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Hong Kong, continuano le violenze delle forze dell’ordine. Un donna incinta è stata fatta cadere dalla polizia

Ancora una brutta pagina di violenza ad Hong Kong. Il noto attivista per i diritti democratici Joshua Wong ha pubblicato un’ora fa sul suo profilo twitter una serie di immagini e video dove si mostra come la scorsa notte le forze di polizia abbiano preso di mira dei manifestanti disarmati arrivando a far cadere a terra una donna incinta. Come si evince nel tweet di Wong “la donna è stata trascinata con forza dalla prima di cadere a terra. #La polizia ha persino sparato spray al peperoncino contro coloro che hanno cercato di aiutarla a cadere. Chiaramente è un uso sproporzionato della forza contro una donna incinta!”.

In particolare pare che lo spray sia stato utilizzato per scoraggiare le riprese dei giornalisti presenti in loco. Continua quindi ad aggravarsi la situazione nella provincia semiautonoma.

In queste ore l’attivista Nathan Law – già legislatore ad HK e che si è dovuto trasferire a Londra in esilio – ha lanciato un appello al ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas affinché la Germania lavori assieme ad altri paesi perché venga istituita la figura del relatore speciale delle Nazioni Unite per la Cina e per Hong Kong. Nella sua missiva Law ricorda di essere stato il più giovane parlamentare eletto nella penisola prima di essere allontanato per aver citato le parole del Mahatma Gandhi nel suo giuramento. L’attivista pone l’accento sulla legge sulla sicurezza nazionale voluta da Pechino per Hong Kong ed entrata in vigore il 30 giugno, alla vigilia del 23mo anniversario del rientro della già colonia britannica sotto la sovranità cinese, parla di deterioramento delle libertà fondamentali “tra cui quella di espressione, di stampa, accademica” che sono state “direttamente colpite” dal provvedimento. Lo scopo è porre fine all’autonomia della città, aggiunge, ed è una “spudorata violazione” della dichiarazione tra Cina e Gran Bretagna sul ritorno di HK nel 1997, valida peraltro fino al 2047. 

Nel giorno delle violenze verso la donna incinta il ministro degli esteri cinese ha tentato di difendere i campi di detenzione nello Xinjiang e la nuova legge sulla sicurezza di Hong Kong, spazzando via le preoccupazioni dei paesi europei. Il ministro degli Esteri Wang Yi è al suo primo tour europeo da quando è scoppiata la pandemia di virus, cercando di rilanciare il commercio e la cooperazione diplomatica. Parlando a Parigi in una conferenza all’Istituto francese di relazioni internazionali, Wang ha detto che coloro che sono stati inviati ai centri di rieducazione nello Xinjiang sono stati rilasciati e messi a lavoro, anche se gruppi per i diritti e famiglie riferiscono di detenzioni continue e perdita di contatti con i propri cari. Wang ha anche avvertito i paesi stranieri di non interferire in quelli che ha detto essere affari interni cinesi. Sempre Yi ha aggiunto che “i diritti di tutti i partecipanti al programma di istruzione e formazione, sebbene le loro menti siano state invase dal terrorismo e dall’estremismo, sono pienamente garantiti. Ora si sono laureati tutti, ora non c’è nessuno nel centro di istruzione e formazione. Hanno tutti trovato lavoro”.

Il governo cinese avrebbe detenuto, fino ad oggi, circa 1 milione o più membri di minoranze etniche turche nello Xinjiang, tenendoli in campi di internamento e prigioni dove sono soggetti a disciplina ideologica, costretti a denunciare la loro religione e lingua e abusato fisicamente. La Cina pensa che gli uiguri, che sono per lo più musulmani, nutrano tendenze separatiste a causa della loro cultura, lingua e religione distinte. Sulla vicenda di Hong Kong Wang ha definito che la legge sulla sicurezza sia una questione legata agli affari interni cinesi e ha detto che le potenze straniere non dovrebbero interferire.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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