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Il Bhutan verso la legalizzazione dell’omosessualità

Il Regno del Bhutan si appresta a introdurre un cambiamento importante nella sua società. È stato infatti approvato a larga maggioranza un disegno di legge che legalizzerà i matrimoni omosessuali, finora vietati implicitamente dal codice penale in quanto “sesso contro natura”. L’omosessualità verrà quindi tollerata in quello che era forse l’ultimo Paese asiatico a stigmatizzarla persino sul piano legale; prima di esso era stata la vicina India, che aveva tolto il divieto due anni fa. Simbolicamente la data dell’approvazione coincide con quella della Giornata dei Diritti umani. Ad ogni modo, per entrare in vigore l’emendamento dovrà ancora ricevere l’assenso finale del capo di Stato Sua maestà re Wangchuck. Il divieto di rapporti omosessuali considerati contro natura strideva in maniera eclatante, almeno dal punto di vista degli attuali valori occidentali, con l’indice di Felicità Nazionale Lorda di cui il Bhutan è famoso, una curiosa alternativa al Prodotto Interno Lordo con cui solitamente viene misurato il benessere di uno Stato. L’indice di felicità, inserito addirittura nella Costituzione del Paese dal 2008 e che è una sorta di linea guida per il governo del Bhutan, comprende i seguenti elementi: lo sviluppo socio-economico sostenibile ed equo, la difesa dell’ambiente, la conservazione e la promozione della cultura, il buon governo. Tuttavia, il Bhutan è si è aggiudicato soltanto il 95° posto nello World Happiness Report del 2019, una sorta di classifica mondiale della felicità redatta con i dati forniti dalla prestigiosa società di sondaggi Gallup e con la sponsorizzazione, tra gli altri, di due colossi italiani quali il caffè Illy e i prodotti cosmetici Davines.

Il miglioramento della qualità della vita in Bhutan ha portato con sé anche l’allungamento della vita media, che ora è di 77 anni. La conseguenza è che deve allungarsi anche l’età lavorativa, compresa quella dei dipendenti pubblici: è quello che pensa il deputato Ugyen Dorji, che ha proposto un sistema di determinazione dell’età pensionabile degli statali che si adegui ai cambiamenti dell’età media. Dorji si è appellato a quanto fatto dai Paesi vicini, membri del gruppo SAARC (South Asian Association for Regional Cooperation): ad esempio il Pakistan è passato da 60 a 63 anni e il Bangladesh da 57 a 59. In Bhutan si vorrebbe arrivare a 60 anni. Tuttavia, sulla proposta il premier ha glissato dicendo che introdurre emendamenti nel BCSR (Bhutan Civil Service Rules and Regulations) non fa parte dei compiti del governo; e infine il Parlamento si è espresso in modo contrario.

Il Bhutan è preoccupato dal fenomeno dei prestiti illegali, che sta prosperando sempre di più nonostante il divieto della Banca centrale. I prestiti possono celarsi dietro assegni fraudolenti, passaggi di proprietà fittizi o altri schemi più o meno fantasiosi, ma il dato di fatto è che la legge del 2016 che regola i prestiti fra privati non ha dato alcun effetto positivo. Infatti, i prestatori non autorizzati riescono comunque ad operare con successo sul mercato nero, perché con questa legge non si riesce ad incastrarli. Anzi, coi loro metodi (ad esempio il far siglare alla controparte diversi documenti) spesso ottengono l’impunità a discapito di coloro che prendono i soldi in prestito. I prestatori sono solitamente uomini d’affari, proprietari di case, dipendenti pubblici, taxisti e persino carcerati.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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