I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

Il coronavirus non ha toccato le isole del Pacifico, ma la crisi da quarantena sì

Le isole della Polinesia e della Melanesia hanno avuto finora numeri di contagi da coronavirus prossimi allo zero e a maggior ragione i decessi, che sono stati rarissimi. Anche se de facto indenni dalla pandemia, gli Stati insulari dell’Oceania hanno comunque attuato o subito gli effetti della quarantena mondiale, primo fra tutti la crisi delle attività legate al turismo. Nelle isole Figi, uno dei Paesi più “colpiti” (28 contagi e 2 decessi su circa 900mila abitanti), il ministro dell’Economia Aiyaz Sayed-Khaiyum ha incoraggiato i cittadini a richiedere i fondi governativi destinati a aiutare i lavori danneggiati dalla crisi del COVID-19. 

Vista la situazione solo apparentemente serena, è stata quindi accolta calorosamente la notizia dell’apertura di un nuovo supermercato della catena “Suntek” nella città di Savusavu, situata su Vanua Levu, una delle due principali isole dell’arcipelago. Il proprietario Shiu Sundar ha investito nel progetto un milione di dollari delle Figi, che equivalgono a circa 400mila euro, e darà lavoro come minimo a 40 persone.

Il governo figiano sta già pianificando il futuro: l’obiettivo dei prossimi due decenni sarà di rendere le Figi il centro di gestione e interscambio per tutta l’area nella sfera dei viaggi, del commercio, delle tecnologie ICT e dello sviluppo in generale. Si è espresso così il primo ministro Voreqe Bainimarama all’inaugurazione del “National Consultation Workshop” dedicata alle strategie per il 2050. Altri Paesi oceanici stanno proseguendo il rimpatrio dei concittadini che si trovavano all’estero per lavoro o la partenza dei lavoratori stranieri dal proprio territorio. Da Tonga è partito un volo charter operato da Air NZ che ha evacuato cittadini vietnamiti e singalesi che lavoravano al nuovo edificio della Tonga Broadcasting Commission, costruito da un’azienda giapponese. 

Torneranno invece a Vanuatu ben 800 lavoratori stagionali che erano in Nuova Zelanda. Le autorità hanno detto che applicheranno tutti i protocolli dettati dal Ministero della Salute in conformità a quanto prescritto dall’OMS, al fine di tenere il COVID-19 fuori da Vanuatu: infatti non si è avuto finora nemmeno un contagio  e il governo intende mantenere inalterata questa statistica. Nel frattempo, il ministro Silas Bule ha incontrato l’Alto Commissario australiano Sarah deZoeten per discutere gli sforzi scientifici e finanziari dell’Australia per la creazione di un vaccino e per dare poi la possibilità per le isole del Pacifico di ottenerlo facilmente. La disponibilità del vaccino renderebbe possibile riaprire le frontiere e far rinascere il settore del turismo. Con la stagione turistica compromessa, anche l’arrivo di alcuni beni è stato sospeso. Un grossista di liquori e bevande, Robert Calvo di Port Vila, ha dichiarato di aver ricevuto l’ultimo carico lo scorso dicembre, e ora si trova a dover vendere pure le bottiglie che teneva come riserva. Prima del coronavirus, Calvo effettuava ordini direttamente dalla Francia ogni tre mesi, mentre adesso non ha idea di quando passerà la prossima nave cargo

Condividi questo post

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password