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Abdul Nasser al Qardash non era il nuovo numero uno del Daesh

Abdul Nasser al Qardash, arrestato dalle forze di sicurezza di Bagdad non sarebbe l’attuale successore di Abu Bakr al-Baghdadi, ucciso lo scorso ottobre durante un raid dalle forze statunitensi nel nord della Siria. A riferirlo è Robin Fleming, del Rojava information center, per il quale Qardash sarebbe «un titolo onorifico, che si riferisce ad una tribù santa alla quale in molti sostengono di appartenere per status. Il vero successore del leader del Califfato è Abdullah Qardash, non Abdul Nasser».

L’uomo finito in mano all’inteligence irachena, in realtà sarebbe stato arrestato dalle Sdf (Forze democratiche siriane) lo scorso anno a Baghouz, l’ultima enclave in mano ai militanti dell’Isis nell’est della Siria riconquistata dalla coalizione anti Daesh. A tracciare un ritratto di Abdul Nasser Qardash, il cui vero nome è Taha Abdel-Rahim Abdullah Bakr Al-Ghassani, e a chiarire che non si tratta del successore di Al Baghadadi, è Hasan Ivanian massimo esperto siriano di Islam radicale. «Era un alto funzionario del gruppo jihadista e candidato a prendere il posto del leader del Califfato alla guida dello Stato islamico, ma non è il suo successore, malgrado l’annuncio dell’intelligence irachena. Qardash, un turkmeno nativo dell’Iraq, è stato a capo del comitato incaricato dall’Isis e ha lavorato con l’organizzazione come comandante al tempo di Abu Musab al-Zarqawi, ex leader di al-Qaeda in Iraq. E’ lui che ha guidato gli scontri ad al-Baghuz. Nato nel 1967 a Tal Afar, viveva a Mosul, nel quartiere Mushairefah. Nel 2007 si è unito ad al-Qaeda nella provincia di Ninive, una delle più famose città antiche sulla riva sinistra del Tigri, e durante il suo mandato ha effettuato una serie di operazioni terroristiche- prosegue Hasan- che hanno preso di mira le forze e i cittadini iracheni. All’inizio del 2010 per ordine di Abu Omar Al-Baghdadi, gli è stato assegnato il ruolo di governatore degli Stati del Nord (le province a sud di Mosul, la stessa Mosul e Kirkuk)».

Alla fine del 2011, l’incontro con Abu Bakr Al-Baghdadi alla periferia di Baghdad. Lì, l’ex numero uno del Daesh lo incorona emiro della Produzione e dello sviluppo. Successivamente, secondo quanto racconta Hasan, fu incaricato sempre da Al-Baghdadi di recarsi in Siria per mettere su fabbriche di armi, esplosivi e silenziatori per rifornire le milizie. «In territorio siriano incontrò Al-Baghdadi più di cento volte – aggiunge-. Dopo la scissione dell’organizzazione e la divisione del fronte al-Nusra dallo Stato islamico nel 2013, Qardash è stato nominato governatore orientale di Hasaka, Deir Ezzor e Raqqa. Successivamente, sempre per ordine del capo, Al Baghdadi, ha ricoperto la carica di governatore di Al-Baraka (così lo Stato islamico dell’Iraq e il Levante aveva chiamato il governatorato di al-Hasakah nel nord-est della Siria, ndr) e, dopo l’annuncio della nascita del Califfato, fu nominato vice delegato del comitato di supervisione, poi capo del comitato, quindi vice del portavoce dell’Isis Abu Muhammad al-Adnani e capo del comitato incaricato». Dopo essere stato governatore di Al-Baraka, ricoprì un’altra carica all’interno del comitato di supervisione della complessa macchina amministrativa del gruppo jihadista. Stando sempre alle dichiarazioni di Hasan, sarebbe stato il primo supervisore della battaglia di Kobane e a lui sarebbe stato affidato il controllo degli attacchi sferrati contro le città di Palmyra, Aleppo, Damasco e Al-Bab, e un ruolo importante nei recenti eventi di Baghouz. Non a caso, la sua cattura da parte delle forze curde è avvenuta proprio in quell’area.

Sarebbe stato anche responsabile della produzione e del monitoraggio dell’iprite (noto anche come gas mostarda per il suo caratteristico odore), utilizzato per colpire le forze irachene nel Paese. Figura di primo piano nella maggior parte dei negoziati tra l’organizzazione, le fazioni e altri gruppi. In un’intervista rilasciata ai microfoni di al-Arabya, Abdul Nasser racconta la sua versione, prendendo le distanze da Al Baghdadi, sostenendo che l’ex Califfo fosse una persona ingiusta e non in grado di gestire durante la sua guida le frammentazioni interne all’organizzazione tra i vari membri attivi in Iraq e in altri Paesi. Strumentipolitici.it ha chiesto all’esperto di islamismo radicale, Hasan, come fosse venuto a conoscenza dei particolari che riguardano la figura dell’uomo catturato dalle forze irachene e che ora rischia la pena di morte per aver fatto parte del gruppo terroristico. «A parte gli studi approfonditi in materia di estremismo islamico – spiega – negli ultimi dieci anni i nostri discorsi quotidiani vertono sulla guerra e sui diversi gruppi e fazioni che continuano ad alimentarla».

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Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

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