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Il nuovo Governo riuscirà a mettere fine all’interferenza straniera in Libia? Conversazione con il MP Ali Busriba

“Non ci fidiamo dei Paesi stranieri e mai ci fideremo. Se avessero inviato materiale per costruire anziché armi in Libia, ora il problema dei gruppi armati sarebbe risolto, ed invece no. Abbiamo bisogno di impegnare i giovani nella costruzione del Paese, nello sviluppo e nel commercio. Possiamo collaborare con qualsiasi Paese voglia contribuire alla ricostruzione e al progresso, ma non possiamo accettare soluzioni imposte dall’esterno. L’interferenza di Paesi terzi e la cattiva gestione del problema da parte della Missione ONU sono la principale causa della tragedia in cui viviamo. Il problema non sono i giovani”. A dirci questo è il Dr. Ali Busriba, membro del Parlamento libico per Zawiya, che oggi sta lavorando senza risparmio al progetto di riconciliazione nazionale, basandosi sul modello della pace raggiunta tra Warshefana e Zawiya, grazie al comandante del 55mo Battaglione, Muammar al-Dawi.

Infografica – La biografia dell’intervistato Ali Busriba

Il deputato crede che il nuovo Governo di Mohammad Al-Manfi ed Abdelhamid Dabaiba, designato dal Libyan Political Dialogue Forum a Ginevra, incontrerà l’opposizione dei libici. “Le Nazioni Unite, dopo aver raggiunto l’Accordo di Skhirat nel 2015, che non è stato mai implementato, oggi ci propone un nuovo Governo, ma riuscirà il nuovo esecutivo a far uscire dal territorio libico mercenari e forze straniere?”. Si domanda il Dr. Busriba, sottolineando che questa soluzione imposta dall’esterno non risponde ai problemi reali del Paese: “La Libia è militarmente divisa tra Est ed Ovest, politicamente divisa tra Due Governi e due Parlamenti. Nessuno è venuto a dirci come intende unificare queste istituzioni. Inoltre ci aspettavamo un’autorità che fosse accettabile da tutti, che godesse del consenso e del rispetto delle tre regioni della Libia”.

La Western Region Forces Union, che comprende dignitari e gruppi armati della regione occidentale aveva già rigettato il processo di dialogo a Ginevra, sollevando diversi dubbi sulla selezione dei 75 partecipanti al Forum e sulle pressioni da parte dell’inviata Stephanie Williams per votare dei candidati rispetto ad altri. Questa coalizione aveva anche criticato la recente operazione “Snakes Hunting” lanciata il mese scorso dal ministro degli Interni di Tripoli, Fathi Bashagha“Il primo errore del ministro nel lanciare questa operazione – spiega il Dr. Busriba – è stato non chiarire quali persone sono il target dell’operazione. Secondo, i giovani devono essere coinvolti e non perseguitati. Anziché riunire i gruppi armati sotto un esercito legittimo, Bashagha li sta combattendo, sostenendo però milizie e mercenari turchi nella regione occidentale. Russia e Turchia sono interessati ad avere le proprie basi in Libia ed affermare definitivamente la loro presenza nel Mediterraneo. Non sono qui per aiutare i libici. Bashagha, così come il ministro Namroush, vogliono rimpiazzare i nostri gruppi armati con le truppe turche e siriane. Stanno facilitando anche il rilascio della cittadinanza per i mercenari in Libia”.

Dr. Ali Busriba, durante il nostro incontro a Tunisi, esprime preoccupazione per l’attuale situazione, che potrebbe consentire ai gruppi estremisti di riemergere. “Abbiamo combattuto Daesh a Sabratha, sappiamo cosa vuol dire. Rifiutiamo qualsiasi ideologia estremista. I giovani libici, membri delle milizie armate, devono essere responsabilizzati attraverso corsi di formazione e permettendo loro di proseguire i loro studi all’estero”. Il deputato accoglie positivamente il ruolo che può svolgere l’Italia nella ricostruzione e lancia un avvertimento: “ci sono Paesi stranieri, anche Europei, che stanno facilitando il traffico di esseri umani dal sud della Libia per mettere in difficoltà lo Stato Italiano. Usano i migranti come arma di ricatto. Lo ha fatto la Francia in passato ed ora è pronta a farlo la Turchia per ricattare l’Europa in base alle sue agende. Come mai le sanzioni delle Nazioni Unite riguardano solamente i trafficanti sulla costa? Eppure il traffico di esseri umani parte dal confine meridionale della Libia”. 

Preferisce non rivelare i suoi programmi a breve termine, né lo preoccupano eventuali sanzioni da parte di Paesi stranieri per coloro che ostacoleranno il nuovo Governo: “Non è mia intenzione impedire il suo insediamento. Ma lavorerò con i giovani e i leader di tutta la Libia per garantire che il 24 dicembre 2021, i libici possano andare al voto ed eleggere i propri legittimi rappresentanti. Non permetteremo che si ripeta quanto già accaduto con Skhirat nel 2015. Serraj sarebbe dovuto rimanere un anno e mezzo, sono passati più di cinque anni…”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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