I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

Affari cinesi in Papua Nuova Guinea

In Papua Nuova Guinea si trovano da sempre comunità di cinesi, già da prima della colonizzazione europea. Tuttavia, negli ultimi due decenni si sono registrati casi di pesante tensione da parte degli abitanti locali, sfociata anche in scontri e contestazioni al limite del pogrom: l’ultima volta nel 2019, quando i negozi dei cinesi vennero assaltati e saccheggiati. La Cina, comunque, prosegue imperterrita la sua politica commerciale di espansione in settori strategici, che esula dalle piccole attività dei suoi cittadini all’estero. Huawei ha appena introdotto sul mercato papuano il suo ultimo strumento per lo smart office, “IdeaHub”, tramite il suo distributore ufficiale “Telikom PNG” nelle isole dello Stato oceanico. Dopo più di dieci anni di presenza sul mercato locale, ora Huawei vuole portare le sue nuove tecnologie agli utilizzatori e alle aziende papuane e indirizzarli verso un futuro online e senza carta, come dichiarato da Jacky Xu, amministratore delegato di Huawei per Papua.

La Papua Nuova Guinea, ex colonia britannica ora membro del Commonwealth, è tuttora dilaniata da spinte secessioniste, iniziate subito dopo la sua dichiarazione di indipendenza nel 1975. In particolare resta ancora aperta la questione della Regione autonoma di Bougainville: il referendum del 2019 è stato un plebiscito a favore dell’indipendenza da Port Moresby, ma si trattava di una votazione solamente consultiva, quindi senza effetti diretti sulla legislazione. Nel suo messaggio di Natale, il primo dopo la sua elezione a settembre, il presidente di Bougainville Ishmael Toroama ha invitato i cittadini a prepararsi ad essere indipendenti prendendosi le proprie responsabilità ognuno al livello che gli compete: famiglia, “clan”, chiesa, lavoro. Toroama ha chiesto di mantenere intatto lo spirito dell’indipendenza perché essa non può essere solamente politica, ma è anzitutto economica e sociale. Il governo della Regione autonoma terrà conto della volontà popolare, che si è espressa con il 98% delle preferenze a favore dell’indipendenza, con iniziative in questo senso nel 2021, soprattutto a livello economico.

Curioso incidente presso il Ministero dell’Immigrazione e della Sicurezza frontaliera: il ministro Westly Nukundi ha dichiarato di essere stato letteralmente chiuso fuori dalla sua stanza dal capo dell’Ufficio migratorio in carica, Robert Kennedy. Quest’ultimo, prevedibilmente, ha negato l’accaduto, dando la colpa al ritardo nell’attivazione della carta di accesso fornita al Ministro. “Nukundi è il Ministro, come avrei potuto negargli l’ingresso nel suo stesso ufficio?” è stata la spiegazione di Kennedy. Tuttavia Nukundi insiste nell’affermare che l’increscioso incidente si è verificato più di una volta e che è dovuto a motivi politici. Ha inoltre etichettato come “inadatto” il comportamento del funzionario statale e ha detto che si tratta di un’esperienza “frustrante”.

Condividi questo post

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password