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Il dopo Serraj, quali prospettive in Libia

È iniziato il totoscommesse su chi prenderà il posto di Fayez al-Serraj da quando il premier ha anticipato in un discorso alla Nazione, mercoledì 16 settembre, la sua volontà di lasciare il potere entro e non oltre la fine di ottobre 2020. In questo arco di tempo, il comitato di dialogo politico formato dalla Camera dei Rappresentanti, dall’Alto Consiglio di Stato e da una delegazione neutrale scelta dalla Missione di Sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL) dovrà decidere a chi spetta guidare il Paese fino alle tanto desiderate elezioni. Quali saranno dunque i prossimi step? E chi sono i candidati che potrebbero passare alla guida del Consiglio presidenziale?

Le reazioni esterne all’annuncio di Fayez Al Serraj

Molti Paesi non hanno benvenuto la mossa del premier in carica. Il ministro degli Esteri turco Çavuşoğlu in una intervista televisiva ha negato le accuse di dimissioni immediate del primo ministro libico Fayez Sarraj, ma afferma che potrebbe lasciare il suo incarico l’anno prossimo per l’unità del Paese. Il ministro turco ha aggiunto che gli incontri tra le delegazioni turca e russa continuano a trovare una soluzione politica nel paese dilaniato dalla guerra. “Posso dire che oggi abbiamo avuto un incontro produttivo. Il nostro obiettivo è un cessate il fuoco in Libia. Non dirò nulla sugli sviluppi sul campo”, ha dichiarato, rivelando che la Turchia e la Russia si sono avvicinate a un accordo su un cessate il fuoco e un processo politico in Libia durante i loro ultimi incontri ad Ankara. Accordo che si è concretizzato con l’annuncio da parte del vicepresidente Ahmed Maeteeq e del Generale Khalifa Haftar di riavviare la produzione e le esportazioni petrolifere.

Abbiamo preso atto che Al-Sarraj ha annunciato la sua intenzione di lasciare il suo incarico alla fine di ottobre, per aprire la strada all’emergere di una nuova autorità esecutiva”, ha detto venerdì il ministero degli Esteri italiano, indicando che il premier dovrebbe avviare negoziati nel quadro del dialogo politico Libico sotto l’egida delle Nazioni Unite. “Questa è una decisione che tradisce una grande responsabilità, in una fase critica della storia della Libia”, ha commentato la Farnesina. Anche gli Stati Uniti non erano d’accordo sulla decisione di Al-Serraj che secondo il suo entourage avrebbe dovuto rassegnare dimissioni immediate, salvo poi cedere alle pressioni dell’ambasciatore USA e del capo dell’UNSMIL, Stephanie Williams, e concedere tempo fino ad ottobre per finalizzare i negoziati.

La scelta del nuovo Governo

La base di riferimento per la nomina del nuovo Governo resta l’Accordo Politico Libico (Libyan Political Agreement LPA) il quale all’articolo 4 afferma che “le dimissioni del Primo Ministro, la sua morte o la vacanza dal suo incarico per qualsivoglia motivo comporteranno le dimissioni dell’intero Governo. In questo caso, il governo uscente continuerà a funzionare come governo provvisorio, guidato da uno dei deputati, fino alla formazione di un nuovo governo. La Camera dei Rappresentanti si consulterà con il Consiglio di Stato al fine di raggiungere un consenso su una sostituzione entro una data non oltre dieci giorni dalla data in cui il posto è diventato vacante. Questa selezione sarà approvata dalla Camera dei Rappresentanti”.

Partendo da ciò, nei recenti incontri in Marocco, i partecipanti ai negoziati politici hanno concordato sulla necessità di stabilire un Governo separato rappresentato da un Primo Ministro ed un Consiglio presidenziale formato da un presidente e due vice. Entro la fine del mese sapremo se ad eleggere queste figure chiave spetterà alle delegazioni della Camera e dell’Alto Consiglio di Stato, o se il compito verrà affidato al Comitato di dialogo di Ginevra che prevede la partecipazione di tre delegazioni, rispettivamente da Camera dei Rappresentanti, Alto Consiglio di Stato e una delegazione neutra i cui componenti verranno nominati dalla Missione ONU. Quest’ultima modalità è quella per cui spingono gli Stati Uniti, secondo le informazioni trapelate, durante le fitte trattative con le parti libiche. Le delegazioni hanno anche confermato quanto già affermato nell’LPA ossia l’importanza di redigere durante il periodo di transizione di una costituzione permanente per la Libia che raggiunge le ambizioni e le aspirazioni del popolo libico verso la costruzione delle istituzioni statali fondate sullo Stato di diritto e sul rispetto dei diritti umani. Considerato il proliferare di movimenti spontanei e di nuovi partiti politici, sembra fondamentale allargare il processo politico al maggior numero di attori affinché il nuovo Governo raccolga il maggior numero di consensi, senza ripetere gli errori del passato. 

Chi sarà il nuovo Primo Ministro?

Moltissimi i nomi candidati a ricoprire la carica di Presidente e di Primo Ministro. I principali stakeholders, secondo quanto abbiamo visto fin qui sono il presidente dell’Alto Consiglio di Stato (HCS), Khalid Al-Meshri, e il presidente della Camera dei Rappresentanti (HoR), Aguila Saleh Issa. Il presidente dell’HCS sembra stia spingendo per la nomina di Abdel Majid Saif Al-Nasser, ambasciatore della Libia in Marocco, che tuttavia potrebbe non ricevere l’approvazione della comunità internazionale proprio per la sua affiliazione alla Fratellanza Musulmana. Quattro i nomi dati per favoriti nella corsa al potere per il ruolo di Primo Ministro della Libia: Fadeel Al-Ameen, di nazionalità americana, si sta muovendo molto bene per guadagnarsi il sostegno della Casa Bianca; l’ambizioso ministro dell’Interno Fathi Bashagha che con i propri gruppi armati detiene de facto il controllo della capitale Tripoli, considerato inizialmente l’uomo del Regno Unito si è avvicinato molto alla Turchia durante l’offensiva dell’LNA sulla capitale Tripoli; il misuratino Abdel Hamid Bdeiba; ed infine Aref Ali Nayed, ex ambasciatore della Libia negli Emirati Arabi Uniti. Numerosi altri nomi si rincorreranno nelle prossime ore, tra cui anche alcuni membri dell’attuale Consiglio presidenziale come il vice-presidente Ahmed Maeteeq. Questi personaggi, tuttavia, sembrano non avere alcuna possibilità in quanto vengono visti come i responsabili dell’attuale crisi. 

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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