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Cacciari con “Il lavoro dello spirito” alla riscoperta di una nuova Politica

Il sociologo e filosofo tedesco Max Weber (1864 – 1920) è considerato uno tra i grandi maestri delle scienze sociali e umane del XX secolo. In occasione del centenario della morte, Massimo Cacciari gli dedica la sua ultima opera, Il lavoro dello spirito, edito da Adelphi: un’indagine profonda che attraverso la lente del pensiero weberiano ci porta a una lettura problematica dell’oggi, quando la Politica, compressa tra scienza e capitale, sembra aver esaurito la propria missione.

Il mondo – ci dice Cacciari – è uno, ma composto di energie che si contraddicono e si combattono in una sorta di dialettica hegeliana. Oggi il mondo non è più il “kosmos” classico, né il “saecolum”cristiano; da Copernico in avanti anche il pensiero filosofico dell’Occidente è diventato un pensiero scientifico, in una sorta di rivoluzione permanente, in cui ogni stato è in potenza il superamento di sé stesso.

Per gran parte del corso della storia, l’economia ha mantenuto sostanzialmente la stessa dimensione. Fino al tardo Settecento, l’Asia era la centrale economia del mondo, nel senso che i capitali degli europei erano notevolmente inferiori. Le cose cambiarono nel momento in cui venne sancito un patto indissolubile tra scienza, capitale ed impero, grazie a un cambio di paradigma basato sulla fiducia nel futuro e sul sistema creditizio, piuttosto che esclusivamente sulle tasse. È un dato di fatto che il denaro sia stato un elemento essenziale sia per costruire gli imperi che per promuovere la scienza. 

Alla base di queste spinte centrifughe vi è quello che viene definito “politeismo weberiano”, che si traduce nella necessità di conferire un ordine alla contingenza e di organizzare con metodo le contraddizioni che diversamente esploderebbero. E poiché non si può credere all’esistenza di mani invisibili che regolino il potere economico e la scienza, il conflitto nella sua forma costituente sarà responsabilità del Politico, nell’accezione più alta e responsabile del termine. La scienza – scrive il filosofo veneziano – aiuta a prevedere, ma non a prendere decisioni: solo il Politico può collegare il lavoro scientifico all’etica della responsabilità. L’idea weberiana della responsabilità si completa con la necessità che la democrazia diventi il governo dei migliori, ragionamento sviluppato in modo più compiuto con l’elitismo schumpeteriano. 

Tale equilibrio ha retto per secoli, ma è entrato in crisi con l’avvento del processo di globalizzazione e con l’ascesa di un capitalismo che è tutto finanziario. Questo capitalismo vede oggi nello Stato un impedimento e nel politico un orpello. Il tempo dell’Economico e della Tecnica non si conciliano con lo spazio della rappresentanza politica, facendo emergere enormi contraddizioni. Proprio queste tensioni, proprio il ridursi sempre più della capacità e della possibilità del Politico di dare risposte e soluzioni, costituiscono il terreno fertile per le componenti demagogico-plebiscitarie. Cacciari ipotizza che il sovranismo rappresenti in qualche modo una dimensione del capitalismo medesimo, come una maschera utile a contenere le spinte avverse. D’altro canto, rileva invece Marcello Veneziani, se pensiamo a Trump o Bolsonaro, vediamo un sovranismo infarcito di temi nazional-capitalisti e di proposte alquanto originali, ma è pur vero che dalla loro parte hanno la forza del voto popolare, mentre contro di loro si sono schierati il il capitalismo finanziario e global. Ad ogni buon conto, va dato merito a Massimo Cacciari di aver richiamato l’attenzione sul ruolo e sul valore della politica, spronando i diversi attori ad un sussulto di dignità affinché il politico possa essere in grado di contrapporsi dialetticamente con il potere economico, di essere interlocutore dei potenti del mondo.

La conclusione di Cacciari, allora, è che se la democrazia sarà la scena del conflitto tra i valori dei politici demagoghi, con una concezione dell’istituto democratico basata su una sorta di divinazione del rapporto con i cittadini, la politica si tradurrà esclusivamente nella volontà di potenza del politico, che si arrogherà il diritto di decidere senza avere la conoscenza della realtà, senza tener alcun conto delle conseguenze del suo stesso agire. La lezione weberiana deve essere, quindi, attualizzata e fatta propria dal Politico, nell’immanenza di conoscere ed essere altamente competente, per confrontarsi e scontrarsi con scienza ed economia, all’interno di una democratica tensione della società, senza essere costretti nella gabbia d’acciaio capitalistica.

Infografica – Scheda del saggio “Il libro dello spirito”
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Nato a Milano nel 1980. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte come responsabile dell’Ufficio Legislativo di un Gruppo consiliare. Collaboratore parlamentare per circa un decennio, è stato responsabile della segreteria dell’Assessorato all’Ambiente, Difesa del Suolo e Protezione Civile della Regione Piemonte dal 2010 al 2014. E’ affascinato dai viaggi e dalla montagna, oltre che lettore appassionato di romanzi storici, manuali di filosofia e saggi di attualità.

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