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Climatologo spiega la causa della rapidità del riscaldamento climatico in Russia rispetto al resto del mondo

La Russia è situata su un’area con più terraferma che acqua, quindi il riscaldamento globale vi si verifica molto più velocemente che in altre zone della Terra. È ciò che ha dichiarato al quotidiano “Vzglyad” Andrej Kiselev, collaboratore scientifico superiore dell’Osservatorio geofisico principale Voeikov, spiegando anche come ciò rappresenti una minaccia per il Paese.

Dal Rapporto del 2019 sulle particolarità climatiche in Russia, redatto dal Rosgidromet, si evince che il clima nel Paese si è riscaldato 2 volte e mezzo più rapidamente che in altri Stati. Secondo tali calcoli, in un decennio la temperatura globale è aumentata di 0,18 gradi. Se si parla della Russia nel suo complesso, il nostro clima si è effettivamente riscaldato due volte e mezzo più in fretta che altrove, ma se parliamo soltanto dell’area artica della Federazione Russa, l’aumento di temperatura avviene circa 3 volte e mezzo più rapidamente, dice Kiselev.

Lo scienziato spiega che la zona in cui si trova il Paese, cioé le latitudini medie dell’emisfero settentrionale, è l’unica di tutto il globo in cui vi è più terraferma che superficie oceanica. In tutte le altre zone, al contrario, vi è più oceano, mentre di terra ve n’è relativamente poca: proprio per questo motivo il riscaldamente è più veloce in Russia che nel resto del mondo. L’oceano costituisce un enorme accumulatore di calore: quando fa caldo, quella parte di calore che si trova nell’atmosfera entra nell’oceano, ma quando l’atmosfera al contrario si raffredda, allora parte di quel calore nell’oceano ritorna su nell’atmosfera. Tra l’oceano e l’atmosfera si verifica uno scambio, che ha l’effetto di mitigare la situazione, dice l’intervistato.

Parlando con un linguaggio scentifico, prosegue il climatologo, la capacità termica dell’acqua è sensibilmente più alta di quella della terra. La terraferma reagisce piuttosto in fretta al raffreddamento e al riscaldamento, al contrario dell’oceano che a confronto funziona lentamente e gradualmente. Ad esempio, camminando sulla riva di un lago di un caldo giorno estivo, una persona certamente noterà come la temperatura dell’aria cali verso sera, ma anche che la temperatura dell’acqua rimane la stessa che era durante il picco di calura e che conserva il suo calore piuttosto a lungo. Tale fattore ci indica che la terraferma non può operare uno scambio con l’atmosfera in maniera altrettanto efficace, perché ha una capacità termica di molto inferiore all’acqua. Quindi nella nostra zona il riscaldamento avviene più in fretta: il motivo è per la vasta presenza di terraferma. Circostanze del genere, a proposito, non si verificano solo da noi, ma in tutta la fascia di latitudini medie settentrionali, fa notare Kiselev.  

Secondo le parole dello scienziato, un riscaldamento del genere porta con sé sia fattori positivi che negativi. Ad esempio, a causa del riscaldamento si apre prima del previsto il ghiaccio dei mari artici settentrionali, ma grazie a ciò sarà possibile utilizzare di più la rotta del Mare del Nord, che è il percorso marittimo più breve tra la parte europea della Russia e l’Estremo Oriente. Sarà inoltre possibile sviluppare quelle colture che prima non era possibile praticare a causa del clima relativamente freddo. C’è però un rovescio della medaglia: insieme a tali nuove coltivazioni arriveranno anche svariati parassiti, a cominciare dalle locuste fino ad altri organismi infestanti. Tuttavia, per noi la minaccia peggiore e più seria di tutte è la scomparsa del permafrost, avverte il climatologo, il quale spiega che due terzi del territorio della Federazione Russa si trovano sotto il gelo perenne. Come conseguenza del suo deterioramento potrebbero iniziare a verificarsi incidenti, catastrofi e via dicendo. Sarebbero a rischio in primo luogo gli impianti costruiti a tempi dell’URSS, perché all’epoca non era presa in considerazione l’ipotesi di uno scioglimento del gelo permanente: si tratta di condutture, elettrodotti e strade. Vi è ancora un altro aspetto negativo: nel permafrost è contenuta un’enorme quantità di gas serra, proprio quelli da cui prende avvio l’attuale riscaldamento globale, cioè il diossido di carbonio e il metano, che vengono liberati e finiscono nell’atmosfera, causando un ulteriore aumento dell’effetto serra, chiarisce Kiselev.

Foto – Rottura ghiacci in Russia

Un altro fattore indiretto è rappresentato dal sollevamento dei mari del mondo, prosegue lo specialista. In tutto lo scorso secolo l’aumento è stato di 17 centimentri, ovvero 1,7 centimetri per decennio. Nei primi dieci anni del secolo attuale vi è già stato un aumento di 3,1 – 3,2 centimetri, mentre contando anche il 2020 si è arrivati a ben 4 centimetri. Ciò potrebbe comportare l’inondazione dei territori situati più in basso. La situazione si fa terribile per i piccoli Stati insulari; se parliamo dell’Europa, le acque minacciano Venezia, l’Olanda, e in Russia San Pietroburgo. A Pietroburgo abbiamo comunque un argine artificiale; il problema sussiste, ma in questo momento è circoscritto, quindi per i prossimi decenni possiamo non preoccuparci. Occorre però riconoscere che alcune terre saranno inevitabilmente sommerse verso la fine del secolo. Secondo le moderne stime si ipotizza che nell’intero secolo l’innalzamento del livello marino sarà di 60-90 centimentri, conclude il climatologo. In precedenza Aleksej Karnauhov, climatologo e collaboratore scientifico superiore del Centro scientifico di ricerche biologiche Pushchinskij dell’Accademia Russa delle Scienze, aveva detto che nei prossimi 10-20 anni gli abitanti della capitale della Russia sperimenteranno il riscaldamento globale.

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