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Coronavirus, Boris Johnson choc adotta la teoria del “sopravvive il più forte“?

Il coronavirus è arrivato in Gran Bretagna, dopo che per settimane le notizie di possibili contagi sono state seppellite nelle ultime pagine nei media minori. Ora il premier Boris Johnson, davanti all’esplodere dei casi, ha cambiato strategia affermando “Le famiglie perderanno i propri cari prematuramente. Abbiamo fatto il possibile per contenere questa malattia e questo ci ha fatto guadagnare un po’ di tempo ma ora è una pandemia globale e il numero di casi reali aumenterà significativamente e probabilmente è già molto più alto di quelli confermati finora dai test. Voglio essere chiaro, questo è la peggiore crisi sanitaria per una generazione. Alcuni la paragonano a un’influenza stagionale ma non è corretto. Per via della mancanza di immunità questa malattia è più grave e continuerà a propagarsi. Devo essere onesto con il popolo britannico, molte famiglie perderanno i propri cari prima del tempo.” Così il premier britannico che peró non sta affatto prendendo provvedimenti rilevanti in merito, anzi. “Noi non chiuderemo, ripeto non chiuderemo, per ora le scuole – ha detto Johnson, richiamandosi al consiglio dei nostri scienziati secondo cui questo -, potrebbe fare più male che bene al momento attuale”.

Il Covid-19 secondo Patrick Vallance, consigliere scientifico del premier è destinato probabilmente a diventare “un virus annuale”. Secondo lo scienziato sarà una battaglia lunga in attesa dell’immunizzazione della popolazione (e di un futuro vaccino). Insomma viene difesa la scelta britannica di adottare per ora solo misure intermedie come quelle annunciate ieri dal premier dalle critiche di chi – inclusi diversi suoi colleghi specialisti – chiedeva d’anticipare provvedimenti più radicali. Il coronavirus “non puó essere fermato, si deve quindi puntare a spalmare il picco su un periodo più lungo quando possiamo prevedere che ci sia piu’ gente immunizzata”, in modo anche di non avere troppa pressione sul sistema sanitario, ha detto poi affermando: “Quanto agli eventi sportivi, Vallance ha affermato che e’ meno rischioso guardare la prossima partita dei Sei Nazioni di rugby, Galles-Scozia, allo stadio che non in un pub”. Insomma siamo proprio alla teoria dell’immunitá del gregge. I “cari persi” diventano un danno collaterale.

Iniziano a levarsi voci discordanti nel Regno Unito. “Siamo a 4 settimane dallo scenario dell’Italia e mi sarei aspettato il ricorso a ogni singola cosa possibile concepita per rallentare la diffusione del virus fra la gente”, ha detto Jeremy Hunt – già titolare del dicastero alla Sanità in passato – alla Bbc, evocando una reazione “troppo lenta” all’emergenza e mostrandosi apertamente deluso e perplesso rispetto alla strategia del tentativo di dilazionare la minaccia. Una strategia contestata anche da vari medici, dal direttore della celebre rivista Lancet o dall’ex chief medical officer britannico, che temono si stia dando priorita’ all’economia e alla logistica sul tentativo di salvare piu’ vite possibile.

Anche il nostro virologo Roberto Burioni ha realizzato un video dove smonta in modo chiarissimo questa idea. In sostanza “l’immunità del gregge” funziona laddove si ha un vaccino non di fronte ad un virus che non ha armi/cure specifiche per essere vinto. In secondo luogo non è ancora esclusa una recidiva da alcuno studio scientifico.

Nella serata Conte ha sentito Johnson. I due primi ministri avrebbero convenuto che la pandemia deve essere gestita a livello globale sia sul piano medico e sanitario sia dal punto di vista degli effetti sul sistema economico e sociale. Le misure messe in campo da Johnson vanno nella direzione esattamente opposta: far raggiungere l’immunizzazione al maggior numero dei britannici, costi quel che costi.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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