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Coronavirus, ombre cinesi sugli asset strategici italiani

Massima allerta per mettere in sicurezza le aziende italiane dei settori strategici. Azioni speculative, scalate ed operazioni poco chiare, in questo momento di emergenza globale, potrebbero essere dietro l’angolo. I settori caldi sono ovviamente banche, assicurazioni e telecomunicazioni ma anche biochimica e farmaceutica. L’avviso ai naviganti è arrivato ieri direttamente dal Copasir, il Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, ovvero l’organo di controllo dei Servizi segreti italiani.

Un allarme, ma anche un invito ben chiaro al Governo Conte ad intervenire anche con norme “a tempo determinato a difesa degli interessi nazionali afferenti alle realtà finanziarie ed industriali strategiche per il paese”. Insomma, per gli 007 nostrani ci sarebbe il rischio di ingerenze straniere che potrebbero danneggiare il sistema italiano.

Particolare attenzione, secondo il Comitato presieduto dal leghista Raffaele Volpi, dovrà essere riservata al settore dell’ICT e dell’informatica con l’obiettivo di non consentire “inserimenti surrettizi di aziende, che il Comitato aveva già segnalato in settori di acquisizione di dati personali e strategici”. Un riferimento, nemmeno troppo velato, all’enorme partita del 5G ed agli interessi di aziende cinesi nel nostro paese. Un argomento già affrontato dal Copasir attraverso la relazione sulla “protezione cibernetica e la sicurezza informatica” pubblicata nel dicembre scorso. “Contrariamente a quanto avviene per le imprese occidentali – si legge nella relazione curata dal forzista Elio Vito – le aziende cinesi, pur formalmente indipendenti dal potere governativo, sono tuttavia indirettamente collegate alle istituzioni del loro Paese, anche in virtù di alcune norme della legislazione interna”. Il pericolo paventato è sotto gli occhi di tutti: una mole di dati, più o meno sensibili, che potrebbero finire dritti dritti in mano ad un governo straniero che, come se non bastasse, non garantisce standard democratici. “Il Comitato – prosegue la relazione – non può pertanto che ritenere in gran parte fondate le preoccupazioni circa l’ingresso delle aziende cinesi nelle attività di installazione, configurazione e mantenimento delle infrastrutture delle reti 5G”. Il riferimento, non casuale, coinvolge in prima battuta Huawei che è uno dei principali players per la realizzazione della rete 5G.

Che fare? Adolfo Urso (FdI), nonché vicepresidente del Copasir, parla già di creare un “fondo tricolore” con il sostegno di Cassa Depositi e Prestiti mentre il Premier Conte ha in qualche modo anticipato l’intenzione di voler tutelare gli asset italiani ricorrendo al Golden Power. Un insieme di poteri speciali in materia di difesa, sicurezza nazionale e tutela dei settori strategici introdotti dal Governo Monti. Di certo la questione è destinata ad evolvere con, probabilmente, decisioni da parte dell’esecutivo nazionale destinate a lasciare il segno.

E che in questo particolare momento storico si potrebbero allungare sul Belpaese sinistre “ombre cinesi” l’aveva in qualche modo previsto un articolo pubblicato, il 17 marzo scorso, sul sito online della rivista di geopolitica Limes.

Secondo l’autore Giorgio Cuscito, l’invio da parte di Pechino di forniture e personale medico sarebbe un’operazione di solidarietà tutt’altro che disinteressata. Un cavallo di Troia, o qualcosa del genere. Gli enormi interessi d’altronde sono sotto gli occhi di tutti.“Le ambizioni di Huawei vanno oltre la donazione di forniture mediche – si legge nell’articolo – L’azienda si è offerta di sviluppare una rete cloud per connettere alcune strutture ospedaliere con le unità di crisi in tempo reale e di collegare i più importanti centri italiani con gli ospedali di Wuhan. Il miglioramento della connessione digitale tra le strutture sanitarie italiane contribuirebbe alla loro efficienza. Tuttavia, il suo affidamento a Huawei genererebbe delle serie incognite per la tutela delle infrastrutture critiche in questione e per la gestione dei dati che esse conservano sullo stato di salute della popolazione”.

Interrogativi e preoccupazioni rilanciate anche dal nostro sistema di intelligence che, attraverso i canali messi a disposizione dal sistema democratico, ha messo in guardia il Governo. Dopo i messaggi lanciati dal Copasir, nessuno potrà dire di non aver saputo. Si potrebbe parlare quasi di un’operazione “trasparenza”. Il colmo per chi di professione fa lo 007.

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Essebì, 37 anni, maturità classica, giornalista dal 2005 e professionista dal 2011. Amante del buon vino piemontese (in particolare monferrino) e dei sigari cubani. Scrive di politica nazionale ed internazionale, economia e sport. Segue con attenzione l’evoluzione della società. Unico difetto: malato di Juventus.

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