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Intelligenza artificiale e lavoro: cosa possiamo immaginare del prossimo futuro – Parte Prima

In questi mesi di sofferenza per il mondo della scuola e della formazione in cui tra didattica a distanza,  piattaforme digitali e ricerca di spazi per il ritorno a scuola si è vissuta una rivoluzione di fatto, almeno nelle forme di accesso all’apprendimento, ho ripensato a quanto scrivevano, qualche anno fa, Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, due “guru” del futuro digitale, in un loro testo di grande successo (La nuova rivoluzione delle macchine: lavoro e prosperità nell’era della tecnologia trionfante), uscito nel 2014 per Feltrinelli. Ne riprendo qualche stralcio: “Possiamo cambiare il modo in cui forniamo l’istruzione mettendo al lavoro le tecnologie digitali che sono state sviluppate negli ultimi due decenni. La buona notizia è che rispetto ad altri settori come l’informazione, il commercio al dettaglio, la finanza o la manifattura il mondo dell’istruzione è stato orrendamente pigro nell’uso della tecnologia. È una buona notizia perché significa che potremmo aspettarci grandi progressi semplicemente portandolo alla pari con gli altri settori… Le tecnologie digitali permettono una duplicazione a basso prezzo dei migliori docenti, contenuti e metodi. Così come possiamo ascoltare il miglior cantante pop o violoncellista al mondo, tra poco gli studenti avranno accesso alle più eccitanti dimostrazione di geologia, alle più luminose spiegazioni di arte rinascimentale e agli esercizi più efficaci per imparare le tecniche della statistica. Possiamo prevedere che in tanti casi gli istituti “rigireranno la classe” cioè gli studenti ascolteranno le lezioni a casa e faranno i classici “compiti”, esercizi, problemi e temi a scuola, dove i loro compagni, gli insegnanti e i tutor saranno lì presenti ad aiutarli. Il secondo vantaggio più sfumato della digitalizzazione dell’istruzione e in fin dei conti quello più importante. L’istruzione digitale crea un enorme flusso di dati che rende possibile il feedback sia dello studente che dell’insegnante. Gli educatori possono condurre esperimenti controllati sui propri metodi di insegnamento e adottare una cultura del miglioramento continuo.”

Nelle parole dei due autori si sollecitava un mondo che, non pressato dalle esigenze della competizione globale, aveva preferito ignorare le potenzialità che l’innovazione digitale, rete, algoritmi e intelligenza artificiale, offrivano. 

Un evento esterno imprevedibile ha obbligato ad una rapida accelerazione. Non ancora a pensarne appieno le opportunità, ma a cercare di utilizzare al meglio soluzioni che sino a ieri erano state lasciate in cantina. Ed ecco che vediamo giovani che si collegano da remoto, docenti che cercano strade nuove per ingaggiare i giovani, utilizzo delle risorse distribuite nella rete, stanze virtuali per apprendere cooperando. E ora che si torna, almeno parzialmente, in aula: rivoluzioni nella disposizione, uso degli spazi, scuola fuori dalla scuola. Si tornerà alla classe del ‘900 (e dell’800…)? Non lo sappiamo, ma come sempre i grandi cambiamenti fanno scoprire che si può fare meglio cose che si facevano in un certo modo più per conservazione che per scelta.

Il mondo dell’apprendimento è una buona metafora di quello che può aspettarci nei prossimi mesi ed anni. Società e sistemi economici già stressati dalla competizione internazionale su cui si è calata la crisi legata alla pandemia, sono un ottimo contesto in cui stanno già accelerando le spinte ad un utilizzo delle risorse digitali per riorganizzare processi produttivi, ridurre costi, differenziare le produzioni, rispondere alle domande del mercato. 

Quale impatto avrà tutto questo sul lavoro? Se guardiamo al mondo dell’apprendimento appare immediatamente chiaro che, oltre alle esigenze di spazi e tecnologie rinnovate, oltre alla necessità di rendere disponibile l’accesso alla rete con tecnologie di ultima generazione, emerge una grande domanda di sviluppo e rafforzamento delle competenze degli operatori del settore. Non ci saranno meno posti di lavoro (anzi sappiamo che serviranno certamente più insegnanti), ma serviranno docenti capaci di interpretare il ruolo nuovo che una scuola “rigirata” (come sostiene Brynjolfsson) richiede. Insegnanti capaci di accedere e organizzare risorse della rete in percorsi personalizzati, integrare e interpretare basi dati sulle quali algoritmi forniranno informazioni per indirizzare, correggere e migliorare percorsi didattici, obiettivi e valutazioni.

Immaginiamo spesso che le tecnologie digitali e l’Intelligenza artificiale siano qualche cosa che agirà sulle trasformazioni delle grandi fabbriche, sui grandi numeri, sul lavoro che vediamo solo nelle inchieste televisive; spesso a questo immaginario è stata associata l’inevitabile riduzione del lavoro da combattere con politiche di redistribuzione del lavoro che rimane (ad esempio con riduzioni generalizzate dell’orario) e con politiche redistributive della ricchezza che sarebbe generata da sistemi robotizzati. Questi scenari sono piuttosto improbabili sia dal punto di vista dell’impatto e diffusione della tecnologia, che delle conseguenze sul lavoro. Intelligenza artificiale e digitale entrano nella vita e nel lavoro in modi diffusi e con accelerazioni imprevedibili (anche quando non dovute ad una pandemia), accelerazioni che spesso sono la combinazione di fattori, assorbono funzioni manuali e intellettuali ripetitive, permettono di rispondere velocemente a domande complesse integrando dati provenienti da diverse fonti. Allo stesso tempo creano le condizioni perché domande di beni e servizi che non avevano spazio (per costi, o per ostacoli logistici) e nemmeno si immaginavano, diventino possibili.

Pensiamo ad esempio come la diffusione dello smart working abbia agito, in combinazione con l’accelerazione nell’utilizzo dell’e-commerce, durante questi mesi modificando abitudini e modalità di consumo, incidendo in modo importante sull’organizzazione della logistica, sulle reti di distribuzione, sull’organizzazione degli spazi urbani. Osserviamo fenomeni con segni opposti: l’interruzione delle filiere produttive e il congelamento degli scambi fra paesi hanno visto un rallentamento generale delle supply chain, incidendo pesantemente sulle dinamiche dei mercati; nello stesso tempo molti operatori sono stati spinti a cercare nuove soluzioni per fare fronte ad un nuovo scenario nella movimentazione delle merci. Tra queste proprio la robotica ha assunto un ruolo di primo piano. I grandi operatori dell’e-commerce hanno accelerato la loro evoluzione tecnologica verso piattaforme di robotica con componenti di intelligenza artificiale e sensoristica evoluta e funzioni più articolate di warehouse management, con le quali fare fronte alla mole di nuovi ordini arrivati dai consumatori bloccati in casa.

Questa rapida trasformazione arriva a casa nostra, nelle nostre abitudini, nei servizi che utilizziamo tutti i giorni. Nella farmacia presso la quale mi servo abitualmente è stato appena installato un complesso magazzino automatizzato composto da nuova scaffalatura, un robot, anzi un braccio robot collaborativo, ed un sistema di intelligenza artificiale grazie alla quale il robot apprende progressivamente le abitudini della clientela (i farmaci più richiesti), ottimizza la distribuzione negli scaffali, ottimizza processi e tempi degli ordini. Il farmacista non si allontana più dal rapporto con il cliente (al banco, ovviamente con la mascherina), il farmaco della ricetta, o quello che ha consigliato per l’esigenza del cliente, gli arriva direttamente prelevato dal robot. Robot e intelligenza artificiale sostituiscono il lavoro di ricerca nel magazzino, la sistemazione negli scaffali, la gestione ordinativi, il trasferimento al banco; cresce il lavoro di rapporto con il cliente, la consulenza, il supporto alla scelta. Cresce e crescerà un lavoro sempre più legato alla lettura della domanda del cliente e alla personalizzazione. La tecnologia, e l’intelligenza artificiale però non si fermano, anche questi lavori potranno essere sostituiti in tutto o in parte. 

Foto – Robot utilizzato nelle farmacie

Cosa possiamo immaginare per il prossimo futuro allora. Dobbiamo pensare a processi di trasformazione veloci, ad una diffusione non lineare delle soluzioni digitali, anche a rapidi spiazzamenti dei lavori e delle competenze che conosciamo. Quindi torniamo al tema iniziale. Scuola e formazione: lungo tutto l’arco della vita, con soluzioni alternate, imperniate sulla sperimentazione delle competenze acquisite, sullo sviluppo delle attitudini ad agire con intraprendenza, alla ricerca di nuove soluzioni, alla curiosità, all’apprendimento continuo, allo sviluppo e manutenzione di reti, alla ricerca di fonti nuove di apprendimento. Portare la scuola fuori dalla scuola, non solo per trovare spazi nuovi e maggiore sicurezza, ma per portarla nella vita e nella storia delle persone oltre il tempo dell’anno scolastico e del curriculum degli studi.

(…segue…)

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Franco Chiaramonte, esperto di politiche del lavoro e della formazione, di cui si occupa da più di 25 anni. E' stato dirigente dell'Agenzia del Ministero del Lavoro, Direttore dell'Agenzia regionale del Piemonte, consulente di Pubbliche Amministrazioni, Enti di formazione, Associazioni di Categoria e Fondi professionali. Si occupa di innovazione, nuovi lavori, piattaforme e sistemi digitali per la valorizzazione degli apprendimenti

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