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Elezioni in Nuova Zelanda, vittoria schiacciante di Jacinda Ardern

Alle elezioni parlamentari del 17 ottobre ha riportato una netta vittoria il Partito Laburista di Jacinda Ardern, che è quindi stata riconfermata premier dopo aver già effettuato tre anni di mandato. I risultati finali saranno comunicati soltanto il 6 novembre, ma è già chiara la composizione del prossimo Parlamento, il 53esimo, la cui durata è fissata fino al 2023. I laburisti hanno ottenuto la maggioranza assoluta, almeno 64 seggi dei 120 disponibili, cioè quasi il doppio dei seggi del maggiore partito di opposizione, il New Zealand National Party. Anche quest’ultimo, di orientamento conservatore, è guidato da una donna, Judith Collins. La Nuova Zelanda, primo Stato al mondo ad aver concesso nel 1893 il voto alle donne, si conferma così come apripista assoluto nella parità di genere, anzi di generi, perchè con queste ultime elezioni si avrà il maggior numero di parlamentari “LGBTIQ+”: dodici, cioè il 10% del totale degli onorevoli. L’ex colonia supera così la madrepatria Gran Bretagna, che conta invece il 7% di parlamentari “arcobaleno”.

La vittoria del Partito Laburista è stata trainata dal gradimento dei cittadini per il lavoro svolto dalla premier Ardern, capace di affrontare con successo almeno tre crisi pesanti accadute negli ultimi due anni di mandato. Anzitutto gli attacchi alle moschee di Cristchurch, seconda città del Paese per popolazione, avvenuti il 15 marzo 2019, che hanno causato la morte di 51 persone e il ferimento di altre 40. Fino a quel momento la Nuova Zelanda aveva vissuto ben pochi episodi di terrorismo, peraltro di matrice svariata e nemmeno lontanamente paragonabili come numero di vittime a quello di Cristchurch. La premier Ardern ha saputo reagire con fermezza, infondendo fiducia e senso di protezione ai cittadini sotto shock. Poi, lo scorso dicembre, il vulcano Whakaari è eruttato, uccidendo 21 persone e ustionandone altre 25. Infine il coronavirus: la Nuova Zelanda ne sta uscendo con meno di duemila contagi e appena 25 decessi! Si tratta di un innegabile successo organizzativo e di leadership per il governo neozelandese.

La Ardern ha ricevuto le congratulazioni di vari primi ministri, tra cui quelli del Giappone, della Corea del Sud, delle isole Cook e della Danimarca. Si è fatto sentire da Londra anche Boris Johnson, mentre la stampa britannica le ha dedicato diverse copertine, cosa evidentemente insolita per un premier neozelandese: la Ardern ha infatti commentato questa popolarità come “strana”.

Contestualmente alle votazioni per il rinnovo del Parlamento, i neozelandesi sono stati chiamati a rispondere anche a due referendum, i cui risultati preliminari saranno comunicati il 30 ottobre. Il primo dei due referendum non è vincolante e riguarda la legalizzazione della cannabis ricreativa, come previsto dal disegno di legge chiamato “Cannabis Legalisation and Control Bill”. Il secondo referendum invece è vincolante e chiedeva ai cittadini se volevano o meno che venga emanata la legge “End of Life Choice Act”, la quale legalizza l’eutanasia volontaria per coloro che soffrono di malattie terminali con meno di 6 mesi da vivere.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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