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Cottarelli: “Si potrebbe pensare ad un sistema fiscale europeo per armonizzare la tassazione dei singoli Paesi”

E’ evidente che l’accordo stretto per il Il Fondo per la Ripresa, anche detto Recovery Fund, da parte del Consiglio UE apre nuovi scenari per l’Europa e l’Italia. Il Paese resta diviso sul suo utilizzo: d’altra parte la politica si divide con la Lega di Matteo Salvini che parla di “un super-Mes, una fregatura grossa come una casa” e il premier Conte che lo definisce invece un “risultato storico per l’Italia e l’Unione”. E’ certo che l’UE – che alle prime battute della pandemia e anche durante il dibattito proprio per adottare queste risorse aveva scricchiolato sotto i colpi dei sovranisti del Nord Europa, esce invece rafforzata: per la prima volta i Ventisette hanno dato mandato infatti alla Commissione europea di indebitarsi a loro nome per una somma ingente, pari a 750miliardi. E lo fanno in modo anche solidaristico verso i Paesi più colpiti dall’emergenza pandemica. Partendo da questi presupposti abbiamo voluto interpellare in merito il professore Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano e già Commissario per la Spending Review dall’ottobre 2013 all’ottobre 2014 durante i Governi Letta e Renzi.  

Infografica – La biografia dell’intervistato Carlo Cottarelli

– Recovery Fund: si tratta di un accordo al ribasso?

– Direi proprio di no. Si tratta di un sacco di soldi: magari averli avuti dieci anni fa! L’Italia anzi ha ottenuto più di quanto era preventivato all’inizio. Era inevitabile che ci dovessero essere dei cambiamenti rispetto alla proposta iniziale fatta dalla Commissione, visto che le quantificazioni erano avvenute solo a livello tecnico mentre il livello politico non si era ancora espresso. Una volta approvato il programma da parte del Consiglio europeo, le varie tranche verranno formalmente erogate da parte della Commissione. I soldi assegnati dall’UE all’Italia dovranno essere finalizzati per attivare determinate riforme, riavviare il motore produttivo del Paese, migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione, credo sia ovvio. Così come mi pare normale che chi ti presta dei soldi, voglia controllare che le azioni e i programmi proposti vengono poi effettivamente intrapresi. 

– Alcune risorse sono erogate sotto forma di sussidi e altre, la maggioranza, come prestiti. Da più parti si levano perplessità che il Recovery sia sbilanciato nei confronti della voce “prestiti”, e poco sulle risorse a fondo perduto. Condivide queste perplessità? Ci potrebbero essere problemi per l’Italia?

– Una volta si volevano i prestiti, poi volevamo i prestiti agevolati, infine solamente i regali: ma vi siete mai accorti che Babbo Natale non esiste?

– Per quanto riguarda Confindustria, invece, Bonomi pur congratulandosi con il Governo, ha detto che i fondi non sono sufficienti e che è necessario anche il MES: che cosa ne pensa?

– Il MES lo attiverei perché è vantaggioso rispetto ai tassi di interesse di mercato. Certo, possiamo anche vivere facendone a meno, ma si tratta pur sempre di un finanziamento a 10 anni a un tasso molto basso: sarebbe qualcosa di utile per l’Italia. Non credete a quelli che parlano di trappole. Si tratterebbe di tanti soldi che prenderemmo a condizioni favorevoli, io ne approfitterei. 

– Lei conosce bene i conti italiani: se dovesse dettare un’agenda, quali priorità assegnerebbe in questo momento al Paese?

– Mi focalizzerei su pochi punti, ma chiari: investimenti pubblici, riduzione della burocrazia, riforma della Giustizia per renderla più rapida e infine spesa per la pubblica istruzione.

– L’Europa esce rafforzata da questo accordo?

– Certamente sì. Sono passi da gigante rispetto a una decina di anni fa, ma restano da fare ancora altri passi da giganti per avvicinarci al modello degli Stati Uniti, cioè con un bilancio federale che svolga un ruolo più sostanziale rispetto ad oggi.

– Oggi sarebbe possibile pensare a un sistema fiscale europeo unificato o è ancora troppo presto?

– Potremmo pensarci, perchè no, ma temo che vi sia una sorta di tacito accordo nel non sollevare tale questione per avere l’approvazione e il sostegno dell’Olanda; la mia comunque è solo una paura, una sensazione.

– L’armonizzazione delle tasse comporterebbe cessioni di sovranità?

– Chiaramente sì, perché è indispensabile per rafforzare il bilancio centrale ed accentrare la capacità decisionale. Credo che in questa maniera l’Eurozona funzionerebbe meglio, ma al momento questa cessione di sovranità viene generalmente vista come inaccettabile.

– Le eventuali condizioni che verranno poste su temi come le pensioni potranno creare dei problemi?

– Non penso verranno poste condizioni proprio sulle pensioni, però con i soldi del Recovery Fund dobbiamo fare determinate riforme, ma ciò non comporta un elenco di cose vietate o impossibili; tuttavia tra le cose da fare non comparirà certamente l’estensione di Quota 100 per altri dieci anni.

– Su più giornali e agenzie stampa è uscito un elenco di richieste da parte dell’Unione Europa nel 2019 al precedente governo: tra queste c’era la riforma delle pensioni, della burocrazia e altre. Dava insomma dei titoli, dei compiti a casa. 

– Non so a quale documento si riferisca Lei. L’ha richiamato anche Salvini. Per questo genere di questioni l’unico testo è quello delle raccomandazioni fatte dalla Commissione, sottoscritte dal Consiglio nel cosiddetto semestre europeo: questo è ciò che diventa rilevante, non altro. E in quel documento non c’è alcuna richiesta di una riforma delle pensioni.

– Dunque mi pare di capire che le pensioni non verranno toccate a seguito dell’accettazione dei soldi europei.

– Per quanto ne so io, no.

– Il giorno prima che chiudessero l’accordo, si parlava di una bocciatura del “decreto semplificazioni”. Handelsblatt, giornale economico tedesco, citava le dichiarazioni del ministro della Germania.

– Non conosco questa dichiarazione. Probabilmente si riferiva alle raccomandazioni relative all’anno prima.

– Il differimento di queste risorse al prossimo anno potrebbe comportare dei problemi? 

– No, perché possiamo contare sui finanziamenti dalla Banca Centrale Europea e si vede già l’effetto sui tassi di interesse, tornati al livello pre-Covid.

– Il MES invece potrebbe essere incassato subito?

– Sì, potrebbe essere ricevuto subito e farebbe risparmiare altri soldi, quindi ribadisco di essere favorevole al MES.

– E per quanto riguarda il fatto che Conte chieda un altro scostamento di bilancio pari a 20 miliardi di euro?

– Era inevitabile. Quando il premier ha annunciato il terzo pacchetto di misure era chiaro a tutti che si sarebbe dovuto provvedere a nuovo deficit rispetto a quanto previsto ad inizio pandemia.

– I debiti che stiamo contraendo preoccupano molti cittadini italiani, o almeno questo è ciò che si legge spulciando i commenti nei social. Ma quanto incideranno effettivamente sulle finanze nazionali questi nuovi debiti?

– Anche se non viene percepito dalla gente, stiamo in realtà finanziando il deficit: quest’anno avevamo bisogno di fare più deficit, e possiamo farne un po’ di più se i soldi arrivano con tassi di interesse più bassi, cosa che non mi stanco di ripetere il MES avrebbe consentito. In questo frangente, tuttavia, la necessità di fare deficit esiste, non se ne può far meno, e lo si potrebbe fare anche anche a tassi più alti a causa della necessità.

– Come vede il lancio di un’altra task force dopo gli Stati generali e il piano Colao?

– Sono un po’ perplesso, ma speriamo che questa sia finalmente la task force che sappia produrre il programma giusto.

– Dovrebbero essere coinvolte anche le opposizioni?

– A livello di consultazione sicuramente sì, a differenza di quanto accaduto per gli Stati Generali. Ma poi il Governo deve sapersi assumere le sue responsabilità senza cercare appoggi esterni; se invece vuole condividere le responsabilità, deve far entrare nella sala del comando anche le opposizioni: è una questione di scelte.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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