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Accordo con il Qatar, così l’estremismo arriva nei nostri banchi di scuola

Circa 600 mila euro, esattamente 196.165 euro all’anno per tre anni, è la somma che il governo del Qatar pagherà all’Italia secondo un accordo di cooperazione in materia di istruzione, università e ricerca scientifica, approvato ieri dal Senato. L’accordo, ratificato ieri e discusso in precedenza alla Camera dei deputati, era stato raggiunto il 16 aprile 2012, durante un incontro a Villa Pamphili a Roma, tra l’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa al-Thani, e l’ex primo ministro italiano, Mario Monti.

I partiti di destra hanno espresso riserve sul progetto di cooperazione con il regime del Qatar, noto per il suo sostegno al terrorismo e per la promozione dell’Islam radicale in Europa e nel mondo. Il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, ha respinto il disegno di legge, definendolo un atto di sottomissione. Il suo alleato della Lega Matteo Salvini ha invece votato a favore. Ferdinando Casini, che da sempre sostiene apertamente l’islam politico della Fratellanza Musulmana, ha descritto l’accordo come uno dei tanti, invitando l’opposizione a votare a favore, ma anche il partito di Silvio Berlusconi si è astenuto. Il progetto tuttavia è passato, grazie anche ai numerosi pellegrinaggi compiuti negli scorsi anni dai politici italiani, che hanno preferito i soldi dell’emiro agli interessi italiani.

L’accordo prevede la promozione di scambi e visite di esperti in tutti i settori dell’istruzione, nonché delegazioni di studenti e gruppi di scuole sportive; incoraggia lo svolgimento di mostre didattiche, scientifiche e tecniche presso le scuole locali e lo scambio di documenti e curricula elaborati dalle rispettive autorità scolastiche. Prevede inoltre che le Parti incoraggino la partecipazione a corsi di formazione congiunti per insegnanti, che dovranno essere concordati con gli opportuni scambi di informazioni. L’interferenza del Qatar nel sistema scolastico italiano avrà un campo aperto fin dai primi anni dell’educazione, dalle scuole dell’infanzia alla formazione tecnica e professionale, dalle università alla ricerca.

La natura e l’estensione dell’interferenza del Qatar nel sistema educativo italiano e l’influenza esercitata dal regime del Qatar attraverso il suo finanziamento di programmi, discorsi politici e propaganda, rappresentano un grande pericolo per il nostro Paese. Il regime del Qatar ha già realizzato una vasta influenza in Europa, finanziando gruppi religiosi, organizzazioni di attivisti, società calcistiche, agenzie di stampa, moschee e ora scuole, college e programmi di istruzione. La massiccia operazione di influenza si è anche impegnata in attività politiche a beneficio del Qatar, mentre inculca l’antisemitismo che continua a diffondersi nella società italiana e favorisce l’instabilità. Non è un caso che l’Italia resta schierata dalla parte dei Fratelli nei maggiori scenari internazionali, favorendo il dialogo o meglio il sostegno ai gruppi terroristici, piuttosto che combatterli. 

La Fratellanza non è un problema che riguarda solo il mondo arabo, dove la sua politica di menzogne è ben nota, ma al contrario trova oggi terreno fertile nelle nostre istituzioni, nei palazzi dei nostri comuni e da settembre nelle nostre scuole. La Fratellanza Musulmana è considerato un movimento terroristico dalla maggior parte dei Paesi arabi, tra cui Egitto, Oman, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Giordania, Bahrein, Siria, Tagikistan ed Uzbekistan, che per primi hanno compreso la pericolosità del gruppo. Come Daesh ed Al-Qaeda, i Fratelli mirano a creare uno Stato Islamico, ma agendo sotto copertura della politica. 

Falsifica la realtà dei fatti nei principali scenari di conflitto. In Libia, un paese strategico per Roma, il regime di Doha promuove una narrazione pro-Daesh e al-Qaeda che descrive questi gruppi come una legittima alternativa all’esercito libico di Khalifa Haftar. La famiglia reale del Qatar ha partecipato attivamente alla distruzione del Paese nordafricano e delle sue istituzioni, oscurando i crimini dei gruppi terroristici che sosteneva contro il Governo di Muammar Gheddafi. Recentemente, diverse organizzazioni americane per la promozione dei diritti umani hanno documentato e denunciato le interferenze del Qatar in occidente e nelle università americane. Il sanguinario regime della famiglia al-Thani è un grande sostenitore della Fratellanza Musulmana, compresa la sua ala palestinese Hamas e gruppi terroristici affiliati ad al-Qaeda, tra gli altri. Al-Jazeera, uno dei più influenti network di propaganda estremista di impronta islamista al mondo, è essenzialmente un braccio del governo del Qatar, che elargisce milioni di dollari ai suoi giornalisti ed influencers.

Grazie ai fondi del Qatar, l’Islam politico in Europa è in preoccupante espansione. “Se Dio vuole, conquisteremo Roma. Non con la spada, ma con la Dawa (propaganda)”, dice un precetto di Yusef al-Qaradawi, il leader spirituale dei Fratelli musulmani che predica dal Qatar su Al Jazeera. Negli ultimi anni, le associazioni islamiche hanno costruito decine di moschee e scuole coraniche con finanziamenti dal Qatar. Secondo il presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, l’imam di Firenze Izzedin Elzir, solo 25 milioni della ONG Qatar Charity sono bastati a costruire più di 43 moschee in Italia.

Con la ratifica di questo accordo, il Senato italiano consente al Qatar di rafforzare la sua immagine in Italia, sostenere le sue agende straniere nella regione, il suo coinvolgimento nelle crisi del Medio Oriente, le sue interferenze in Pakistan, oltre a coprire il suo sostegno alle organizzazioni terroristiche. Le idee estremiste si infiltreranno maggiormente nella società italiana. I professori, i cui stipendi, borse di studio o centri studio sono finanziati in parte dal Qatar sono già titubanti nel criticare i Fratelli musulmani. Molti sostengono che una sorta di tabù si sia sviluppato verso le critiche all’Islam politico e le sue posizioni politiche che il Governo italiano considera come linee rosse da non superare per paura di turbare il generoso donatore.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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