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Condizioni disumane dei profughi siriani nei campi al confine turco. Parla Hussen Mashkal

“Vivo nel posto più pericoloso del mondo, vivo nel Governatorato di Idlib, in Siria. Una vita tragica quella che le persone vivono qui. Sono stati bombardati con sostanze chimiche, poi gas fosforoso vietato a livello internazionale, poi sono arrivati i missili russi con gli aerei. Vediamo storie strazianti e ora, dopo tutto quello che hanno passato, le persone vivono in tende traballanti piene di acqua piovana e senza riscaldamento, anche prendere il pane è diventato un sogno”. A parlare è Hussen Mashkal, da un campo profughi siriani vicino al confine turco. Intorno a lui, decine di bambini a piedi nudi nel fango che non hanno perso la voglia di giocare e sorridere. Come se si trovassero nel posto più bello del mondo. Hussen è stato il direttore di un’associazione italiana per anni, in aiuto dei bambini vittime del conflitto infinito in Siria. Oggi sta lavorando con un’organizzazione francese per aiutare le persone in quelle tende, raccogliendo fondi con cui acquista scarpe, giacchette invernali e tute per i neonati. “Molte persone stanno guardando cosa succede in Siria. Nonostante la guerra e lo sfollamento, ora queste famiglie stanno vivendo una vita molto più difficile di qualsiasi altro paese e non oso pensare cosa possa succedere se il coronavirus arrivasse in questo campo, senza elettricità o acqua corrente”. Aggiunge, spiegando che queste tende fatiscenti piene di acqua piovana e fango, erano calde d’estate e fredde e sradicate dalla loro terra durante questi mesi invernali. Hussen ha riacceso le luci su questa realtà, trasmettendo in diretta attraverso il suo profilo Facebook. Il campo si chiama Al-Khazzan, vicino alla città di Kfrihmoul. Abbiamo guardato i bambini camminare senza scarpe, o con le scarpe piene di fango. “Il campo manca di tutto – prosegue Hussen – come materiali per il riscaldamento, legna da ardere, stufe e cesti di cibo”. In quel video ci sono due bambine di 2 mesi e mezzo. C’è un fuoco acceso con foglie di ulivo che gli sfollati in quel campo usano per riscaldarsi. “Sfortunatamente, la stufa emette fumo, non calore. Un fumo che fa tossire e ammalare questi bambini”. Hussein lavora con la sua squadra di Smile United per aiutare le famiglie povere esauste e traumatizzate da quella guerra che dura ormai da dieci anni. Sono bastati cinque minuti per trasmettere tutta la sofferenza di quel campo, tra bambini con arti amputati e uomini accecati dai bombardamenti.  Nel campo di Al-Khazzan ci sono cento famiglie, trecentocinquanta persone compresi i minori e minori non accompagnati. “Alcuni membri del regime siriano hanno arrestato il padre di un bambino e poi lo hanno ucciso nel crematorio della prigione di Sednaya”. Racconta Hussen, indicando che “ora nessuno può tornare al suo villaggio o a casa sua perché il regime ha messo i suoi soldati in quei villaggi che ha precedentemente bombardato. Hanno tagliato ulivi e pistacchi, poi hanno rubato i mobili di casa. Chi ritorna viene ucciso o imprigionato. Ci sono stati molti stupri anche per le donne. È così difficile la vita in queste tende, sarebbe molto meglio tornare a casa. Ma non possiamo fino a quando ci sarà Assad a presidente della Siria”.

Video – Ecco un contributo video di Hussen Mashkal dal campo di Al-Khazzan

 Cinque anni fa, venerdì scorso – ha dichiarato oggi il Segretario di Stato USA Mike Pompeo – il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità la risoluzione 2254, definendo con fermezza l’unica strada per una risoluzione duratura del conflitto siriano. Gli Stati Uniti e la stragrande maggioranza della comunità internazionale rimangono impegnati in questo piano dignitoso per porre fine alle sofferenze del popolo siriano. Mike Pompeo ha ribadito che Il regime di Assad, sostenuto dai suoi promotori e alleati, tuttavia, rifiuta di porre fine alla sua inutile e brutale guerra contro il popolo siriano, bloccando gli sforzi per raggiungere una risoluzione politica. Il Dipartimento di Stato USA ha imposto oggi sanzioni ad Asma al-Assad, la moglie di Bashar al-Assad, per aver impedito gli sforzi per promuovere una risoluzione politica del conflitto siriano ai sensi della Sezione 2 (a) (i) (D) dell’Ordine esecutivo 13894. Asma al-Assad ha guidato gli sforzi a nome del regime per consolidare il potere economico e politico, anche utilizzando i suoi cosiddetti enti di beneficenza e le organizzazioni della società civile, si legge in una nota del Dipartimento di Stato. “Inoltre, stiamo sanzionando diversi membri della famiglia di Asma al-Assad, tra cui Fawaz Akhras, Sahar Otri Akhras, Firas al Akhras e Eyad Akhras secondo la Sezione 2 (a) (ii) di EO 13894. Le famiglie Assad e Akhras hanno accumulato le loro ricchezze illecite a spese del popolo siriano attraverso il loro controllo su una vasta rete illecita con collegamenti in Europa, nel Golfo e altrove”. Aggiunge la dichiarazione, confermando che nel frattempo, il popolo siriano continua ad aspettare in lunghe file per pane, carburante e medicine mentre il regime sceglie di tagliare i sussidi per questi elementi essenziali di cui i siriani hanno estremo bisogno.

Foto – Come vivono i profughi in Siria

Il Dipartimento del Tesoro americano sta inoltre imponendo sanzioni alla Banca Centrale della Siria, così come a Lina al-Kinayeh, uno delle consigliere chiave di Assad, suo marito, il parlamentare siriano Mohammed Masouti, e diverse aziende affiliate al regime. “Gli Stati Uniti continueranno a cercare la responsabilità per coloro che prolungano questo conflitto”. Prosegue la nota, riaffermando che il popolo siriano deciderà il futuro della Siria. Per sostenerli, gli Stati Uniti hanno fornito oltre 12,2 miliardi di dollari in assistenza umanitaria dall’inizio del conflitto e continueranno a esercitare pressioni sul regime di Assad fino a quando non ci saranno progressi irreversibili verso una transizione politica come richiesto nell’UNSCR 2254. “Deve esserci – conclude Mike Pompeo – un cessate il fuoco a livello nazionale, responsabilità per atti commessi durante il conflitto, elezioni libere ed eque ai sensi di una nuova costituzione, nonché il rilascio di tutte le persone detenute arbitrariamente. Questa è l’unica strada verso un futuro pacifico per il popolo siriano”.

Lo scorso 17 dicembre 2020, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha detto che la Russia – principale sostenitore del regime di Assad – ha fornito 100.000 tonnellate di grano alla Siria come aiuti umanitari dall’inizio del 2020 e prevede di spedirne di più, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Interfax. L’economia siriana è stata messa a dura prova da un conflitto complesso e multiforme ora al suo decimo anno, nonché dalla crisi finanziaria nel vicino Libano. Come riportato da Reuters, la Russia, uno dei maggiori esportatori mondiali di grano, ha sostenuto il presidente siriano Bashar al Assad ma i suoi dati doganali ufficiali non mostrano forniture significative di grano alla Siria. “In termini di obiettivi di ricostruzione dell’economia siriana, abbiamo già preso decisioni molto significative nelle ultime settimane che miglioreranno in modo significativo la capacità della Siria di organizzare questo lavoro in modo sistematico”. Ha detto Lavrov, aggiungendo che sono attualmente in discussione azioni concrete sulla questione, ma non ha fornito ulteriori dettagli. La Siria ha bisogno di importare tra le 180.000 e le 200.000 tonnellate di grano al mese, ha detto il suo ministro dell’Economia lo scorso ottobre, accusando le milizie di impedire agli agricoltori di vendere il loro grano allo Stato.

L’Agenzia di Stato turca, Anadolu, ha riferito oggi che la Humanitarian Relief Foundation (IHH) con sede a Istanbul ha distribuito cappotti e scarpe a 4.000 bambini nelle regioni siriane di Idlib e Afrin. Selim Tosun, il media manager IHH per la Siria, ha detto che gli aiuti sono stati forniti per sostenere i bambini in Siria, dove la stagione invernale è molto difficile soprattutto per coloro che soggiornano nei campi profughi. “Abbiamo iniziato una campagna invernale in occasione della Giornata dei diritti umani del 10 dicembre con tutti gli aiuti inviati da tutta la Turchia. Continuiamo anche la distribuzione di materiali di aiuto come parte di questa campagna”, ha aggiunto Tosun. Idlib rientra in una zona di riduzione dell’escalation in base a un accordo tra Ankara e Mosca. La regione, situata lungo il confine meridionale della Turchia, è stata oggetto di molteplici violazioni per cui le due parti si accusano a vicenda. Più di 1 milione di siriani si sono spostati vicino al confine turco a causa di intensi scontri nell’ultimo anno. Dallo scoppio della sanguinosa guerra civile in Siria, la Turchia ha accolto circa 3,7 milioni di siriani in fuga dalla guerra per cui l’Unione Europea ha pagato alla Turchia pochi giorni fa l’ultima rata di un fondo di 6 miliardi di euro nell’ambito di un accordo sull’accoglienza dei rifugiati. L’accordo risalente al 2016 ha portato a situazioni di stallo, poiché Ankara ha affermato di non aver ricevuto tutti i soldi promessi. In una dichiarazione del 17 dicembre, la delegazione dell’UE in Turchia, guidata da Nikolaus Meyer-Landrut, ha affermato di aver finalizzato “l’appalto di 6 miliardi di euro di sostegno dell’UE ai rifugiati e alle comunità ospitanti in Turchia”. La delegazione Ue ha detto che ora che tutti i soldi sono stati consegnati, spera che i due paesi “si concentreranno per garantire che i rifugiati e le comunità ospitanti traggano vantaggio dai nostri progetti”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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