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Gli olandesi come percepiscono l’Italia? E un lavoratore italiano in Olanda come vive il dibattito sul Recovery?

Il Recovery Fund è stato portato a casa questa notte. Il dibattito negli ultimi mesi e soprattutto nelle ultime settimane è stato serrato ed estremamente faticoso a causa della strenua contrapposizione in particolare tra il primo ministro olandese Mark Rutte e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte. Sono volate accuse pesanti contro lo stile di vita degli italiani e l’incapacità della classe dirigente italiana. Un dibattito aspro che ha coinvolto anche i cittadini di Olanda e Italia, sollevando una contrapposizione forte tra le due nazioni stimolandone i nazionalismi più beceri. Ecco allora che abbiamo pensato di chiedere ad un cittadino italiano, Carlo Dal Sasso, che lavora da tre anni nell’ambito dell’editoria in Olanda per comprendere dalla sua viva voce come si percepisca il nostro Paese e il dibattito politico in corso.

Infografica – Biografia dell’intervistato Carlo Dal Sasso

– Da quanto tempo lavora in Olanda e perché ha deciso di trasferirsi dall’Italia?

Sono qui da 3 anni. Ne avevo quasi 40 e sentivo che era venuto il momento di dare una svolta alla mia esistenza. Una mia amica ha condiviso su facebook la ricerca di un posto nella sua azienda di Amsterdam come traduttore e montatore. Ho mandato il cv e neanche un mese dopo mi ero trasferito, iniziando un nuovo capitolo della mia vita. Sottolineo che in Italia lasciavo un lavoro a tempo indeterminato per uno a tempo determinato ma avevo perso talmente tanti treni nella mia vita, a quel punto, che non potevo lasciarmi sfuggire questa occasione. Dopo due anni l’azienda non mi ha concesso il tempo indeterminato e mi ha lasciato a casa ma non mi sono mai pentito della mia scelta. Dopo qualche mese di disoccupazione, sorretto dagli ammortizzatori sociali che qui funzionano benissimo (e si richiedono con un clic), ora lavoro in un’altra azienda. Il tasso di disoccupazione è al 3,4% contro l’8,4% italiano.

– Come sta vivendo il popolo olandese il dibattito circa gli aiuti a paesi come l’Italia?

È una nazione, e di conseguenza un popolo, da sempre attento al denaro. Non per niente fa parte, insieme a Austria, Danimarca e Svezia, dei cosiddetti paesi frugali all’interno della UE. Naturalmente la maggioranza di Rutte è espressione del voto popolare e la mia impressione è che anche la maggior parte degli olandesi sia nettamente schierata contro questi aiuti. Tuttavia io vivo ad Amsterdam, che da sempre ha una traduzione più liberal (al potere c’è da due anni la prima sindaca donna della città): in città gli aiuti quindi non sono così osteggiati. 

– E i media locali? Come raccontano il dibattito in corso?

Ha destato impressione presso la comunità italiana qualche mese fa, all’inizio della pandemia e del dibattito sui recovery fund, la popolare trasmissione Zondag met Lubach (una specie de “Le iene”) che si è scagliata apertamente contro l’Italia accusandola di parassitismo.

Tuttavia direi che nei Paesi Bassi il coinvolgimento è minore: non c’è tutto questo accanimento contro di noi che si percepisce dai media italiani né, d’altronde, tutto questo interesse alla questione. 

– Tralasciamo il post pandemia, qual è l’opinione che hanno normalmente gli olandesi dell’Italia?

La questione degli aiuti è controversa perché tutti amano il nostro paese, che conoscono molto bene perché mediamente molto acculturati: ci trascorrono molto tempo, imparano la nostra lingua, sono pazzi di un reality show dove si narrano le vicende di loro connazionali che hanno comprato le famose case sarde a 1 euro

– La Confindustria olandese con quella italiana hanno sottoscritto un appello affinché si attivi il Recovery Fund al più presto, mettendo da parte gli egoismi nazionali. Ci sono voci interne che si levano a favore di un approccio più solidaristico?

La maggior parte dei media nazionali sostiene il Presidente e quindi è nettamente schierata contro gli aiuti, altri, come i quotidiani di Amsterdam, sono più clementi e ragionano, ipotizzano e si chiedono: “Cosa farebbero gli Italiani se fossero al nostro posto? Avendo una tradizione commerciale e mercantile sono molto attenti al denaro e a come spenderlo.

– Che opinione hanno gli olandesi dell’Europa secondo la sua esperienza?

L’Olanda, come l’Italia, è uno dei paesi fondatori della CECA, organismo precursore della UE: gli olandesi sono fortemente europeisti. Essendo una società di servizi e vivendo sul commercio internazionale, conoscono bene i vantaggi che hanno ricavato dall’UE e sarebbero dei folli se ne minassero le fondamenta.

– Quanto spazio trovano sui media locali le notizie degli altri Paesi Ue? E’ differente dall’Italia?

Direi che il coinvolgimento è decisamente minore. È vero però che la politica europea dipende da quella nazionale. I populisti come Geert Wilders, col suo cartello di “benvenuto” a Conte all’Aja, fanno pressione contro il governo e gli scossoni che ne seguono sono percepiti anche a livello europeo. Tuttavia, è sempre una questione di “orticelli”: una volta che sanno che i loro soldi sono al sicuro, gli olandesi si disinteressano dei problemi degli altri paesi europei.

– L’Italia viene raccontata solo negativamente?

No, anzi. Tutte le prime fasi delle misure anti Covid nel paese sono state prese, come in altre parti del mondo, tenendo conto delle mosse dell’Italia e del governo Conte per “abbattere la curva” dei contagi. Le immagini dei cori dalle terrazze, poi, hanno fatto il giro anche qui.

– Che immagine ci si ha dell’Italia guardandola dall’estero?

Dopo un po’ ti dimentichi le ragioni per le quali hai voluto evadere dal posto in cui “tutti sanno il tuo nome”: ti manca la piazza e il suo concetto. Ti manca “casa” (anche se sei iscritto all’AIRE, paghi le tasse in Olanda e sei stato depennato dalla mutua italiana, e quindi casa tua è ora tecnicamente qui) ma hai con l’Italia un rapporto di amore e odio. I Paese Bassi sono, appunto, piatti: verdi, bellissimi, ma alla lunga noiosi. In Italia, invece, il paesaggio cambia sempre e non ti annoia mai. 

Poi sai che, quando torni, poche cose funzionano: in Italia tutti usano ancora i contanti, nessuno parla inglese, fai la fila in posta, disordinata e inutile: la lista è lunga. Adesso ad Amsterdam per ordinare nei bar scansioni un qr code e leggi il menù sul cellulare, paghi con una app, e ti arriva l’ordine al tavolo.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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