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Due super-pandemie per una sola umanità sono davvero troppe

La rivista “Mezhdunarodnaya Zhizn – International Affairs” ha intervistato Andrey Krutskikh, rappresentante speciale del Presidente della Federazione Russa sulle questione di cooperazione internazionale nel campo della sicurezza informatica e direttore del Dipartimento di sicurezza informatica internazionale del Ministero degli Esteri russo.

– Mezhdunarodnaya Zhizn: L’attuale situazione data dalla pandemia di COVID-19 quanto ha aggravato i problemi della cibersicurezza? Sono apparse nuove minacce?

– Andrey Krutskikh: Durante la lotta contro la pandemia di coronavirus, gli strumenti  digitali sono divenuti un “salvagente” per milioni di persone. Poiché consente di mantenere i contatti tra le persone, Internet sta diventando sempre più aperto, al tempo stesso portando con sé enormi rischi. Le imprese, le organizzazioni di affari e gli enti pubblici passano al regime di lavoro a distanza, lasciando aperto l’accesso ai propri dati interni: più l’umanità “si tuffa” in profondità nel ciberspazio, più risulta evidente l’aumento dei crimini informatici. Non bisogna escludere l’insorgere di tendenze ancor più pericolose, come l’attivarsi del terrorismo nello spazio informatico. Rientra oggi nel novero delle sfide strategiche più attuali anche il rischio di conflitti tra Stati nella sfera digitale, che è impossibile mantenere a un livello locale in virtù del carattere transfrontaliero delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (IT) e dell’intrecciarsi dei processi e dei modi di vivere nazionali.

Indipendentemente dai loro orientamenti politici o dal livello socio-economico, tutti i Paesi sono vulnerabili di fronte a gravi problemi di dimensione globale. Il COVID-19 ha dimostrato il carattere di interdipendenza delle nuove sfide che si stagliano davanti a noi e ha confermato la pressante esigenza di cooperazione tra gli Stati nel campo della sicurezza informatica internazionale. Da parte nostra, ci esprimiamo in maniera coerente a favore dell’inizio di una tale collaborazione in chiave professionale e propositiva. Nelle circostanze attuali, non si è mai rivelato con una tale evidenza il fatto che senza un’intesa planetaria il mondo rischia di cadere dentro un “cibercaos”, i cui effetti possono essere definiti – senza esagerazione – catastrofici. Insistiamo sull’esigenza di formulare il più in fretta possibile regole, norme e principi di comportamento responsabile da parte degli Stati all’interno dell’universo digitale, e sulla creazione di una convenzione internazionale universale per la lotta alla criminalità nella sfera dell’IT. Hanno primaria importanza nella ricerca di soluzioni contro la “ciber-pandemia”, che siano accettabili da tutti, quegli sforzi degli Stati e di altre parti interessate (mondo degli affari, società civile, circoli scientifici) che vengano fatti entro la piattaforma dell’unica organizzazione di carattere veramente universale: l’ONU. Parliamo in particolare della creazione, su iniziativa russa, del Gruppo di lavoro aperto delle Nazioni Unite (OEWG) sulla sicurezza informatica internazionale, e anche del Comitato speciale intergovernativo aperto per la formulazione onnicomprensiva di una convenzione contro l’uso dell’IT a fini criminosi.

– Mezhdunarodnaya Zhizn: Negli ultimi tempi, i servizi di intelligence americani hanno più di una volta emesso dichiarazioni a proposito dell’accresciuta attività degli hacker cinesi e russi, i quali cercherebbo di rubare dai laboratori scientifici informazioni sul vaccino di nuovo tipo contro il coronavirus. Secondo Lei a cosa si devono queste accuse?

– Andrey Krutskikh: L’infondatezza e la motivazione politica di bufale mediatiche di questo genere sono lampanti. È triste constatare che a queste azioni provocatorie prendono parte non soltanto i nostri partner americani. Mentre USA e Gran Bretagna eseguivano i loro “assoli”, altri Paesi si assumevano l’ingrato ruolo di comparse in uno spettacolo altrui: le voci di Georgia, Repubblica Ceca e Olanda si fondevano in un coro vero e proprio. Per quali altri Paesi scriveranno la partitura per questa canzone contraffatta? Viene condotta una campagna di disinformazione, specialmente nel campo della salute pubblica, al fine di manipolare il pensiero comune. Credo sia opportuno ricordare che in conformità ai punti della relazione del Gruppo di esperti governativi (GGE) adottata per consenso nel 2015 e alla risoluzione 70/237 (che fissa le sue raccomandazioni) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Uniti, qualsiasi accusa di organizzazione e di compimento di atti criminosi diretti contro gli Stati deve essere fondata. La Russia si è espressa per l’esclusione della possibilità di determinare le fonti di ciber-minaccia da parte dei Paesi arbitrariamente, a propria discrezione, senza delle corrispettive prove tecniche.

La pandemia di COVID-19 ha manifestato in modo particolarmente vistoso i rischi e le conseguenze di attività fraudolente dirette a sfruttare punti deboli in un momento in cui la società sta penando sotto pesantissime difficoltà. La Russia condivide il pensiero di una serie di Paesi sulla necessità di difendere le infrastrutture di telecomunicazioni e IT nella sfera della sanità pubblica. Proponiamo di fissare per gli Stati l’obbligo di trattenersi dall’effettuare attacchi non solo sugli enti medici, ma anche in generale sulle infrastrutture digitali degli enti che effettuano servizi di importanza vitale per lo Stato, in particolare nei campi dell’istruzione, dell’energia, dei trasporti e anche bancari e finanziari. Lavoreremo in questa direzione all’interno delle piattaforme ONU dedicate ai negoziati sulla sicurezza informatica internazionale con i Gruppi di lavoro aperto (OEWG) e i Gruppi di esperti governativi (GGE).

– Mezhdunarodnaya Zhizn: Circa un mese fa le autorità della Repubblica Federale di Germania hanno accusato la Russia di essere coinvolta negli attacchi hacker ai server del Bundestag, avvenuti nel 2015. Come al solito, non è stata allegata alcuna prova. In che modo giova a Berlino tirar fuori questa storia proprio adesso?

– Andrey Krutskikh: Permettetemi di rispondere a questa domanda con un esempio forse un po’ insolito: sorprende il fatto è che cinque anni c’era questa valigetta, che si presentava strana fino dall’inizio; stava in un angolino a prendere polvere e non interessava nessuno, ma aspettava solo il momento opportuno – e adesso finalmente è esplosa come una bomba. Ne viene l’impressione che lanciando queste pseudo-accuse all’indirizzo della Russia, i tedeschi eseguano una sorta di rito obbligato di solidarietà occidentale sotto la colossale pressione di Washington; oppure, ragionando in modo ancor più cinico, si sono così affrancati dal loro “grande fratello” per i reclami spudorati sul Nord Stream 2. I vertici della Germania si rimettono a certe “testimonianze affidabili” le quali, secondo quanto riportato dai media tedeschi, sono state ricevute – udite bene – dagli Stati Uniti. D’altra parte, gli USA sono notoriamente fornitori di “fatti accertati”… Ma davvero la Germania ha fatto pubblicare il tutto senza prima verificarne l’autenticità? Se a Berlino dispongono veramente di prove documentali provenienti da Washington sulla colpevolezza di qualcuno, la controparte russa è disposta a esaminarle. D’altronde però, come avviene in pratica, tali prove difficilmente ci saranno mostrate. Noi abbiamo bisogno di fatti, non dell’alto “grado di credibilità” tanto sbandierato dai media tedeschi. In assenza dei fatti, respingiamo con forza le accuse infondate e profondamente politicizzate di partecipazione di entità statali russe all’attacco hacker contro il Bundestag nel 2015. Rinveniamo in queste accuse un tentativo di screditare il nostro Paese e di rinforzarne l’immagine di aggressore nella mente del pubblico di tutto il mondo.

Ribadisco: la conclusione sull’appartenenza della fonte dell’aggressione informatica deve essere confermata da dati tecnici. Ai dicasteri russi competenti in materia non è stato inviato alcun materiale ufficiale né richieste ufficiali da parte della autorità tedesche per quanto riguarda gli attacchi hacker al Bundestag. Fino a questo momento, le ripetute proposte russe di esaminare le accuse della Germania in maniera obbiettiva e fondata sui fatti sono state scivolate su Berlino senza alcuna replica degna. Parlando in tutta sincerità, abbiamo già diverse volte proposto ai tedeschi di effettuare una disamina. Nel 2014 e nel 2018 Berlino ha mandato a monte unilateralmente le consultazioni interministeriali di vertice russo-tedesche già programmate e aventi come tema la sicurezza informatica, e continua ogni volta sistematicamente con diverse scuse ad evitare di riprendere questo formato di interazione così utile, all’interno del quale si potrebbero eliminare tutti i dubbi, passarsi informazioni, condurre trattative. Riteniamo sia di estrema attualità il rinnovo di un dialogo di ampia portata entro tale formato, invitandovi un debito gruppo di esperti di cibersicurezza internazionale: ciò permetterebbe di neutralizzare certi frustranti fattori di disturbo delle nostre relazioni bilaterali e di interagire su un piano pratico sulla problematica della sicurezza informatica.

– Mezhdunarodnaya Zhizn: A dicembre dello scorso anno Lei aveva detto che il volume di assalti informatici era nell’ordine di milioni o persino di miliardi, di cui 70 milioni di attacchi all’anno contro la Russia, contando solamente le strutture statali. Ha a disposizione dei dati aggiornati?

– Andrey Krutskikh: L’era digitale è la nostra nuova realtà, non è qualcosa di astratto. È impossibile immaginare il progresso umano senza le cibertecnologie e il libero scambio di informazioni nello spazio virtuale. Badate bene, il numero di sfide connesse all’impiego illegale dell’IT cresce di giorno in giorno. La situazione si sta improvvisamente deteriorando tutto il mondo. I danni materiali provocati dalla cibercriminalità, secondo i dati ONU, ammontano a 1,5 migliaia di miliardi di dollari all’anno. Come previsto dalla società di consulenza “Gartner, Inc.”, nel 2020 saranno di quasi 124 miliardi di dollari le spese mondiali per la cibersicurezza. Secondo le stime della società di ricerca “Cybersecurity Ventures”, se nel 2016 il business globale subiva attacchi di virus-estorsori ogni 40 secondi, entro il 2021 tali attacchi avverranno ogni 11 secondi. Durante la pandemia la quantità di messaggi elettronici contenenti virus e phishing è aumentata di più di sei volte. Dall’inizio di quest’anno si sono registrate più di 1 miliardo di interferenze ostili sulle infrastrutture informatiche della Federazione Russa. Sono diventati più fitti i casi di attacchi informatici mirati e coordinati, cioè consistenti di azioni collegate tra loro; il loro volume ha già superato i 12mila casi in questi ultimi mesi. Gli obiettivi di questi attacchi sono diventati le sedi e i punti di interesse degli organi statali nella sfera creditizia e finanziaria, in quella sanitaria, nell’industria della difesa, nella scienza e nell’istruzione. Tali numeri confermano il pericolo colossale rappresentato dagli attacchi informatici, poiché gli enti aggrediti sono quelli che garantiscono lo svolgimento quotidiano della vita della società e dello Stato e la sicurezza dei nostri concittadini.

Il pericolo maggiore risiede nel fatto che gli incidenti che avvengono nell’universo on-line possono portare a un conflitto su vasta scala in quello off-line. La Russia esorta a una cooperazione internazionale più efficace nella lotta alle minacce di terrorismo, in particolare nell’era digitale. L’uso dell’IT da parte dei terroristi è chiaramente una sfida alla pace e alla sicurezza mondiale che deriva dall’impiego illecito di queste tecnologie. E non è un problema solamente di carattere penale, ma anche al tempo stesso di carattere politico. Azioni del genere costituiscono una minaccia contro la sovranità degli Stati e un’ingerenza nei loro affari interni. Nessun Paese può ottenere successi da solo nella lotta contro l’uso illegale delle tecnologie informatiche. Una reale ed efficace unità nell’agire è necessaria alla comunità internazionale. Per quanto riguarda la sfera del digitale, noi siamo per un ordine mondiale in cui vi siano giustizia e pari diritti e in cui siano difesi gli interessi di tutti gli Stati, e al tempo stesso sia esclusa la possibilità di stabilire un’egemonia sull’universo informatico o quella di fissare unilateralmente “regole del gioco” che finiscano per essere convenienti soltanto a certi giocatori.

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