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Dalcher sul suo ‘La Classe’: “Perché mai dovremmo essere proprio noi quelli immuni all’estremismo?”

In un’epoca di intrecci già letti e solo rielaborati Christina Dalcher con il suo nuovo romanzo La Classe‘, edito da ‘Nord ci regala un cameo destinato ad entrare di diritto nell’olimpo dei capolavori visionari della letteratura internazionale. Era veramente difficile riuscire a costruire un libro più innovativo e avvolgente rispetto al suo precedente lavoro ‘Vox‘, recensito nei mesi scorsi proprio dal nostro portale, eppure Dalcher ci è riuscita in modo magistrale e proprio per tale ragione le abbiamo chiesto di poterci confrontare sulla trama de ‘La Classe‘ e sulla sua visione del mondo, una visione dove l’umanità si trova sempre a doversi confrontare con i suoi istinti più bassi e pericolosi.

Infografica – La Biografia dell’intervistata Christina Dalcher

Quanto è difficile scrivere un secondo romanzo dopo un fenomeno editoriale come VOX? Quanta pressione aveva addosso?
– Se c’è qualcosa di più snervante dello scrivere un primo romanzo è proprio scrivere il secondo. Se il debutto è andato alla grande, allora si vuole essere all’altezza di quel successo. Se invece ha attirato delle critiche, allora si desidera correggere i propri errori. Si vuole accontentare i fan e al tempo stesso portare i critici dalla propria parte. Infine, ed è la parte più subdola, si ha comunque la necessità di mantenere la coerenza del proprio “marchio di fabbrica” pur creando un’opera completamente diversa. È un processo che ammattisce!  – Anche questa volta gli Stati Uniti ospitano un governo dispotico, anche se l’intreccio è completamente differente.

La sensazione, leggendo entrambi i Suoi romanzi, è che secondo Lei una deriva estremistica nella politica americana sia sempre non soltanto possibile, ma anche molto rapida. Quanta realtà e quanta finzione si trovano nei Suoi romanzi?
– Se guardiamo indietro nella Storia, troveremo esempi di derive estremiste in tutte le parti del mondo. Non mi piace affatto pensare che possano accadere negli Stati Uniti, ma perché mai dovremmo essere proprio noi quelli immuni all’estremismo? Naturalmente non credo che le donne saranno imbavagliate per davvero o che risorgerà il movimento eugenetico dei primi anni del ventesimo secolo. VOX e La Classe sono opere di fantasia, ma entrambe le storie esplorano ciò che potrebbe succedere se un certo punto di vista radicale dovesse mai trasformarsi in qualcosa di consueto.

Nel mondo, questi ultimi anni sono stati caratterizzati dalla paura e dal rancore. Sentimenti che nel secolo scorso portarono alle dittature e all’Olocausto. Potremmo riprecipitare negli sbagli di allora?
– Buon Dio, spero proprio di no! Tuttavia mi preoccupo perché tutti noi, in tutto il mondo, potremmo andare in una direzione che si allontana dal centro e che ci separa in fazioni che diventano sempre più opposte. E la paura è un eccezionale fattore motivante, che sia paura della morte o della disoccupazione o di perdere le nostre libertà. Quando gli esseri umani affrontano la paura, tendono a reagire emotivamente piuttosto che razionalmente. E questa è una ricetta per il disastro, a mio parere. 

– Al centro del suo nuovo lavoro c’è ancora una volta come protagonista una donna, Elena Fairchild. Quali sono le differenze tra le due eroine? E soprattutto sono entrambe vere eroine o hanno anche ombre?
– Gli eroi buoni e puri sono così noiosi! Anche se l’eccezione potrebbe essere John Galt del libro di Ayn Rand “La rivolta di Atlante”: non riesco a trovargli un solo difetto, ma lui è qualcosa di più che un essere umano. I miei personaggi, invece, sono umani, cioè sono creature complesse.

– In ognuno di noi c’e’ una parte cattiva?
– Una parte cattiva? Non saprei. Se penso al male, penso allo Iago di Shakespeare, al Sauron di Tolkien, o al Randall Flagg di King, ovvero a esseri senza un minimo di bontà e il cui obiettivo è la distruzione del prossimo, perpetrata senza alcun motivo convincente. Certamente ho inventato alcuni personaggi che appaiono cattivi, ma essi hanno delle ragioni che sostengono le loro azioni, persino quando il lettore trova difficile comprenderle. E penso sia quello che vediamo quando dobbiamo combattere contro ciò che definiamo “male” nel comportamento umano, ossia individui che compiono cose orribili, ma raramente non posseggono una vero motivo per le proprie azioni. 

A quale delle due protagoniste è più affezionata? E in quale si riconosce di più?
– È una domandona! Credo che noi scrittori siamo tenuti ad amare tutti i nostri eroi e le nostre eroine: sarebbe pressocché impossibile strutturare una storia se non fosse così! Finora il mio preferito è Jake Gilmore, personaggio di supporto nel mio quarto romanzo, al momento di via di scrittura. Jake non è ricco, non è istruito e deve affrontare una scelta che nessun uomo o nessuna donna dovrebbe mai prendere: e fa la cosa giusta. 

È più spaventoso togliere a una persona la libertà di parola o la libertà di istruzione?
– Invece di rispondere in maniera diretta, vorrei porre una domanda: possiamo avere libertà di istruzione in assenza di libertà di parola? 

– VOX era un romanzo coraggioso, La Classe peró sembra ancora più profondo, maturo e inquietante. Ad ogni capitolo pare di scendere sempre di più in un tunnel senza uscita. È d’accordo?
– Quando scrissi VOX, sapevo come sarebbe andato a finire: con una nota positiva. Quando ho cominciato a lavorare su La Classe, mi aspettavo sarebbe finita allo stesso modo, perciò non ho visto un tunnel senza fine, ma al contrario credevo avesse una via d’uscita. Senza rivelare le parti finali, penso ci sia una strada in avanti, ma non senza conseguenze. 

– Abbiamo parlato delle differenze tra le protagoniste. Ma nei Suoi due romanzi, come stimolo di ribellione sono centrali anche le figlie. 
– “Rivoluzione” oggi sembra essere una parolaccia, qualcosa di cui non si dovrebbe nemmeno discutere nell’attuale clima politico! Tuttavia, sappiamo benissimo che le rivoluzioni a volte sono necessarie. E non riesco a pensare a una giustificazione migliore per una rivolta che quella di salvare dei giovani come Sonia di VOX o Freddie di La Classe. 

– Ha già una idea per un terzo romanzo? E sarà sempre legato a un mondo dispotico?
– Il terzo romanzo è stato già scritto! “Femlandia” uscirà negli USA e in Gran Bretagna a ottobre 2021 ed è ambientato, naturalmente, in un mondo dispotico. Bisogna dire che un mondo del genere è contemporaneamente sia utopico che distopico, a seconda del punto di vista. In altre parole, quello che è il paradiso per uno, è l’inferno per un altro. Mi piace pensare che “Femlandia” riesca ad illustrare questo concetto. 

– Qualcuno vede le ultime elezioni negli USA come una liberazione democratica. Lei la pensa così? O una dittatura, una deriva dispotica può celarsi dietro a qualsiasi amministrazione?
– Mi pare fosse Bertrand Russell a dire che “Tutti i movimenti si spingono troppo lontano”. Diciamo che su questo punto sono d’accordo con lui.

Infografica – La scheda del libro “La Classe”
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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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