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Dai Balcani al Baltico, Russia e NATO possono sferrarsi attacchi frontali reciproci

“Defender Europe 2021” contro “Zapad-2021”: da maggio a settembre il mondo sarà sull’orlo dell’ultima guerra dell’umanità come raccontato da Sergej Iščenko.

Nel corso del 2021 si metteranno in moto due gigantesche macchine da guerra: da una parte la NATO e dall’altra Russia e Bielorussia. E mentre sentiamo già sferragliare i cingoli dei tank, i due blocchi si stanno di fatto portando in posizione di attacco frontale. Un tale scenario di sviluppo degli eventi politico-militari tra pochissimi mesi sarà inserito nei piani degli Stati Maggiori di decine di Paesi e sarà ormai pressocché ineluttabile.
Gli alleati occidentali effettueranno un dispiegamento strategico delle loro forze in Europa sotto forma delle esercitazioni multinazionali più grandi degli ultimi decenni, ovvero il “Defender Europe 2021”. La risposta di Minsk e Mosca è già in preparazione e saranno le esercitazioni per posti di comando “Zapad-2021” sul territorio della Bielorussia. Vi sono moltissimi elementi a indicare che ci troviamo di fronte niente meno che allo scenario più realistico di una guerra di grosse dimensioni sul nostro continente. In altre parole, la Terza guerra mondiale.

Il giornale polacco “Polityka”, ha pubblicato a questo proposito un contenuto dal titolo “La Polonia dovrà mantenere i nervi saldi mentre osserva il confronto tra NATO e Russia”. Defender Europe 2021 e Zapad-2021 praticamente combaciano: anche se vengono definite “semplicemente delle manovre”, esse saranno orientate come già abbiamo visto verso dei nemici concreti. USA e NATO senza dubbio vorranno perfezionare la difesa del fianco orientale contro la Russia, mentre quest’ultima insieme alla Bielorussia preparerà un “contrattacco” di allenamento (forse persino presupponendo un “attacco preventivo”). Uno scenario del genere, che coinvolge tali giganti sia nelle tempistiche sia per l’ampiezza delle sue dimensioni, come viene visto dai generali di entrambi gli schieramenti?

La NATO ha intenzione di tenere in allerta le sue truppe a maggio e a giugno. Comunque, nella prima fase degli eventi bellici, così come immaginati da Bruxelles e Washington, esse verranno dispiegate in Europa Orientale sulle rive del mar Mediterraneo e del mar Nero. In tal caso diventa logico supporre che la “miccia lenta” della Terza guerra mondiale verrebbe innescata dalla ormai incandescente Ucraina, senza alcuna differenza se intorno alla Crimea oppure al Donbass. Come risposta subito prima o subito dopo l’inizio dei tragici eventi, gli Stati Uniti inizieranno a portare i propri uomini in aria e per mare attraverso la Grecia e i porti sull’Adriatico nei Balcani, in Croazia nel poligono di Slunj, in Bosnia Erzegovina nel poligono di Manyak e in Macedonia del Nord al poligono di Krivolak. Una parte delle esercitazioni è prevista anche in Montenegro, in Kosovo e in Albania. In Bulgaria e in Romania verranno effettuate le esercitazioni antiaeree e saranno sparati missili “terra-terra”. La parte più significativa delle manovre avverrà in Ungheria, la quale servirà da retrovia profonda di questa “guerra” in via di svolgimento. Insieme alle truppe degli alleati NATO, nel sud del continente parteciperà alle esercitazioni anche l’82esima divisione aviotrasportata USA, il cui trasferimento dalla base americana di Fort Bragg sarà condotto dall’aviazione militare da trasporto. Inoltre, negli scontri simulati sui Balcani entreranno pure la 173esima brigata aviotrasportata americana (dislocata a Vicenza, in Italia) e la 53esima brigata di fanteria della Guardia nazionale della Florida, nonché reparti più piccoli.

Al tempo stesso, si sente un rumore assordante anche molto più a nord, in Polonia. Nessuno lo nasconde: là l’obiettivo dell’Alleanza è perfezionare l’attacco a Kaliningrad e alle base della Flotta del Baltico, come pure evidentemente alla Bielorussia. Secondo le informazioni del giornale “Polityka”, in questo “conflitto” del futuro verso l’enclave russa verrà per la prima volta portato il comando avanzato del 5° Corpo d’armata dell’esercito americano, che appena lo scorso anno era stato stanziato a Poznań. Verrà messa a sua disposizione la 1° divisione di cavalleria (cioè di carri armati) delle Forze armate degli USA, che sarà prontamente trasportata attraverso l’Atlantico partendo da Fort Hood in Texas. Secondo il piano di Defender Europe 2021, insieme ai carri Abrams e ai veicoli corazzati per fanteria Bradley della 1° divisione di cavalleria di Kaliningrad dovranno operare anche la 33esima divisione di fanteria italiana, così come le forze di sostegno di cui si compone la 12esima brigata dell’aviazione da combattimento americana (dal marzo del 2013 dispiegata in Baviera, Germania), la 41esima brigata di artiglieria con i lanciarazzi multipli M270 (anch’essa ad attendere il suo momento in Baviera dal 2018) e infine la 372esima brigata del genio del Minnesota. Se tali forze non dovessero bastare all’Alleanza, non è escluso che dagli Stati Uniti arrivi in Estonia un’altra brigata di paracadutisti: di questa possibilità aveva parlato l’estate scorsa il comandante delle truppe americane di stanza in Europa Christopher Cavoli.

In poche parole, la grandiosità di questa ideazione e il valore miliardario delle imminenti simulazioni belliche dell’Alleanza nordatlantica vicino ai confini russi sono in grado, a mio parere, di impressionare chiunque, in primo luogo naturalmente Mosca e Minsk, contro le quali tutto ciò è indirizzato in modo malcelato. E naturalmente alla stessa maniera Russia e Bielorussia, letteralmente schiacciate al muro dall’avanzare minaccioso di Defender Europe 2021, stanno preparando la loro risposta sotto forma di esercitazioni strategiche congiunte dal nome di “Zapad-2021”, anch’esse molto costose e di dimensioni notevoli. Come si deduce dalla recente dichiarazione dell’ufficio stampa del Distretto militare occidentale delle Forze armate russe, durante tali esercitazioni “è prevista particolare attenzione al combattimento con i missili da crociera e i droni, all’azione di fuoco e di radioelettronica sul nemico in questione, all’applicazione dell’avvolgimento verticale con le forze degli aviosbarchi tattici, al passaggio rapido da un tipo di azione militare a un’altra e alla costituzione di situazioni dinamiche complesse”. Verranno anche perfezionate le azioni militari autonome dei reparti nei distaccamenti dalle forze principali, la conduzione di raid in profondità, gli accerchiamenti e gli aggiramenti.

Per il momento si sa ancora molto poco di come verranno effettuate queste esercitazioni di risposta. Si sa letteralmente soltanto questo: che partiranno a settembre sul territorio della Bielorussia. La portata delle manovre che si svolgeranno in cinque poligoni bielorussi sembra maggiore di “Fratellanza slava” del 2020. Lo ha detto il 23 novembre in diretta sul canale “Bielorussia 1” il ministro della Difesa bielorusso Viktor Hrenin. A questo proposito non è superfluo ricordare che delle esercitazioni “Fratellanza slava-2020” sui poligoni bielorussi di Brest, di Obuz-Lesnovskij, Goža e Ružany erano nel contempo partecipi i gruppi tattici di battaglione della 76esima e della 106esima divisione aerotrasportata russa, i caccia Sukhoi Su-30CM e una coppia di bombardieri strategici Tupolev Tu-160. Tutto questo dà certamente motivo di ipotizzare quale possa essere l’ampiezza di “Zapad-2021”: diciamo che anche stavolta le cose non si faranno senza tirare in ballo la triade nucleare della Russia, ed è tutto ciò che si può dire oggi al riguardo. La composizione precisa e il numero delle forze e dei mezzi coinvolti in “Zapad-2021” per ora non sono stati divulgati né da Mosca né da Minsk. Sull’altro lato della barricata gli esperti nondimeno ventilano l’ipotesi che Mosca stia organizzando non una, ma un’intera serie di esercitazioni variegate sulla direttrice strategica occidentale. L’analista militare polacco Konrad Muzyka, che ha recentemente redatto per l’americano CNA (Center for Naval Analyses) un rapporto sulle possibilità belliche del Distretto militare occidentale delle Forze armate russe, è sicuro che sulla base della pratica degli ultimi anni, molto prima di “Zapad-2021”, lo Stato maggiore generale russo già in primavera comincerà i cosiddetti controlli a sorpresa dei Distretti militari, delle flotte Settentrionale, del mar Nero e del Baltico, dell’aviazione a lungo raggio e di trasporto militare, delle Forze missilistiche strategiche e infine dei sistemi di difesa civile. Come solitamente avviene in tali situazioni, il culmine consisterà nel lancio dei missili balistici intercontinentali dal poligono di Kura in Kamčatka.

Che cosa vi è di pericoloso in entrambi questi scenari? Considerando che presto si svolgeranno scontri simulati su una superficie mai raggiunta dai tempi della Seconda guerra mondiale, dai Balcani al mar Baltico, e che in essi verranno coinvolti centinaia di migliaia di uomini sull’intero continente e una gran quantità di tecnologia bellica, la probabilità di casualità fatali può solo aumentare, in particolare avendosi contatti reciproci quasi simmetrici a Mosca, Bruxelles e Washington. Ciò significa che salirà bruscamente la possibilità dello scoppio dell’ultima guerra che l’umanità vedrà, ma che nessuno in teoria vuole né da una sponda né dall’altra dell’Atlantico.

E a proposito

Fino ad oggi, la Russia effettuava grosse esercitazioni per posti di comando sulla direttrice strategica occidentale ogni quattro anni, ad esclusione degli ultimi due in cui tali esercitazioni si sono avute una dopo l’altra. Lo scorso settembre sono state condotte le manovre “Caucaso-2020”, nelle quali il rivale principale era senz’altro il blocco NATO. E anche la partecipazione dell’aviazione a lungo raggio a “Fratellanza slava-2020” dell’anno passato fa pensare che fossero manovre strategiche. Il prossimo anno, ripetiamo, inizieranno più o meno sotto la medesima insegna le esercitazioni congiunte “Zapad-2021” con la Bielorussia. Complessivamente, tutto ciò ci fa capire senza dubbio le nuove priorità dello Stato Maggiore della Difesa russa, nel momento in cui ha valutato i pericoli alle frontiere attraverso le quali potrebbe irrompere nel Paese un nuovo conflitto.

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