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Dalla Romania arriva una maschera anti-Covid futuristica

Lo scorso dicembre l’ingegnere romeno Burzo Ciprian ha vinto il concorso organizzato dal MIT Media Lab, laboratorio di ricerca facente capo al prestigioso Massachusetts Institute of Technology, per premiare la migliore maschera di protezione contro il coronavirus. Quella ideata da Ciprian possiede la particolare caratteristica di saper individuare le particelle di Covid-19 grazie a un biosensore, collegabille allo smartphone grazie a una specifica applicazione, il quale raccoglie le informazioni sui patogeni presenti nell’ambiente circostanze e calcola il rischio di possibile contagio da Covid. La maschera, denominata Social Mask, ha un design futuristico,  ma al tempo stesso non ostacola troppo la socializzazione essendo larga e trasparente. Dal 3 gennaio 2020 ad oggi la Romania ha registrato, su una popolazione di circa 20 milioni di individui, 650mila contagi e poco più di 16mila decessi. Lo scorso 24 dicembre le autorità avevano reso noto che il ritmo dei contagi era calato di quasi due volte, al punto da poter togliere lo stato di emergenza; ma ora arrivano le critiche. Raed Arafat, medico e politico romeno di origine palestinese, a capo del Dipartimento per le situazioni di emergenza, ha spiegato che dopo le festività si potrebbe vedere un nuovo e rapido aumento dei casi, che potrebbe mettere in difficoltà il sistema sanitario nazionale. La “colpa” ricadrebbe in parte su coloro che non hanno rispettato le distanze e i divieti di assembramento o che non hanno seguito le misure igieniche necessarie per non infettarsi.

Abbiamo già raccontato sulla nostra testata quali decisioni siano state prese sulle scuole in Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e Spagna, ma che cosa sta accadendo in Romania? Il nuovo ministro dell’Istruzione, Sorin Cîmpeanu, ha intanto deciso di far slittare ancora la data di riapertura delle scuole con la didattica in presenza (sospesa lo scorso novembre), pur augurandosi che ciò avvenga il più presto possibile. Per il momento viene data la precedenza con agli asili, alla scuola primaria e agli studenti con difficoltà di apprendimento online, mentre la didattica a distanza riprenderà l’11 gennaio. L’8 febbraio il governo riesaminerà le circostanze e potrebbe ordinare la riapertura normale delle scuole. Il Consiglio nazionale degli studenti romeni chiede intanto che venga decentralizzato il sistema di presa delle decisioni relative alla riapertura degli istituti scolastici: la finalità della proposta è quella di calibrare le date di riapertura in base all’effettivo numero di contagi a livello locale e di organizzare le modalità d’esame, potendo redigere diverse varianti da attuare per far sì che le sessioni d’esame si tengano senza troppi incovenienti. Le preoccupazioni degli studenti riguardano anche l’inefficacia della didattica a distanza nel lungo periodo e la necessità di colmare i vuoti formativi di numerosi compagni, mentre si avvicina alla soglia degli esami di fine anno. Il Consiglio degli studenti chiede quindi al ministro Cimpeanu di dare la possibilità di effettuare la didattica a distanza almeno nelle singole località in cui la situazione epidemiologica lo consenta.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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