio degli uomini d’affari? Si sente sufficientemente libero di svolgere le sue funzioni?

“C’è una casa militare a Misurata, almeno non si chiama più così. Ho la mia libertà nel fare e dire ciò che ritengo opportuno in quanto sono stato eletto, altrimenti perché sarei dove sono se non riuscissi ad esprimermi?”.

-Come sono i rapporti con gli altri Consigli comunali di altre città?

“Ci sono molti incontri in corso con altri sindaci, specialmente nella regione occidentale, e la nostra preoccupazione principale è la centralizzazione, come possiamo risolvere questo problema e stabilire un sistema decentralizzato in Libia”.

-Come sta andando la riabilitazione di Tawergha?

“Sta andando bene. In città sono state ricostruite le infrastrutture, la stazione di polizia funziona normalmente, anche le scuole. La città sta tornando gradualmente alla normalità”.

-Cosa mi può dire delle relazioni estere?

“Spero che i paesi considerati amici della Libia ci aiutino nella realizzazione dei progetti della Municipalità. Prima della rivoluzione, c’erano molte aziende italiane che lavoravano in Libia. Ci auguriamo che questi progetti possano riprendere. Auspichiamo inoltre che il Governo crei un ambiente più sicuro che consenta il ritorno delle aziende straniere”.

-L’anno scorso abbiamo visto molte delegazioni di paesi stranieri visitare Misurata e incontrare dignitari e compagnie di Misurata. Ci sono ad oggi aziende straniere che lavorano in ricostruzioni o progetti imprenditoriali?

“Ce ne sono, ma non molti. Non come vorremmo, a causa del coronavirus e della situazione securitaria. Ci auguriamo che il Governo crei un ambiente adeguato affinché i nostri rapporti con la Turchia e l’Italia tornino come prima”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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