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Frye: la storia della civiltà, anche post-pandemia, narrata in mattoni e sangue

La pandemia e la quarantena stanno cambiando drasticamente le nostre abitudini e il nostro modo di rapportarci agli altri. Stiamo riscoprendo il valore della casa, un luogo che ci accoglie e ci protegge da quel subdolo nemico chiamato Covid-19. Tutta la storia dell’uomo è in effetti un rincorrersi di paure più o meno giustificate, che hanno portato la società a cercare sicurezza al chiuso di una cinta muraria. Ecco allora che il libro “Muri. Una storia della civiltà in mattoni e sangue“, edito da Piemme, diventa di grande rilevanza perché l’autore David Frye, docente di storia presso la Eastern Connecticut State University, narra con grande passione e abilità, provocando in modo garbato e stimolando la riflessione, questa ricerca di salvezza dietro a un muro. Abbiamo chiesto proprio al professor Frye di illuminarci su alcuni punti di maggiore attualità.

Infografica – Biografia dell’intervistato David Frye

– Nel Suo libro ricorda come le persone abbiano vissuto per molto tempo dentro o dietro muri: la storia si sta ripetendo con questa pandemia che costringe la gente a rifugiarsi nella propria città, nel proprio quartiere, anzi all’interno delle mura domestiche?

– Sì, mi sembra che accada proprio così, almeno in senso metaforico. Tutti gli organismi viventi, persino quelli non dotati di pensiero, vanno spontaneamente a cercare una protezione dalle minacce esterne. Le cellule animali e vegetali sono circondate da membrane, cioè da mura e persino i virus sono forniti di uno strato protettivo! Gli esseri umani tradizionalmente erigono barriere artificiali nel momento in cui percepiscono un pericolo: anche se nel corso della crisi attuale i muri nuovi sono pochi, le persone stanno beneficiando dei muri già esistenti, siano essi quelli della propria abitazione o quelli intorno ai confini dello Stato.

– Nel corso della storia i muri hanno svolto la funzione di difesa dei confini, permettendo così agli uomini di rivolgersi ad altre occupazioni e di raggiungere grandi risultati in altri campi: meravigliosi esempi sono i filosofi greci, i poeti romani, gli scienziati cinesi e i matematici babilonesi. Per quanto tempo le mura nazionali hanno garantito alle persone di non dover pensare a difendersi, ma di dedicarsi ad attività più alte?

– Come spiego nel mio libro, questa funzione del muro costituisce uno dei suoi effetti meno previsti e meno riconosciuti. Riducendo il numero di uomini impegnati nella difesa della comunità, le mura delle prime città consentivano a più persone di compiere la transizione da guerrieri a lavoratori, con le successive conseguenti specializzazioni nei vari settori. Fu un processo iniziato sicuramente già nella preistoria, in un momento situato tra le prime mura cittadine conosciute (Gerico, IX millennio a.C.) e l’origine della scrittura (IV millennio a.C.)

– Partendo dai Suoi studi decennali, potrebbe dirci quale fu il muro più inutile della storia?

– Sebbene il muro di Berlino fece bene il proprio lavoro, cioè eliminare l’emigrazione dalla Germania dell’Est a quella dell’Ovest, esso divenne talmente famoso come simbolo dell’oppressione comunista da essere più dannoso che utile alla Germania Orientale.

– Quale fu invece quello che raggiunse meglio gli scopi preposti?

– Credo siano state le mura Teodosiane di Costantinopoli. Si trattava di una triplice cerchia di fortificazioni costruite all’inizio del V secolo d.C. Queste mura subirono numerosi attacchi nel corso della loro storia, ma solamente nel 1453 vennero sconfitte dai potenti cannoni turchi. Quindi compirono il loro dovere per più di 1000 anni: quanti altri progetti di governi sono durati così tanto?

 I tanti muri costruiti in Medio Oriente possono spiegare le divisioni che ancora oggi esistono in quell’area geografica?

– È una domanda molto interessante. In Medio Oriente, tutti gli antichi muri di frontiera avevano sostanzialmente la funzione di garantire la salvezza dalle minacce dei nomadi, compresi i beduini del deserto (o saraceni, per usare un termine classico) e i mandriani delle alture siriane o dei monti Zagros. Tuttavia erano mura quasi impossibili da difendere ed ebbero una scarsa rilevanza nel lungo periodo. Erano invece di gran lunga più importanti le mura cittadine che permisero il sorgere delle varie civiltà di quella regione. Oggi sono tornati i muri che segnano i confini, in particolare quelli tra Israele e Arabia Saudita, Paesi entrambi recintati quasi del tutto. C’è una scuola di pensiero che sostiene come tali barriere abbiano in realtà aggravato le ostilità (ad esempio quelle tra israeliani e palestinesi), ma non dovremmo giungere sempre alla conclusione più superficiale, perchè eliminando il terrorismo che prima era endemico all’interno di Israele, la sicurezza creata dai muri ha alleggerito la tensione e ha promosso atteggiamenti positivi tra le diverse fazioni. Ironicamente, i muri hanno reso le persone più aperte: è un risultato che nel corso della storia si è sorprendentemente verificato in modo frequente.

– L’evoluzione dei rapporti tra Bruxelles e Mosca rischia di riproporre la realizzazione di un nuovo Muro di Berlino al confine tra Europa e Russia?

– All’orizzonte non vedo la creazione di alcuna effettiva barriera fisica tra Est e Ovest. Le barriere moderne di solito sono erette per difendersi dal terrorismo, dal traffico di droga e/o dall’immigrazione indesiderata: nessuno di questi problemi mi pare sia all’ordine del giorno nei rapporti tra Est e Ovest. 

– La Cina è ancora oggi il Paese delle grandi mura? 

– Anche questa è una domanda che fornisce spunti interessanti. I cinesi hanno tradizionalmente costruito le più lunghe mura di confine: qualcuno vorrebbe includere tra di esse persino il “Grande Firewall”, la barriera virtuale intorno all’Internet cinese, di cui si è molto discusso. Più di recente, è stato incredibile vedere il Governo cinese posare dei massi sulle strade di uscita da Wuhan per murare di fatto la città. Tuttavia, credo che la questione maggiore in questo momento non sia se i cinesi con un muro si autoisoleranno dal mondo, ma se il mondo si autoisolerà dalla Cina. Almeno qui negli USA, i guai causati dal coronavirus hanno generato il desiderio di ridurre la dipendenza dalle merci cinesi.

– Nel Suo saggio, Lei racconta la storia dei muri dalle loro primissime origini fino ai giorni nostri. Come si è evoluto il concetto di muro? Oggi, infatti, non serve più a fermare gli eserciti.

– I muri si rivelarono sempre più inefficaci militarmente a partire dall’uso della polvere da sparo. Le mura cittadine divennero obsolete, mentre le barriere ai confini scomparvero quasi interamente all’inizio dell’era moderna, con l’eccezione notevole della Grande Muraglia costruita in gran parte proprio in quel periodo. Alla fine del XX secolo, però, le “mura” di frontiera, di fatto recinzioni controllate da guardie, sono tornate alla ribalta un po’ in tutto il mondo. Nel mio saggio ne parlo come della “Seconda era dei Muri”. Decine di Stati hanno oggi fortificazioni ai propri confini, che nel caso di alcuni Paesi (per esempio India o Arabia Saudita) si snodano per migliaia di miglia: non sono intese per fermare gli eserciti invasori né tanto meno gli attacchi missilistici, ma come barriere contro il terrorismo, il traffico di droga e/o l’immigrazione illegale.

– Dal momento che già le precedenti amministrazioni americane avevano eretto dei muri, per esempio lungo il confine col Messico, perché solamente contro la presidenza Trump si è giunti ad evocare lo spettro del Muro di Berlino?

– Si tratta solo ed esclusivamente di calcoli politici. Negli Stati Uniti l’idea della sicurezza dei confini ha da sempre ricevuto un largo sostegno bipartisan. Non lo ebbe più a partire da quel giorno del 2015 in cui Donald Trump annunciò la propria candidatura e lo inserì come tema essenziale del suo programma. In precedenza entrambi i principali candidati democratici, Hillary Clinton e Bernie Sanders, avevano espresso la necessità di avere frontiere più sicure, mentre il presidente democratico in carica, Barack Obama, non solo aveva eretto centinaia di miglia di muri, ma ne aveva finanziato la costruzione persino all’estero. Il fulcro della polemica consisteva in una questione drammatica e importante, ma credo derivasse in realtà dall’interesse politico e dalla paura che Trump fosse un rivale ben più difficile da battere che non Bush, Cruz o gli altri candidati in corsa. Ci fu quindi un tentativo immediato di isolare Trump su questo tema: una delle tattiche usate fu quella di paragonare il muro da lui proposto al Muro di Berlino.  

– Il coronavirus, con il suo distanziamento sociale, porterà alla costruzione di nuovi muri? 

– Ultimamente non riesco a parlare con nessuno senza che mi venga chiesto in che modo l’esperienza della quarantena cambierà il mondo… Siamo tutti molto preoccupati dai possibili cambiamenti in peggio, per esempio che le persone possano cominciare ad avere timore delle normali interazioni umane o dei raduni pubblici o che queste paure possano provocare la depressione a livello planetario. Per quanto riguarda invece i muri contro il virus, non saprei con certezza: prevedo un inasprimento nei controlli alle frontiere, ma è ancora presto per dire se questi controlli avranno la forma di ostacoli fisici. Staremo a vedere.

Traduzione: Vincenzo Ferrara

Infografica – Scheda del libro “Muri” di David Frye
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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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