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Il grande ricatto. Erdoğan pronto ad aprire le frontiere verso l’UE

Il piano di Recep Tayyip Erdoğan di allargamento della sua influenza in Siria sta riscontrando più difficoltà del previsto vista la ferma resistenza di Damasco e Mosca a difendere la libertà di uno stato sovrano. Ieri sono stati uccide durante gli scontri ad Idlib una trentina di militari turchi ma tranne la solidarietà l’Europa e gli Stati Uniti non hanno offerto alcun aiuto ad Ankara. Ecco quindi che la strategia del sultano nelle ultime ore è cambiata: non potendo vincere la battaglia sul campo, essendo risultato ampiamente sconfitto, sta provando l’arma del ricatto annunciando che il suo Paese ha cessato di controllare i confini per impedire ai migranti presenti nel paese di andare verso l’Europa. Un lavoro per il quale in questi anni si è fatto lautamente pagare da Bruxelles (10,6 miliardi dal 2007 al 2020). Il “sultano” pensa che la spinta di un milione di profughi possa vincere le resistenze dell’Europa ad un supporto diretto nello scontro con Siria e Russia. 

Il quotidiano ellenico “Kathimerini” riporta la notizia che la Turchia starebbe fornendo autobus per trasportare i migranti nell’area di confine con la Grecia. Alcuni migranti – seconda l’agenzia Nova – avrebbero lanciato pietre verso la polizia ellenica, che ha risposto con il lancio di gas lacrimogeni e granate assordanti. “Alcuni migranti starebbero cercando dei passaggi lungo il fiume Evros, che segna quasi tutto il confine tra Grecia e Turchia, dal momento che i due valichi di frontiera ufficiali nell’area sono chiusi dal lato greco. Il governo di Atene ha deciso di dispiegare un elevato numero aggiuntivo di agenti di polizia e militari dalla regione della Macedonia centrale; anche i reparti di due forze speciali elleniche stanno già operando per presidiare il confine greco-turco”. 

Il premier Kyriakos Mītsotakīs ha annunciato che: “Non saranno tollerati ingressi illegali di migranti in Grecia: Stiamo rafforzando la nostra sicurezza ai confini. Numeri significativi di migranti e rifugiati si sono radunati in ampi gruppi al confine terrestre greco-turco e hanno tentato di entrare illegalmente nel paese. La Grecia non ha alcuna responsabilità per i tragici eventi in Siria e non sconterà le conseguenze delle decisioni prese dagli altri. Ho informato l’Unione europea della situazione”.

In queste prime ore la Grecia avrebbe impedito a circa 4 mila migranti in arrivo dalla Turchia di entrare “illegalmente” nel Paese e dunque in Europa, a sostenerlo il portavoce del governo Stelios Petsas che parla chiaramente di “tentativo organizzato”. 

Ancora una volta Erdoğan per sostenere la sua buona fede parla della distruzione di siti di armi chimiche. Peccato che da anni sia stato certificato che a portare ad Idlib armi chimiche sia stato proprio il governo turco per lanciare provocazioni verso il governo di Damasco. E quindi chiede “Ho detto a Putin, fate una base se volete, ma lasciateci soli a fare i conti con il regime di Damasco. Quella in Siria per noi non é un’avventura, abbiamo perso 36 dei nostri. Purtroppo alcuni ancora non non hanno capito il senso della nostra presenza a Idlib. Abbiamo 3, 7 milioni di profughi siriani in Turchia, 1,5 milioni al confine di Idlib in fuga, ma sono in 4 milioni a rischio. Con Idlib é partito un gioco per metterci all’angolo e farci pressione, cercando fuori farci rinunciare quello che abbiamo ottenuto in Siria, dove sono stati i Siriani a invitarci e noi non andremo via fino a quando non ci diranno che il lavoro é finito”. Peccato che nessuno abbia invitato la Turchia in Siria, Erdoğan sta tentando di allargare la fascia di rispetto creata perché l’appetito viene mangiando e ora vorrebbe invadere uno stato sovrano, alleandosi con il Califfato nero che per mesi Assad e Putin hanno combattuto con perdite di uomini. 

La parte russa della commissione russo-turca, che controlla l’attuazione della tregua in Siria, ha registrato 39 violazioni del cessate il fuoco nelle ultime 24 ore, mentre la parte turca ha registrato 36 violazioni. Lo ha reso noto il ministero della Difesa russo. “Nelle ultime 24 ore, la parte russa della Commissione Russia-Turchia sulle violazioni dell’accordo congiunto ha registrato 39 casi di violazioni del cessate il fuoco nelle province di Aleppo (18), Latakia (12), Idlib (8), Hama (1). La Turchia invece ha registrato 36 casi di violazioni del cessate il fuoco nelle province di Idlib (33) e Aleppo (3). Il ministero russo ha aggiunto che oltre 700 rifugiati siriani sono ritornati nelle loro case dalla Giordania e dal Libano. “Nel corso dell’ultimo giorno, 701 rifugiati sono tornati nella Repubblica araba siriana dai territori di Stati stranieri, tra cui 178 persone provenienti dal Libano” ha detto il ministero. La Russia svolge regolarmente operazioni umanitarie in tutto il paese e aiuta Damasco a fornire un passaggio sicuro per il ritorno dei rifugiati siriani. A tutti è palese però il gigantesco ricatto che sta subendo l’Occidente da parte della Turchia: ora si dovrà verificare quanto varrà il principio del rispetto di “stato sovrano” alla pressione di un nuovo esodo organizzato dalla Siria ad opera della Turchia come dichiarato dal portavoce del Governo ellenico.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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