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“Europa e Islam” di Franco Cardini, un discorso aperto

Son alti i poggi, le valli tenebrose,

scure le rocce, le strette paurose,

quel giorno i franchi vi passan con dolore:

si sente a quindici leghe il loro frastuono…

È questo uno dei passi più noti della Chanson de Roland, il testo cantato da generazioni di europei occidentali che – come ricorda Franco Cardini – sta alla base del ciclo carolingio, la cui leggenda fu rielaborata, riadattata, financo deformata rispetto alla realtà storica e molto ci narra dei rapporti tra le potenze europee e quelle islamiche.

Nel suo “Europa e Islam”, Cardini ripercorre gli incontri e gli scontri tra questi due mondi. Accanto a quella che potremmo definire “un’operazione-verità”, l’autore propone anche una prospettiva diversa rispetto al modello italiano/eurocentrico che siamo abituati a leggere nei nostri libri di testo. 

Mai un titolo fu più esemplificativo di questo: infatti, il filo conduttore che sottende l’importante lavoro di Cardini è

il processo storico secondo il quale i rapporti si sono sviluppati, la pluralità di aspetti, di concezioni, di forme di disinformazione-antinformazione che hanno configurato e determinato le reciproche visioni”.

Risulta quindi fondamentale chiarire alcuni aspetti per comprendere gli incontri tra Europa e Islam, i quali non possono essere ricondotti soltanto a un confronto tra Cristianità e Islam stesso, in quanto il processo di secolarizzazione connaturato alla Modernità occidentale – evidenzia l’autore – impedisce di considerare l’Europa come la Cristianità. Parimenti, va ricordata la diversa concezione della religione, che per i musulmani non è solamente un sistema di fede, ma richiama quasi una sorta di diritto costituzionale. E in ultimo emerge come il mondo islamico non sia un monolite, bensì coesistevano realtà a tal punto diverse tra di loro da determinare percezioni differenti nei Paesi europei che vi entravano in contatto. La tradizione euromeridionale è limitata all’Islam turco, vicinorientale e nordafricano (del resto molto correlati tra loro). Se consideriamo invece il mondo germanico e russo, l’attenzione è spostata più sulla realtà mediorientale e centroasiatica; mentre gli inglesi e gli olandesi hanno avuto contatti principalmente con le realtà indiane. 

Ecco che dopo queste premesse metodologiche tutt’altro che noiose (come invece spesso accade), Cardini ripercorre fasi e tappe del rapporto tra i Paesi europei e quelli islamici, arrivando a demitizzare alcuni eventi importanti della nostra storiografia e squarciando quel velo di ipocrisia che la ragion di Stato ha suggerito.

Risulta antiquata – afferma l’autore fiorentino – la discussione se Poitiers abbia arrestato l’invasione musulmana dell’Europa o sia stata invece il sintomo di una stanchezza degli invasori. Gli arabi del VII secolo non avrebbero potuto disporre di un numero sufficiente di guerrieri per occupare l’intera Europa. Di qui la lettura di Cardini, secondo cui l’espansione dell’Islam non corrispose, nei primi secoli, a un’inarrestabile conquista militare, ma piuttosto a un processo non sempre coerente e continuo di occupazione. 

Interessante, poi, leggere come il frazionamento dell’Islam abbia rappresentato, in altri momenti storici, la causa della battuta d’arresto di quella espansione. Espansione agevolata, in altre fasi, dalle cripto-alleanze che i regnanti europei strinsero coi corsari musulmani, nella classica logica del “nemico del nemico”.

Una storia non certo semplice, quasi mai lineare, in cui si intrecciano fenomeni storico-economici come il collasso degli imperi persiano e bizantino, l’ascesa del califfato di Baghdad e la sua caduta a favore di quello egiziano, la rivalità fra i due blocchi e talvolta (anzi spesso) l’intelligenza col nemico per le dinamiche che si consumavano tra coloro che ufficialmente erano alleati, i tradimenti sul campo di battaglia, i contatti, la reciproca conoscenza, i commerci, passando per la creazione di veri e propri falsi storici utili alla propaganda. 

L’etica pagana era considerata un rovesciamento di quella cristiana. Cardini cita a tal proposito l’esempio dell’equivoco derivante da alcune parole, che ha determinato la credenza secondo cui i musulmani fossero dediti al culto diabolico.

Quando, prima del sorgere dell’Islam, i sarraceni erano solo i beduini che abitavano il deserto, San Gerolamo, nella ‘Vita Hilarionis Heremitae’, rilevava che essi erano dediti al culto di Lucifero: che tra il IV ed il V secolo era ancora, semplicemente, la stessa Venere”.

Importante sottolineare, in conclusione, che il lavoro di Cardini si limita solamente ad accenare quanto accaduto negli ultimi vent’anni. L’11 settembre, gli attentati di Madrid, Londra, Parigi, Barcellona, le guerre in Afghanistan e in Iraq, la crisi iraniana, il diffondersi di nuove forme di fondamentalismo, la questione dell’Islam europeo, le attuali tensioni con la Turchia: di tutto questo non si dà conto in modo puntuale e analitico. È un libro notevole, che con l’onestà intellettuale e l’approccio dubitativo propri degli storici, mette in luce aspetti poco conosciuti dei rapporti storici tra Europa ed Islam, così vicini e così lontani al tempo stesso e che si conclude con un capitolo dal titolo emblematico: “Un discorso aperto”.

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Nato a Milano nel 1980. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte come responsabile dell’Ufficio Legislativo di un Gruppo consiliare. Collaboratore parlamentare per circa un decennio, è stato responsabile della segreteria dell’Assessorato all’Ambiente, Difesa del Suolo e Protezione Civile della Regione Piemonte dal 2010 al 2014. E’ affascinato dai viaggi e dalla montagna, oltre che lettore appassionato di romanzi storici, manuali di filosofia e saggi di attualità.

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