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Il sistema “duale”: l’alternanza scuola/lavoro in Germania e le differenze con l’Italia

In questo periodo post Covid-19, si parla continuamente delle strategie da mettere in campo per una rapida ripresa, soprattutto sotto il profilo economico. Il dibattito però è povero riguardo un settore che in tutto il mondo è prioritario: la scuola. Nei tanti viaggi fatti all’estero, ho potuto notare l’importanza che viene data alla scuola: presidi, docenti e studenti sono ovunque considerati come il cemento indispensabile alla crescita economica di un Paese.

Ultimamente ho avuto l’onore di studiare da vicino il sistema di formazione professionale in Germania. Ciò che mi ha colpito, in modo estremamente positivo, è stata la diversità di visione infrastrutturale di questo sistema di istruzione. Premettiamo che in Germania, essendovi una forma repubblicana federalista, le competenze in materia di scuola appartengono ai Länder (la suddivisione amminsitrativa di primo livello di cui si compone la Repubblica Federale, in parole semplici le Regioni). Esiste poi una cornice nazionale che unifica gli esami di certificazione, raccogliendo in un unico albo tutte le professioni che hanno rigide procedure di riconoscimento. 

L’infrastruttura in materia di formazione professionale si esplica prevalentemente con scuole professionali fortemente in contatto con il mondo produttivo aziendale e che offrono una formazione di stampo tradizionale e una formazione di tipo “duale”. Per poter essere inseriti nel sistema duale, gli istituti scolastici pubblici hanno la necessità di essere certificati da enti terzi, che ne garantiscono la capacità di dare una formazione di qualità. Nel contempo, anche le aziende, al fine di usufruire della formazione duale, e quindi ottenere il lavoro degli apprendisti, sono costrette a rispettare determinati parametri come l’iscrizione alla Camera di Commercio, la capacità di possedere i locali adatti, il rispetto delle regole sindacali riguardanti i contratti in tema di apprendistato, avere i dipendenti e gli strumenti atti alla formazione di tipo duale. Ed ecco un esempio di esperienza duale: uno studente del sistema professionale, che abbia almeno 15 anni, sceglie un’azienda offrendo la propria candidatura; questa azienda deve essere iscritta alla camera di commercio e deve essere fornita dei requisiti prima citati; essa prende a questo punto contatto con la scuola (e anche quest’ultima naturalmente deve possedere i giusti requisiti di certificazione), e infine parte così l’apprendistato duale.

Ma ora, prima di addentraci nei dettagli, poniamo l’attenzione sugli attori in gioco, facendo un parallelo con ciò che succede in Italia. Quali sono nel nostro Paese i meccanismi di controllo e di certificazione? Da noi l’inizio del processo avviene a scuola: solitamente un referente scolastico (un docente) ricerca un contatto con un’azienda, spesso mendicando – nel vero senso della parola – uno stage non retribuito per il proprio studente, onde poter rispettare la regola delle ore minime di alternanza scuola/lavoro, fissata a livello nazionale. L’azienda, peraltro, non è necessariamente inserita in un contesto camerale, quindi non è tenuta a dimostrare la sua capacità formativa, cioè le sue caratteristiche non sono certificate. Comunque, se essa decide di concedere al professore lo stage per il suo studente, questa esperienza spesso non ha alcuna ricaduta sulle valutazioni scolastiche né sul “portfolio di competenze”, che è ancora ben lontano da essere applicato.

In Germania, invece, lo studente entra fin da subito in un doppio sistema di formazione, è immediatamente contrattualizzato, ottiene un stipendio pagato dall’azienda. Nel suo percorso formativo, se si verificano insubordinazioni o a scuola o in azienda, oppure se non vengono rispettati i mansionari lavorativi, si applica come conseguenza un’immediata sanzione che può persino essere l’eclusione dal percorso stesso. La formazione in azienda e la formazione a scuola sfociano in due esami analoghi che devono essere superati al termine dell’apprendistato. Gli esami sono unici a livello nazionale, concordati in una sola data per tutti i Länder e preparati da una commissione durante un anno intero.

A livello di pancia mi sento di dire che mentre il sistema italiano è basato su uno sforzo volontaristico di alcuni degli stakeholder coivolti, in Germania viene valorizzata la risorsa-studente in quanto tale, che viene inserita in un sistema in grado di controllarne in modo capillare la formazione e anche la qualità e il merito aziendale. Tuttavia occorre puntualizzare che in Italia vi sono alcune regioni, tra cui la Regione Piemonte, che hanno sviluppato un reticolo territoriale delle professioni che sperimentano progetti simili a quello duale; purtroppo però senza un sistema nazionale coordinato e senza la rigida e dettagliata struttura tedesca incentrata sulla figura dello studente, i risultati saranno sempre limitati e inferiori all’effettivo potenziale che l’Italia detiene.                                                                                          

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Fabrizio Pietro Cardillo nasce a Torino nel Luglio 1972. E’ un insegnate di laboratorio di informatica presso l’ITTS “C.Grassi” di Torino, dove ricopre il ruolo di collaboratore del Dirigente Scolastico dal 2010. Durante la vita professionale ha seguito diversi aggiornamenti professionali volti a studiare ed ad implementare i vari modelli di formazione in ambito tecnico professionale all’interno dei paesi dell’unione europea. Nel 2012 ha presentato all’Unione Industriale di Torino la curvatura sulla robotica industriale a partire dal curricolo del’istituto tecnico industriale con indirizzo informatica. Nel 2013 è stato relatore a Didamatica a Pisa di due workshop incentrati sulla curvatura di robotica nell’istituto tecnico industriale. Dal 2013 ha partecipato a diversi progetti Erasmus praticando job shodowing e formazione in special modo in Germania per studiare attentamente il modello duale.

Ha conseguito anche l’attesto di trainer dei trainers al termine di un corso professionalizzante erogato dalla camera estera tedesca in Italia partecipando ad alcuni eventi organizzati dalla camera stessa.

Si è formato inoltre in ambito CLIL conseguendo l’attestato metodologico.

E’ stato relatore in alcuni convegni provinciali in materia di opportunità offerte dall’ Alternanza Scuola Lavoro.

 

 

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