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Scuola, la denuncia del deputato Laura Cavandoli: “un milione di studenti esclusi dalle scuole, 12mila scuole paritarie dimenticate dal Governo. Precari abbandonati”.

Anche oggi continuano le proteste delle opposizioni per le politiche adottate dal Governo Conte e dal ministro all’Istruzione Lucia Azzolina. “Da settembre circa un milione di studenti saranno esclusi dalle scuole per permettere il distanziamento sociale deciso dal Governo. E’ il 15% del totale, ma nelle città la percentuale sarà molto più alta. Nessuno spiega come sarà garantito il loro diritto all’istruzione. Il ministro Azzolina dovrà trovare edifici per ospitarli, docenti per educarli e personale per gestire le strutture temporanee in questa fase post emergenza. Inoltre, ci sono 12 mila scuole paritarie dimenticate e discriminate per ideologia o per mera sciatteria dall’esecutivo, anche se ogni anno garantiscono un risparmio per lo Stato di oltre 4 miliardi, che si trovano in crisi economica a causa del lockdown”. Sono queste alcune delle denunce che la deputata della Lega Laura Cavandoli ha esternato proprio oggi in una nota stampa. Approfondiamo con lei il tema del DL Scuola e delle travagliate linee guida adottate per la ripartenza di settembre del sistema scolastico italiano.

Infografica – Biografia dell’intervistata Laura Cavandoli

– Lei è intervenuta criticando duramente il DL SCUOLA. Avete anche esposto uno striscione contro il ministro durante la discussione fiume avvenuta in Aula. Quali criticità avete riscontrato?

– Durante l’emergenza Covid-19 la scuola è stato l’ambito più trascurato dal Governo. Era giusto intervenire con un decreto legge per “salvare” l’anno scolastico, regolamentare gli esami finali e quelli di Stato per le professioni così come prevedere il possibile rientro a scuola, ma tutto ciò è stato fatto malamente e sempre in costante ritardo. Per esempio, in certe regioni la scuola è chiusa dal 24 febbraio e il decreto è solo dell’8 aprile e poi il ritardo nella conversione in legge solo dopo la decisione di non riaprire più le scuole per l’anno scolastico 2019/2020 e nessuna indicazione per la riapertura di settembre.

Nel testo, poi, non si considerano in modo sufficiente le scuole private e paritarie frequentate da oltre 800 mila bimbi e ragazzi, mancano indicazioni per una vera regolarizzazione dei precari e quindi per il completamento dei quadri di insegnamento e solo finte semplificazioni per l’edilizia scolastica con responsabilità a carico degli enti locali ma senza un congruo apporto economico, arrivato solo successivamente con il decreto rilancio ma solo per 30 milioni dei 331 (che sono già pochi) stanziati per la scuola.

– Come centrodestra avevate presentato emendamenti al riguardo di questo decreto? E se sì, quali?

– In Commissione Cultura la Lega presentò oltre 120 emendamenti ma, come è noto, alla Camera il testo della legge di conversione è arrivato blindato solo 5 giorni prima della scadenza.

Quindi era scontato che sarebbero stati tutti bocciati, ma noi abbiamo comunque provato a “fare ragionare” il Governo nella speranza che le nostre richieste fossero almeno valutate al fine di poterle inserire nella conversione del decreto rilancio (ancora in sede referente alla Commissione Bilancio sempre a Montecitorio). 
Quindi le nostre proposte sulla regolamentazione dell’esame di maturità, i fondi per le paritarie, l’anticipazione dei concorsi per stabilizzazione dei precari, l’aumento dei posti da coprire in modo che a settembre le scuole abbiano tutti i posti coperti non sono stati approvati.

In aula il Governo ha chiesto il voto di fiducia e pertanto gli emendamenti sono stati tutti superati, ci è rimasta la possibilità di presentare gli “ordini del giorno” che hanno un valore molto limitato essendo una richiesta al Governo di impegnarsi a realizzarne il contenuto in un successivo provvedimento ma, essendo pendente l’esame del decreto rilancio, era una valida occasione per spiegare al Governo e alla maggioranza quanto proponevamo e pertanto abbiamo utilizzato al meglio il tempo che il regolamento ci metteva a disposizione. Quindi nessuna opposizione ostruzionistica ma di contenuto e propositiva.

– È normale ricorrere al voto di fiducia su un argomento come quello della Scuola?

– In realtà per questo Governo è normale il voto di fiducia: abbiamo superato i 20 voti di fiducia tra Camera e Senato e credo che anche nella prossima settimana ce ne sarà un’altra…

Ricordiamo che oltre 15 milioni di italiani tra ragazzi, insegnanti, assistenti, tecnici e le loro famiglia sono interessati dalla realtà scolastica ed universitaria, si tratta di almeno un quarto della popolazione italiana: a mio parere forse il voto di fiducia poteva anche starci ma prima bisognava ascoltare tutte le componenti interessate e spiegare con giudizio le scelte fatte in base alle richieste e proposte ricevute. Il Governo invece ha fatto “muro” per difendere un testo che alla fine non piace a nessuno.

– Come immaginate il mondo della scuola se governaste voi?

– Come ho detto, oltre quarto della popolazione nazionale deve rapportarsi con scuola e/o università non è quindi possibile ignorare le continue evoluzioni sociali, il mutamento del ruolo della scuola, il rapporto con il mondo del lavoro e l’evoluzione tecnologica che deve essere accolta e sviluppata all’interno delle scuole, senza dimenticare tutte le istituzioni che devono essere coinvolte anche perché si tratta della formazione dei cittadini di domani.

Mi permetto di sottolineare che finalmente a settembre tornerà nelle aule fin dalla scuola materna l’insegnamento dell’educazione civica, una proposta della Lega (bloccato dal ministro Fioramonti per l’anno 2019/2020). È evidente che tutti i protagonisti del mondo scolastico devono essere coinvolti, la scuola deve essere più vicina agli studenti, agli insegnanti e alle istituzioni. Ricordo che il Ministro Bussetti la scorsa estate riuscì a trovare un accordo per le assunzioni e regolarizzazione dei precari in modo da assicurare copertura dei posti ma soprattutto competenza e capacità: la scuola svolge un compito fondamentale nella crescita e formazione delle persone e i nostri ragazzi meritano il meglio.

Oggi, invece, stiamo ancora pensando come si entrerà in classe a settembre, sempre se i ragazzi potranno rientrare in classe perché fa preoccupare l’aberrante dichiarazione del ministro Azzolina di ieri: “il 15% degli studenti devo portarli fuori dagli istituti se devo rispettare il distanziamento di un metro”, chissà dove li porterà!

– Ancora una volta i diritti dei precari della scuola sono passati in second’ordine. La Lega era a favore del concorso per titoli vista l’emergenza sanitaria?

– Nei passaggi parlamentari di questo decreto la grande battaglia della Lega era quella di fare un concorso per titoli e per servizio rivolto ai precari della scuola. Inizialmente anche alcune forze di maggioranza erano d’accordo, penso a LEU e Italia Viva ma poi hanno rivisto la loro posizione.

– Secondo lei perché il ministro non ha voluto un confronto franco con Regioni e sindacati sul DL scuola?

Questo bisogna chiederlo a lei! A mio parere ciò che non deve mai mancare è il rispetto istituzionale: ho già ricordato il continuo rapporto con Regioni e sindacati che aveva instaurato l’ex Ministro Bussetti, ovviamente non sempre idilliaco. Ma oggi senza l’intermediazione di Conte la Azzolina, citando lo striscione esposto in aula a Montecitorio sarebbe “bocciata” anche da loro!

– La teledidattica soppianterà le lezioni in Aula?

Personalmente credo la teledidattica sia un’opportunità in più per la scuola e per gli studenti, dal momento che smart work e meeting in teleconferenza fanno ormai parte della quotidianità del mondo del lavoro.

È chiaro che non ci può essere improvvisazione, che va colmato il digital gap per cui tutti gli studenti devono essere dotati di strumenti adatti, così come deve esserci una rete di telecomunicazione sufficiente in tutto il territorio e poi l’insegnamento a distanza non è possibile per tutti gli studenti e per tutte le materie. Il tutto va coordinato con competenza e capacità adattata allo strumento tecnologico utilizzato: la didattica a distanza non deve risolversi nella videotrasmissione di una lezione frontale!

– Le linee guida anticovid per la riapertura a settembre della scuola prevedono importanti interventi di edilizia e messa in sicurezza. Secondo voi sarà possibile ultimarli in tempo? E soprattutto sono sufficienti le risorse? 

Ho già anticipato che le risorse non sono sufficienti e le nuove norme di accelerazione delle procedure previste dal decreto Azzolina  non sono state coniugate dalla necessaria dotazione economica che è arrivata solo in minima parte con il decreto rilancio.

Come ho detto in uno dei miei interventi in aula: questo Governo sta aumentando il debito pubblico per cercare di fronteggiare la crisi economica generata dal coronavirus (e lo sta facendo male) ma questi soldi dovranno essere restituiti e lo dovranno fare i nostri ragazzi, i nostri figli, quindi sarebbe doveroso più che opportuno utilizzare questi fondi per investire sull’edilizia scolastica e sulla didattica formativa e innovativa, oltreché su assunzioni, sicurezza e sanificazione, perché questi ragazzi devono diventare protagonisti del mondo del lavoro dando il loro contributo per far crescere il nostro Paese in questo momento più che mai prima


– Le scuole paritarie rischiano di saltare, idem centinaia di private. Il centrodestra ha intenzione di chiederne conto al Governo?

Sulle scuole private e paritarie la Lega ha battagliato parecchio in aula e in commissione durante la sede referente del decreto ancora adesso continuiamo a chiedere che vengano prese in considerazione con dotazioni economiche sufficienti nel Decreto rilancio. Per il momento abbiamo ottenuto l’accantonamento dei relativi emendamenti, ma il Movimento 5 stelle continua a fare “muro” escludendo ulteriori contributi alle scuole private e paritarie che ospitano oltre 800 mila studenti.

C’è il concreto rischio che le scuole paritarie chiudano, che molti loro studenti si riversino nelle scuole pubbliche non avendo più molte famiglie la possibilità economica di pagare quegli studi. Ciò significa aumento della disoccupazione tra il personale scolastico e soprattutto verrà a mancare per migliaia di ragazzi il diritto all’istruzione perché non si sa dove potranno riversarsi questi studenti essendo già insufficienti gli spazi attuali.

Quindi il Movimento 5 Stelle continuando con questa totale chiusura verso gli istituti privati e paritari non fa altro che rifiutare l’istruzione a migliaia di ragazzi o creare altre “classi pollaio” che tanto critica la ministra Azzolina e che ancora una volta dimostra di non conoscere nulla del mondo della scuola.

– Non sarebbe forse il caso di parlare di fondi europei anche per le scuole?

– In realtà esistono già fondi europei per la scuola, il Fondo Sociale Europeo finanzia sia la didattica che i percorsi formativi per avvicinare i ragazzi alla scuola e limitare l’abbandono scolastico.

Inoltre, ci sono i fondi europei di sviluppo regionale e i fondi per gli interventi strutturali che possono essere spesso utilizzati per l’edilizia scolastica. Ricordiamoci che i fondi europei nascono dalla contribuzione dei singoli Stati e che quindi l’Unione Europea ne decide la destinazione mettendo vincoli e condizioni. Se la sua domanda era rivolta a chiedermi se fossi d’accordo a dare più potere all’Europa, le rispondo che io credo che, nonostante tutto, il nostro sistema scolastico sia il più avanzato d’Europa, per cui se dobbiamo dare ulteriori competenze all’Unione Europea per subirne dictat o condizioni volti a ridimensionare la nostra eccellenza scolastica… be’ ovviamente no!

Piuttosto possiamo ambire a un miglioramento costante del sistema scolastico valorizzando l’autonomia regionale, instaurando una specie di “concorrenza” tra regioni volte a realizzare best practices da estendere nelle regioni ove non è possibile sperimentare.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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