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Il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bengasi continua a crescere grazie agli sforzi personali di docenti e studenti

Bengasi “Gli altri dipartimenti ricevono grande sostegno dall’esterno. Ad esempio il dipartimento di inglese riceve materiale e supporto da Regno Unito e Stati Uniti, quello di Francese dalle università tunisine o algerine. Invece noi no. Solo di recente il consolato italiano a Bengasi ci ha fornito dei libri in vista dell’apertura della biblioteca. Il dipartimento di Italianistica all’Università di Bengasi è frutto principalmente di sforzi personali, fatti da docenti ed allievi, in questi anni in cui l’Italia è stata completamente assente o quasi in Cirenaica. L’italiano nel mondo arabo non è molto diffuso proprio perché sembra che all’Italia non interessi valorizzare e proteggere la propria lingua. In molti vogliono studiare l’italiano, ma non in università, perché dopo 4 anni non ci sono sbocchi nel mondo del lavoro per i nostri laureati. Manca la presenza italiana, le aziende italiane a Bengasi. La recente decisione di insegnare l’italiano nelle scuole ci ha dato un respiro di sollievo. C’è inoltre un problema di visti, la maggior parte delle applicazioni vengono rigettate anche per coloro che intendono recarsi in Italia per seguire un master o un dottorato di ricerca. I nostri studenti spesso diventano assistenti presso la nostra università, per poco più di 700 dinari libici (120 euro secondo il cambio parallelo)”. Sforzi personali che stanno dando incoraggianti risultati con numeri in crescita: oltre ottanta iscritti quest’anno, e maggiori iscrizioni si prevedono per l’anno a venire grazie alla ritrovata stabilità e al supporto del rettore dell’Università, Azzedin Al-Dressi.

Video – Il direttore del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bengasi Mohammed al-Agguri

Il conflitto, che i libici finalmente si sono lasciati alle spalle, ovviamente non ha aiutato la cultura e il percorso di istruzione, con aule e sedi che oggi si spostano secondo i lavori di manutenzione, ci spiegano il capo del Dipartimento Mohammed al-Agguri e l’assistente da oltre sei anni, Issa El Abbar, i quali sottolineano che il Dipartimento di Italianistica presso l’Università di Bengasi è quello che ha sofferto maggiormente per una serie di ragioni. “La prima, è senz’altro da ricercarsi nelle scelte politiche di Roma in passato che ha sempre adottato un atteggiamento pro-Tripoli, quasi ostile nei confronti di Bengasi. Il secondo motivo appartiene al retaggio storico e culturale, con una serie di preconcetti, frutto della propaganda anti-coloniale, nonché di falsi miti sfruttati dal precedente regime”. 

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Immagini dall’Università di Bengasi

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Con la rivoluzione di settembre del colonnello Gheddafi nel 1969, circa 20 000 italiani furono costretti a cedere improvvisamente i propri beni e le proprie attività economiche il 7 ottobre 1970 – ancora oggi le varie associazioni di profughi e rimpatriati si battono per ottenere un risarcimento dallo Stato – e a lasciare il Paese. L’ex regime ha anche assunto iniziative di carattere emblematico, come lo smantellamento dell’arco dei Fileni, nel 1973, in quanto ritenuto un simbolo del periodo coloniale. Il direttore del Dipartimento di Italianistica presso l’Università di Bengasi, Mohammed Al-Agguri, ha sottolineato l’importanza di mettere al primo posto le persone perché la ‘real politic’ non è utile in questo momento. Un pensiero condiviso da molti a Bengasi, che attendono con impazienza la riapertura del Consolato d’Italia. “Queste idee di odio contro altri Paesi devono sparire – afferma Al Agguri, aggiungendo che – il Dipartimento di Italianistica per anni è stato visto come inutile, ma in realtà stiamo facendo un grandissimo lavoro. Attraverso l’insegnamento della lingua, uniamo i popoli e l’umanità e gettiamo le basi per un futuro di pace, cooperazione e ricostruzione. L’Italia di oggi non è quella di ieri, scriveva un poster nel 2008, durante la visita di Berlusconi a Bengasi per la firma del Trattato di Amicizia tra i nostri due Paesi con Muammar Gheddafi. Ed è la verità, siamo grati all’Ambasciata d’Italia a Tripoli per i libri che ci ha fatto ricevere. Sono testi preziosi che utilizziamo con i nostri studenti perché è difficile reperire questo materiale di studio ed auspichiamo un futuro di maggior collaborazione, anche da parte di enti ed università italiane”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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